<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Libri e scrittori&#187; Riflessioni</title> <atom:link href="http://www.libriescrittori.com/articoli/riflessioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.libriescrittori.com</link> <description>Il portale per chi ama scrivere e...leggere</description> <lastBuildDate>Mon, 23 Jan 2012 07:47:37 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Edoardo Memoli, Domenica mattina</title><link>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-domenica-mattina/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-domenica-mattina/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:59:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Tommaso Maria Lovato</dc:creator> <category><![CDATA[Autori]]></category> <category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category> <category><![CDATA[Inediti]]></category> <category><![CDATA[Redazione]]></category> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/?p=4516</guid> <description><![CDATA[DOMENICA MATTINA Mi sembra il momento opportuno per liberare i miei pensieri nella scrittura, è da quando sono seduto nella mia auto che ci penso. Finalmente ho iniziato a scrivere qualcosa, non so se sarò costante, se vi piaceranno le mie idee, il mio modo di scrivere o se le mie parole vi regaleranno emozioni. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<pre>DOMENICA MATTINA

Mi sembra il momento opportuno per liberare i miei pensieri nella scrittura, è da quando sono
seduto nella mia auto che ci penso. Finalmente ho iniziato a scrivere qualcosa, non so se sarò
costante, se vi piaceranno le mie idee, il mio modo di scrivere o se le mie parole vi regaleranno
emozioni. L’importante che io abbia cominciato a fare una cosa che voglio veramente. Senza
programmarla, senza anticipi e ne scadenze, senza pensarci troppo, senza avere continuamente mille
dubbi prima di prendere una decisione; importante o no che sia.
A volte bisognerebbe agire più istintivamente, altrimenti si rischia di impazzire.
Sono le sei e cinquanta minuti di questa calda domenica. Non avrei mai creduto di stare così
bene svegliandomi presto. Questa mattina mi sono alzato perché avevo un impegno, ma è brutto
chiamarlo impegno, sembra un termine troppo professionale, che si associa spesso a quelle cose
che devi fare ma che preferiresti essere altrove. Come andare a ritirare gli esiti degli esami del
sangue, subendo file infernali. Oppure a ritirare la tessera elettorale in comune. Dove quando chiedi
informazioni ti guardano come se avessi interrotto la loro tranquillità e gli avessi chiesto di andare
sulla luna.
Insomma mi piace dire che questa mattina avevo una promessa da mantenere. Barbara doveva
prendere il volo delle sette e trenta diretto a Milano e poi destinante a Bombay-India. E io
semplicemente le dissi che l’avrei accompagnata in aeroporto, lo so, per alcuni non è nient’altro che
un passaggio, ma per me era importante. Mi piace pensare di averla aiutata, anche minimamente
in una piccola parte di questo suo viaggio. E poi era tutto quello che potevo fare, avrei fatto di più
ma per il resto ci pensano gli addetti agli sportelli, alle dogane e i piloti. Se ci fosse stato bisogno
di spingere l’aereo perché non partisse, l’avrei fatto! Non crediate che sia così egoista e maleducato
da non presentarvi questa Barbara, ma occorrono molte più pagine bianche da riempire con i suoi
profumi, i suoi sguardi e le sue risate. Quando sarà ora, verrà il momento di parlare anche di lei, non
mi farò certo scappare l’occasione. Questo viaggio per lei significava molto, la causa era per lavoro.
Credo che se non lavori almeno per qualche soddisfazione è meglio che ti licenzi subito. Lo so
che non è facile scegliere nella vita. Ma se non scegliamo noi la vita che vogliamo fare, lei non ti
aspetterà a lungo. Un bel giorno guardandosi indietro sarebbe bello non avere rimpianti.
Anche lei era contenta di partire, ma allo stesso tempo mi disse che non avrebbe voluto farlo. Anche
se sarebbe stata via pochi giorni le sarebbero mancate molte cose di qua, il suo letto, il suo bagno
privato, i suoi gatti. Le sue abitudini rimanevano a casa, non sarebbero partite con lei.
Stamani alle cinque suonò la sveglia del cellulare, mi alzai sbadigliando ripetutamente quattro volte
e dopo aver caricato l’auto, insieme alla mia viaggiatrice, andammo in direzione dell’aeroporto di
Bologna. Non mi ricordavo più la calma che c’è nelle strade di provincia così presto, a volte non
incontri neanche una macchina e anche se passa qualcuno tutto è contornato da una strana luce che
rende molto meno squallida una strada costruita con catrame e cemento. Tutto dormiva ancora.
Finestre chiuse, tapparelle serrate, negozi spenti con vetrine immobili. Semafori lampeggianti, ai
lati di essi alberi in fase di risveglio. Si poteva quasi toccare quella luce che regala serenità a tutto.
Le mie ruote scorrevano con rapidità attraverso questo incanto. E’ buffo se si pensa a queste ore,
dove tutto è deserto e incantato, e invece ci alziamo tutti alle sette per andare al lavoro, e alle sette
e mezza per la strada ci sono auto da tutte le angolazioni, code infinite a semafori ancori lenti che
vogliono dormire ma che devono lavorare per noi. Grossi autobus di linea che caricano e scaricano
persone di fretta, clacson sempre più insistenti su gente sempre più rincoglionita e assonnata.
Scooter che sfrecciano come in uno slaloon gigante tra le macchine. Te sei in auto e vorresti non
esserti mai alzato dal letto che sarà sempre lì ad aspettarti tra le mura del tuo nascondiglio, dove
vorresti rifugiarti in questi attimi. Anch’io trovo spesso questo traffico alla mattina. Osservo tutte
le persone che incontro e hanno tutte la stessa espressione, fissa nel vuoto come se non stessero
vivendo. Come se la solita routine le abbia ipnotizzate e rubato un po’ di anima. Quante volte ho
pensato di non svoltare al solito incrocio per andare al lavoro, ma di proseguire fino chissà dove.
Per non seguire il gregge, per agire appunto istintivamente.

