Intervista ad Alessandro Bastasi

Intervista allo scrittore Alessandro Bastasi

Nome: Alessandro
Cognome: Bastasi
Regione di residenza: Lombardia
Email: sandro.bastasi@gmail.com

Intervista (gennaio 2009) 

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Io nella vita ho fatto un po’ di tutto, a parte il lavoro, ovviamente: ho fatto l’attore (e saltuariamente lo faccio ancora, soprattutto con dei film-maker indipendenti amici miei), ho fatto il cronista teatrale, e, appunto, ho scritto racconti vari e un romanzo. L’approccio al mondo della scrittura mi è venuto quasi naturale, essendo così forte in me la passione per l’espressione artistica. Dirò di più, a volte sento una tensione interna fortissima quando ho un tema che mi sta a cuore, che mi occupa la mente continuamente, che voglio approfondire, capire. Allora il modo migliore per me è scrivere una storia che attraversi questo tema in profondità, e così anch’io mi chiarisco le idee, faccio qualche passo avanti. Altre volte la pulsione è inconscia, e capisco solo alla fine perché ho scritto una certa cosa e perché l’ho scritta in quel modo. Una sorta di autoterapia.

Il problema è il tempo che mi manca, avendo un lavoro che mi impegna molto, che però è quello che mi dà da vivere …

 

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Liceo scientifico, poi laurea in fisica.

 

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Ho iniziato a scrivere racconti attorno ai vent’anni, su suggestione dei libri che leggevo, e sulla voglia di raccontare storie.

 

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Per me scrivere vuol dire essere curioso, ricercare, scavare nella psiche, nelle relazioni tra gli essere umani, nei risvolti sociali (e anche politici) di queste relazioni. E’ un modo per costringermi a riflettere a fondo sulla condizione umana, e a condividere con altri le mie domande, le mie riflessioni.

 

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Cecità di Saramago (il libro che mi ha fatto scoprire questo autore), Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, Divorzio tardivo di Abraham Yehoshua, il Bhagavad Gita.

 

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) I libri scritti dai personaggi della televisione, in primis quelli di Bruno Vespa e di Emilio Fede.

 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) La porta di Magda Szabò

 

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Non me lo ricordo

 

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Visti i temi che tratto, vorrei dire che le cose che scrivo non hanno relazioni particolari con la mia terra, anche se in questo periodo sto scrivendo, riadattando un mio vecchio racconto, un romanzo ambientato negli anni ’50 nella mia terra d’origine, il Veneto, anzi, in particolare, nella provincia di Treviso.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Mi piace la ricchezza delle proposte, non mi piace il fatto che una piccola percentuale di grandi case editrici abbia il monopolio di quello che i lettori italiani possano leggere o non leggere.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Mi piace la spinta alla partecipazione che uno strumento come Internet consente di attuare, strumento che io vivo innanzi tutto come possibilità di interazione, di aggregazione anche culturale, di diffusione di iniziative e di conoscenza a livello planetario – strumento che può, se ben utilizzato, portare a un arricchimento culturale inimmaginabile nei decenni passati. Questo sito che mi ospita ne è un esempio. Non mi piace  invece l’appiattimento che la televisione generalista, con tutta la sua gamma di offerte di basso profilo, induce nella mente delle persone. Non mi piace il cattivo gusto, la banalizzazione, la proposta di libelli, spettacoli e film senza spessore che hanno tanto successo solo perché spinti dalla forza mediatica della televisione, anche se internet può diventare un interessante antidoto a tutto ciò. Inoltre non mi piace l’imperare di libri sempre più minimalisti, a scapito di romanzi che affrontino argomenti importanti per la vita delle persone. Ma questo purtroppo è un tratto comune del panorama culturale di oggi, fatte le dovute eccezioni. Anche il cinema italiano ne è un esempio.

 

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Faticosamente. Ho proposto il romanzo ad alcune delle principali case editrici, ma senza successo. Poi l’ho proposto a piccole case editrici, che mi hanno risposto con molti encomii per il mio lavoro, ma richiedendo un contributo economico non indifferente per la pubblicazione. Ho allora pubblicato autonomamente il libro tramite il sito Lulu.com, finché la casa editrice 0111 Edizioni me ne ha proposto la pubblicazione nella collana “Selezione” senza spese da parte mia. Ed eccoci qua.