In quella mia domenica così insolita ci fermammo con calma a fare colazione, senza problemi di
parcheggio, avrei potuto lasciare la macchina al centro della carreggiata che qualsiasi altra auto,
anche lei coinvolta dalla pace di questa alba, l’avrebbe evitata. Il bar del paese era aperto e come al
solito non possiamo non prendere un buon cappuccino con un inseparabile pasta“salata” la quale
combinazione è perfetta. Anche dentro al bar non c’era quasi nessuno, forse qualche pescatore,
come un tempo lo era anche mio padre, che prendeva un caffé prima di dirigersi verso qualche
laghetto o macero. Ricordo che all’età di cinque, sei e anche sette anni il mio “vecchio”mi portava
a pescare con lui, ma io non prestavo molta attenzione alla pesca, pensavo solo a essere un ninja tra
le erbe alte incolte del fiume. Giocavo con rami per immaginare una spada, con sassi per lanciare
bombe o per provare a farli rimbalzare sul pelo dell’acqua. Al punto che mio padre, dopo ripetuti
richiami per far si che non spaventassi i pesci, avrebbe voluto legarmi a qualche albero. Dopo un
paio d’ore che i suoi risultati erano solo qualche schiccione e magari una gobba, diceva con me:-
Dai forza andiamo a casa che mi hai già rotto il cazzo!- e io lo aiutavo a ricaricare la macchina
tutto fiero di essere stato a pescare. Ma non si è mai arrabbiato sul serio. Una volta ricordo che
stavo pescando anch’io, e mentre tiravo fuori dall’acqua il mio primo pesce, quest’ultimo ci lavò
spruzzandosi le uova. Stranito guardai mio padre che rideva come un matto e io ero felice di vederlo
sorridere. Non capivo cosa fosse successo ma ero contento dell’immagine che si era creata. Padre e
figlio nella merda fino al collo!
Dentro al bar era bello vedere le vetrine dei banconi ancora vuote che si riempivano delicatamente
con panini, piadine e delizie da vendere per i clienti di tutta la giornata, mi dava l’impressione di
essere fortunato a vedere questi comportamenti, questi posti che solitamente vedo mille volte, ma
sempre negli stessi orari. Essere lì mi dava serenità. Dopo aver pagato, il cappuccino riscuoteva già
il suo successo… Non è possibile che tutte le vote che faccio colazione al bar debba correre subito
in un bagno. E’ una cosa automatica: cappuccino, pasta, sigaretta, bagno.
Arrivammo all’aeroporto tramite la tangenziale anch’essa priva di traffico, si viaggiava
splendidamente senza preoccuparsi di possibili tamponamenti. Il sole nasceva sempre di più tra le
costruzioni della città. Parcheggiai ed entrammo con il bagaglio di Barbara nella mia mano, mentre
lei teneva tracollo la borsa con il portatile. Dopo pochi minuti ci salutammo, lei continuò la fila al
check-in con il suo collega di viaggio: un uomo sulla sessantina, calvo e con l’aria da brava e buona
persona. Pensando al suo collega mi rassicuravo un po’, almeno non faceva coppia con un giovane
rappresentante palestrato con occhiali da sole e camicia sbottonata. Come dicevo ci salutammo
fuori mentre l’altro trasfertista continuò la fila all’interno. Qualche bacio prima di risalire in
macchina, le ripetei di stare serena e che mi sarebbe mancata. Lei mi disse che gli sarei mancato
specialmente in quei pochi minuti prima di dormire, quando fuori è freddo e sotto le coperte ci
abbracciamo tutti e due rivolti dalla stessa parte sul fianco destro. In quei momenti dove le nostre
gambe si intersecano, la sua schiena si appoggia al mio petto, i nostri respiri suonano una musica
delicata. Anche mentre i suoi capelli, a dire la verità, mi fanno solletico toccandomi il naso è come
se uno scudo ci si formasse attorno, una barriera tra i nostri corpi dove non potrebbe mai entrare
niente e nessuno. Dove tutto l’oro del mondo non potrebbe comprarci quegli attimi di sicurezza e di
paradiso. L’intesa è perfetta siamo una cosa sola, è impressionante, due anime cosi vicine che si
addormenteranno con l’inconsapevolezza di quello che succederà domani. Non ci importa, basta
stare ancora un po’ qui sotto al caldo, basta stare ancora un po’ insieme. In quelle notti,
specialmente di domenica sera, quando finisce un’altra settimana il lunedì è già lì che ti aspetta.
Quando dovrai alzarti per buttarti in mezzo al traffico, tra la fretta e i ritardi di centinaia di persone
e sai che andando al lavoro non ti accorgerai dei colori degli alberi, del silenzio della natura, non ti
accorgerai del sole. In quelle notti il resto del mondo non conta, il nostro mondo è qui.
Tornai a casa per la stessa tangenziale e avrei voluto fermare il tempo. Avrei voluto quasi andare a
piedi per godermi quegli attimi, quella strada dove migliaia di auto transitano nelle ore di punta che
adesso era come un ricordo sbiadito in lontananza. Mentre l’asfalto scompariva al di sotto della mia
carrozzeria io avevo sempre più bisogno di un bagno.
Decisi di distrarmi buttandomi addosso una canzone. Quale gruppo così malinconico e struggente