 

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Otto e mezzo di Fellini

 

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Imagine di John Lennon

 

 

approfondimento NARRATIVA

 

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No

 

D) Ritiene siano utili?

R) Non lo so, forse sì, soprattutto per “carpire” i trucchi del mestiere, vale a dire le tecniche per costruire una storia, per delineare i personaggi, per strutturare adeguatamente i dialoghi.

 

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Costruire una struttura narrativa che stia in piedi, che sia coinvolgente, che costringa il lettore a dover continuare la lettura fino alla fine.

 

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Scrivo su computer, quando posso e come posso, tenendo conto del tempo che devo dedicare al lavoro, alla famiglia, alle relazioni. Scrivo in solitudine, senza riti particolari, se non annotarmi prima – quando capita – su qualunque pezzo di carta idee, soluzioni narrative, abbozzo di personaggi

 

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) “La fossa comune” è nato dalla mia esperienza in Russia tra il 1990 e il 1993, dove mi trovavo per motivi di lavoro. In quell’occasione ho assistito in prima persona, come testimone oculare, agli avvenimenti politici e sociali che hanno portato la Russia dall’URSS all’era di Eltzin e della caduta del comunismo. Inizialmente prendevo nota di quello che accadeva, senza uno scopo particolare, forse per farne poi degli articoli, o una cronaca. A poco a poco è nata però l’idea di raccontare questa realtà calando all’interno di essa un personaggio con caratteristiche definite e riconoscibili – un italiano, che avesse vissuto il ‘68 e che non fosse riuscito mai ad analizzare pienamente dentro di sé le speranze che quell’esperienza gli aveva fatto intravedere e le delusioni che ne sono seguite – e di immaginare quale potesse essere la sua reazione di fronte a quello che stava avvenendo in Russia in quel momento. Di qui il romanzo.

 

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Raccontare delle storie per me significa descrivere la realtà come la vedo io, sul piano umano, sociale, politico. Nelle cose che scrivo c’è (quasi) sempre una domanda: perché quel personaggio si comporta così? Perché sono successi quegli avvenimenti? Quali sono le interazioni umane tra i personaggi? Qual è il contesto sociale e la sua influenza sul personaggio e sugli avvenimenti? Parto quindi da un tema che voglio affrontare, e attorno a questo costruisco una storia. Così avviene per i miei racconti, così è avvenuto per “La fossa comune”.

 

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Cimentarmi con il racconto è sicuramente più facile, ma, dopo questa prima esperienza, preferisco il respiro più ampio del romanzo.

 

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto è un frammento di realtà, il romanzo è completo in termini di visione. Non è detto però che un insieme organico di frammenti non dia una visione completa e articolata, vedi i Quarantanove racconti di Hemingway.

 

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Il titolo doveva racchiudere in sé il senso del romanzo. La vita del protagonista procede come un insieme di “happening”, diritto verso la “fossa comune” in cui finiscono in maniera indifferenziata non solo dei corpi fisici ma anche schemi ideologici ormai defunti. La scelta era quindi tra un qualcosa come “Happening” e “La fossa comune” a seconda che avessi privilegiato un aspetto o l’altro del romanzo. Alla fine ho optato per quello che mi sembrava più significativo.

 

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Circa un anno e mezzo.

 

D) Ha vinto premi letterari?

R) Non ho mai partecipato, quindi non ho mai vinto.

 

D) Crede nei premi letterari?

R) Non molto.

 

Ha altri progetti in cantiere?

R) Prendendo spunto da un mio racconto lungo, Il muretto, sto scrivendo un nuovo romanzo. E’ambientato negli anni ’50 in un paese della provincia di Treviso. Si tratta di un insieme di storie parallele di un gruppo di bambini, storie che si intrecciano tra di loro, e attraverso gli occhi di questi bambini cercherò di raccontare il tessuto sociale di quell’epoca e di quel territorio, che negli anni successivi ha visto un’evoluzione molto caratteristica e significativa

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