avrei potuto scegliere. Perfino in una mattina dove la mia metà era quasi su un aereo a percorrere
infiniti chilometri. Ovviamente i Pink Floyd. Il pezzo mi sembra che si chiami “Nobody Home” dal
famoso album “The Wall”. La voce calda e intensa mi percorreva lungo la schiena e il suono del
pianoforte mi trapassava il cuore. Mentre la mia mente riguardava i pochi attimi trascorsi insieme
a lei, avrei voluto tornare indietro, per darle ancora un bacio, e poi un altro, e un altro lungo il
collo. Per ubriacarmi del profumo della sua pelle. Guardarla negli occhi e sorriderle. Mi avvicinavo
sempre di più al mio paese e pensavo a tutta la gente che dormiva ancora. Qualcuno che magari è
ancora in giro reduce da un sabato troppo pesante da digerire. Qualcuno che piange vicino ad un
telefono, a quelli soli nel proprio letto che vorrebbero cambiare vita. Magari c’era qualcuno dietro
a quei muri che aveva già aperto gli occhi e rimaneva lì, fissando la finestra un po’ aperta, per
osservare il dolce movimento degli alberi e sentire il vento sulla faccia.
Ricordo le domeniche mattine a casa dei miei genitori. Quando ancora frequentavo le elementari.
Verso le nove dormivo nel mio grande letto. Ero lì, illuminato dalla luce esterna. Intanto il profumo
del caffèlatte saliva le scale e mi entrava nelle narici, riconoscevo il rumore del cucchiaio grande
che rompeva i biscotti insieme al pane fresco. I passi costanti di mia madre mi raggiungevano
in camera. Io facevo sempre finta di dormire, ma lo sapevo cosa mi aspettava. La mia colazione
stava arrivando. Mi sentivo meglio di un principe con una gigante zuppa di latte con cioccolato
in polvere, biscotti, fette biscottate e pane da godermi a letto guardando i cartoni animati in
televisione. Era bellissimo svegliarsi così, per me era il massimo. Chissà perché crescendo, molte
cose cambiano valore o gli interessi si spostano sempre altrove.
Arrivai nella mia dimora di provincia. Dopo aver tenuto una breve riunione con la mia colazione,
tra il lavandino e il bidé, tornai in sala. Apri la finestra e, dove prima piccole lame di luce
riflettevano sulle piastrelle del pavimento, un abbaglio di sole giunse fino al frigorifero. Mi
feci cadere sul divano. La quiete di quella mattina d’estate continuava, tagliata solamente
dalla “suoneria” di un gallo in lontananza e dal rumore delle auto in strada che piano piano
riprendevano il loro transito abituale. Mi addormentai come un bambino, con il vento caldo che
mi accarezzava il viso. In quelle piccolissime ore avevo provato delle vere emozioni. Solamente
accorgendomi di certe cose. Fu una mattina indimenticabile. Quello che penso e che tutto ci scorre
davanti, ma siamo troppo distratti dai nostri impegni, ci costruiamo muri altissimi davanti agli
occhi. Non apprezziamo quello che abbiamo, dobbiamo sempre ricercare qualcosa in più. Non ci
accontentiamo.

18/06/2006
Edoardo Memoli</pre>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-domenica-mattina/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Edoardo Memoli, Lunedì</title><link>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-lunedi/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-lunedi/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:57:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Tommaso Maria Lovato</dc:creator> <category><![CDATA[Autori]]></category> <category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category> <category><![CDATA[Inediti]]></category> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/?p=4513</guid> <description><![CDATA[LUNEDI’ A Barbara, che la vita ti possa sorprendere continuamente… Alla Piera, la Pina e Rocco Al Nano, la kitty e Ciro A Frankie, Charlie e Max A Joe e Spino, che non cesserete mai di esistere… Qualche lunedì mi succede. Sono al lavoro ma la mia mente percorre Chilometri lontano da tutto. Lontano da [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<pre>LUNEDI’

A Barbara,
che la vita ti possa sorprendere continuamente…

Alla Piera, la Pina e Rocco
Al Nano, la kitty e Ciro
A Frankie, Charlie e Max
A Joe e Spino,
che non cesserete mai di esistere…

Qualche lunedì mi succede. Sono al lavoro ma la mia mente percorre Chilometri lontano da tutto.
Lontano da tutti.
Le attività diurne procedono nella solita routine ma c’è sempre quella malinconia di libertà. Quella
un po’ astratta. Non è facile descriverla. Ognuno al proprio esempio personale di libertà.
Spesso, ma non sempre, mi capita.
Sento una sensazione strana che mi avvolge e forse mi illude allo stesso tempo. La stessa
sensazione che una volta qualcuno disse si prova ascoltando la musica dei Doors. Quell’aria un
po’ carnevalesca e festosa che si scopre nei giri di basso e quell’atmosfera di sogni infranti che si
dissolve lentamente insieme al tramonto.
Ancora una volta l’epoca anticonformista mi si presenta davanti, quegli anni che non ho vissuto
ma che ho sempre ammirato dalla musica e dal cinema. Che cosa mi spinge verso quel maledetto
decennio? Quando le strade erano colme di persone ambiziose e c’era la consapevolezza collettiva
che qualcosa poteva cambiare. Stavano tutti cavalcando un’onda gigantesca e potente. E adesso,
a distanza di tanti anni puoi sederti sui tetti di questa jungla e con il tipo giusto di occhi vedere il
punto dove l’onda si è infranta ed è tornata indietro. Forse non so neanche di cosa parlo, siamo
nel duemilaundici e godo di tutta la tecnologia e servizi che mi offre il mio paese. Internet, mp3,
automobili, cibi precotti ed happy hours. Sarei davvero capace di rinunciare a tutto per inseguire i
miei invisibili ideali? Soppressi da un sistema ridicolo e frustrante, ma comodo.
Lavoro bene, ho una famiglia. Ultimamente ci districhiamo a fatica dagli ostacoli che piovono ma
resistiamo. Sopravviviamo.
Poi, in quei lunedì, chiudo gli occhi e sono alla guida del mio caravan arancione. Oppure verde
pisello, o arancione e bianco. Probabilmente verde pisello con le strisce viola!
Percorro strade non asfaltate attraverso la natura o costeggio l’Adriatico dall’autostrada del sole.
Vicino a me la donna della mia vita. Capace con un solo sguardo a cambiare i battiti del mio cuore.
Ovviamente i nostri animali e chissà, forse anche un bambino con la salopette di Jeans o una
bambina con… come si vestono le bambine...?! Comunque tutti insieme ad ascoltare il vento e un
po’ di Rock’n’Roll.
Ci fermiamo su una spiaggia isolata, assaporiamo ogni momento e guardiamo il mare. Poi pranzo,
sigaretta e via si riparte verso, verso, verso… non ci serve un verso. Non necessitiamo di una meta.
Abbiamo già tutto: quattro ruote, un motore, un’autoradio, un mini piano cottura e un frigorifero.
Il mare, il cielo, il profumo degli alberi, la strada, un po’ di sangue nelle vene e quella sensazione
che si prova quando si ascolta la musica dei Doors.
Questo è il mio sogno. Che sia per tutta la vita, per un anno, per un mese o una settimana. Questo è
il pensiero che spesso, ma non sempre, prende il sopravvento e mi fa quasi credere che sia possibile
vivere pensando solo a vivere. Viaggiare per il gusto di viaggiare. Fare musica per fare la Musica.
Camminare accarezzando luoghi silenziosi e incontaminati. Lontano da una società che ha spento

i sensi e non si preoccupa di recupare la verità, ma preferisce non guardare e improvvisare realtà
artificiali. Realtà più redditizie. Un mondo al passo con tutto ma non con i bisogni naturali e non al

passo con i miei sogni. Ma con le ali legate da cellofan marcato monopolio di stato non
possiamo volare. E io per primo non so neanche se sarei in grado di assecondare le mie fantasie.
Probabilmente lontano da casa mi assalirebbe un inaspettata fragilità e nudità. O magari no amore
mio. Forse tutto questo non è fantasia, forse è possibile respirare veramente la vita. Prenderti per
mano e iniziare a vivere per sempre con quella sensazione che si prova solo quando si ascolta la
musica dei Doors.

07 Febbraio 2011
Edoardo Memoli</pre>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-lunedi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Edoardo Memoli, Il segreto dell&#8217;umanità</title><link>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-il-segreto-dellumanita/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-il-segreto-dellumanita/#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:56:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Tommaso Maria Lovato</dc:creator> <category><![CDATA[Autori]]></category> <category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category> <category><![CDATA[Inediti]]></category> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/?p=4510</guid> <description><![CDATA[IL SEGRETO DELL’UMANITA’ L’uomo è stato creato dall’ignoto, da Dio, il caso. Il Bene ha realizzato la macchina perfetta evolvendola sempre più, provando di far ammirare all’uomo la terra in tutti i suoi colori e suoni, ad amare il vento, la vita. L’eterno rivale il Male, i cattivi pensieri, il Demonio, la parte oscura lugubre [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<pre>IL SEGRETO DELL’UMANITA’

L’uomo è stato creato dall’ignoto, da Dio, il caso.
Il Bene ha realizzato la macchina perfetta evolvendola sempre più, provando di far ammirare
all’uomo la terra in tutti i suoi colori e suoni, ad amare il vento, la vita.
L’eterno rivale il Male, i cattivi pensieri, il Demonio, la parte oscura lugubre che risiede in ognuno
di noi fa in modo che l’essere umano invecchi, si consumi negli anni. Proprio quando acquisisce
tutta l’esperienza che occorre per poter vivere una vita giusta, senza errori.
Alla fine che tutto sembra più nitido e quella insicurezza di vivere si dissolve sempre di più…
l’uomo invecchia. Gli viene negata la possibilità di mettere in pratica tutto quello che ha capito
in quasi un secolo di errori, rimpianti e speranze. Quando realizza il verso di come gira la giostra,
sapendo quali pedine si devono muovere prima e dopo; l’uomo si deteriora e muore.
Diventa un ebete, non più autosufficiente. Non in grado di tramandare l’esperienza e non più
in grado di vivere una vita che finalmente ha in mano. Quasi come se il segreto di tutta l’intera
esistenza venisse tolto all’ultimo momento, quando lo si comprende definitivamente. Troppo
importante per stare all’interno di una carcassa ormai alla fine.

L’uomo vive sempre più velocemente dell’esperienza che acquisisce.

Trovandosi sempre troppo vecchio per vivere i momenti e le scelte che finalmente saprebbe
come affrontare. Si ritrova impotente, con intrappolato dentro tutto il sapere di una vita che ora,
inutilizzabile, è solo da prendere e buttare via.

L’uomo muore.

Ma rinasce! Si.. rinasce in un’altra dimensione, pronto a vivere la seconda vita!
Si, è sicuramente così. C’è sempre una seconda possibilità.
A scuola bocciato. Ripeti l’anno.
Esame di guida non superato. Riprenoti il mese successivo.
Licenziato al lavoro. Ti assumono in un nuovo posto.
Matrimonio finito. Si fa un altro matrimonio.
C’è sempre una seconda volta. Così dopo la famosa Morte noi rivivremo per la seconda volta.
Sapendo di aver già vissuto una prima volta, conoscendo già tutto!
Adocchiando subito il bullo della scuola, non rubando mai più quella maledetta autoradio per
Natale.
Sposando subito la moglie giusta. …o non sposandosi affatto..!
Tutta la prima vita è servita a vedere, a sbagliare. Chi ha appreso di più e chi meno.
E ora sta nella gente non sprecare anche questa vita. Attenti che forse questa è l’ultima!
Il governo ovviamente se ne approffiterà lo so… Questa è la sua prima dimora Signor Memoli? Non
credo, ne aveva una anche nell’altra vita. Tasse raddoppiate!
Pensate: ti fermano con l’auto lungo la nazionale.
Signore, non le sembrava di andare un po’ forte, lei non sta capito vero?!
Ma agente non mi hanno mai fermato prima…
Silenzio! Forse in questa vita no, ma lei ha un paio di multe per eccesso di velocità nella vita
precedente. Lei è recidivo! Arrestatelo!
In questa nuova dimensione tutta l’umanità è alla sua seconda volta.
Tutti sanno cosa fare per non ricadere nelle stesse trappole in cui sono già incappati una volta.

Ma in questa vita tutto fa più male.

Ogni caduta, ogni volta che ti dicono No. ogni errore, ogni volta che la vita ti sfugge dalle mani. Fa
male, fa male due volte.

Edoardo Memoli
21/10/2010</pre>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/edoardo-memoli-il-segreto-dellumanita/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>inedito &#8211; Con amore, Filosofia Cap.2</title><link>http://www.libriescrittori.com/inedito-con-amore-filosofia-cap2/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/inedito-con-amore-filosofia-cap2/#comments</comments> <pubDate>Sat, 04 Apr 2009 11:20:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Strufaldi</dc:creator> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category> <category><![CDATA[Toscana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/libri/?p=997</guid> <description><![CDATA[Una mattina come molte. D'un tratto una visita inaspettata. Il dialogo tra l'autrice e la sua ospite verte tutto su un argomento: l'amore. L'autrice pensa che la sua ospite vada da sempre a braccetto con l'amore, anche quando non se ne accorgeva. Quest'ultima ne vuole le prove.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">“Tu sai chi è nato nel 1770 a Stoccarda?”</p><p class="MsoNormal">La guardai. Per un attimo rimasi in silenzio. Io e le date, non eravamo mai andate d’accordo. <span> </span>Poi lampo.</p><p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">“Hegel. Georg Wilhelm Friedrich Hegel.”</span></p><p class="MsoNormal">“Ha legato indissolubilmente realtà e ragione. Ha affermato che tutto ciò che è reale è razionale, e tutto ciò che è razionale è reale. I poche parole ha affermato che la realtà è essenzialmente ragione. Come puoi legare a quest uomo il sentimento emblema della follia?”<span id="more-997"></span></p><p class="MsoNormal">Sorrisi. Sembrava di essere a un’interrogazione, di quelle in cui non vuoi sbagliare, ma sembra che il professore faccia di tutto per farti cadere in fallo. Feci mente locale. Hegel. L’uomo della dialettica: tesi, antitesi, sintesi. Nella sua stessa dialettica io vedevo l’amore.</p><p class="MsoNormal">“Hegel lega il presente, la realtà, al suo passato. Ciò che siamo è il risultato senza dubbio di un lungo percorso. Che ruolo ha l’amore? L’amore è parte integrante della storia di ogni uomo. Nasciamo grazie all’amore che lega due persone, veniamo cresciuti da queste due ci amano e che impariamo ad amare. Facciamo esperienze, conosciamo individui su indivui, e tra questi, alcuni ci prendono il cuore. La verità è dunque per Hegel amore, perché essa è il risultato del processo storico. Analizzando ogni momento del passato, ragioniamo. Quindi ragione e realtà si legano indissolubilmente, come hai detto tu. Ma, incosciamente, Hegel ha legato amore e ragione, un duo che raramente va d’accordo, ma è proprio la ragione che ci serve per farci capire perché l’amore ci ha condotti a prendere una determinata scelta. E non è sempre semplice come pensiamo. Ma per questo Hegel ha creato il metodo dialettico. La prima fase viene lasciata all’intuito, ed è il momento in cui si prende atto dei concetti isolati: è la fase dell’innamoramento. Un singolo ci attira, ci “prende” come spesso diciamo, e iniziamo a non poterne più fare a meno. Poi però entra in ballo la ragione, <span> </span>e nega la pretesa autosufficienza di colui che ci ha fatti innamorare. Ci mette davanti ciò che non è, cosa dunque gli manca. È una ragione-amore ancora non completo. È nel terzo momento, quello della sintesi in cui la ragione è amore puro, e quindi riesce a legare insieme gli opposti, perché l’amore è questo che riesce a fare. Lega l’inlegabile. A a non-a. Come aveva detto Hegel, si parla di aufhebung, che vuol dire sia togliere che conservare: si toglie, si nega, qualcosa, ma lo si trova ad un livello più alto: l’amore.”</p><p class="MsoNormal">Addentò un biscotto. Un altro. Masticava lenta.</p><p class="MsoNormal">“Quindi credi che la realtà è anche la razionalità di Hegel contenessero amore?”</p><p class="MsoNormal">“In un certo senso sì. Credo che il terzo momento sia proprio guidato dall’amore. Amore maturo. Pensaci. Concetto di povero. Lo nego : non-povero, e dunque ricco. A legare ricco e povero, in una sola cosa, non può che essere l’amore.”</p><p class="MsoNormal">Rimase in silenzio.</p><p class="MsoNormal">“Voglio andare avanti. Voglio che tu mi dimostri di più”.</p><p class="MsoNormal">Risi.</p><p class="MsoNormal">“tu e il tuo spirito critico… avanti!”</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/inedito-con-amore-filosofia-cap2/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>inedito &#8211; Con amore, Filosofia cap.1</title><link>http://www.libriescrittori.com/inedito-con-amore-filosofia-cap1/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/inedito-con-amore-filosofia-cap1/#comments</comments> <pubDate>Sun, 29 Mar 2009 15:16:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Strufaldi</dc:creator> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category> <category><![CDATA[Francesca Strufaldi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/libri/?p=964</guid> <description><![CDATA[Una mattina come molte. D'un tratto una visita inaspettata. Il dialogo tra l'autrice e la sua ospite verte tutto su un argomento: l'amore. L'autrice pensa che la sua ospite vada da sempre a braccetto con l'amore, anche quando non se ne accorgeva. Quest'ultima ne vuole le prove.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>“Allora dici che l’amore è stato parte integrante del mio cammino?”</p><p class="MsoNormal">Mi guardò, furba.</p><p class="MsoNormal">Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento, e me lo ero sempre immaginata così. Con la sua sfacciataggine, che l’aveva sempre contraddistinta dagli altri, ma anche con il suo inconfondibile sguardo enigmatico si era presentata alla mia porta.</p><p class="MsoNormal">Stavo preparando colazione, e fui stupita di una visita così presto nell’arco della giornata,ma si sa: lei spesso arriva quando gli altri non sono ancora partiti.<span id="more-964"></span></p><p class="MsoNormal">Andai ad aprire con la mia solita calma e quando me la ritrovai davanti mi venne quasi da ridere.</p><p class="MsoNormal">“Buongiorno”</p><p class="MsoNormal">“Buongiorno. Ti stavo cercando.”</p><p class="MsoNormal">Sorrisi. Non avevo dubbi che stesse cercando.</p><p class="MsoNormal">“Mi hai trovata.”</p><p class="MsoNormal">Sorrise a sua volta.<br /> “Vuoi entrare?”</p><p class="MsoNormal">“Sì.”.</p><p class="MsoNormal">Mentre camminava nel mio salotto mi venne da ridere, nel vederla curiosa, attenta ad ogni particolare. Chissà quante domande si stava ponendo.</p><p class="MsoNormal">Era bella. Una bellezza fresca, nonostante l’età matura. Indossava un vestito leggero, con sopra disegnata una civetta.</p><p class="MsoNormal">“Seguimi”. Lei, che non aveva mai seguito nessuno, anzi, che guardava spesso con occhio critico gli altri, mi venne dietro, fino alla cucina.</p><p class="MsoNormal">“Siedi pure. Vuoi qualcosa?”</p><p class="MsoNormal">“Per ora no, ci penso.” Risposta scontata.</p><p class="MsoNormal">“Finisco di preparare la colazione, ma dimmi pure”.</p><p class="MsoNormal">Mi guardava, cercando di capire qualcosa, non so cosa.</p><p class="MsoNormal">Appena mi voltai, mi fissò dritta negli occhi.</p><p class="MsoNormal">“Tu sai chi sono?”</p><p class="MsoNormal">“Sì”. Una risposta troppo decisa per i suoi gusti, pensai.</p><p class="MsoNormal">“Sai qualcosa riguardo me?”</p><p class="MsoNormal">“Qualcosa.” Risposta che sono sicura, le piacque di più.</p><p class="MsoNormal">“E scrivi d’amore?”</p><p class="MsoNormal">Per un attimo rimasi a pensare. Pensai alla mia carriera, fino a quel momento. Pensai alle soddisfazioni ottenute, semplicemente mettendo su carta le mie passioni e le mie emozioni.</p><p class="MsoNormal">“Spesso.”</p><p class="MsoNormal">“Ti sei mai innamorata?”</p><p class="MsoNormal">Sorrisi. Mi ero mai innamorata? No. Molto di più. Avevo conosciuto l’amore con la A maiuscola. Quello che ti fa battere il cuore, che ti toglie il fiato, che non ti fa dormire, che ti fa sentire leggera.</p><p class="MsoNormal">“Sì.”</p><p class="MsoNormal">Sospirò. Enigmatica. Prese poi fiato.</p><p class="MsoNormal">“Allora dici che l’amore è stato parte integrante del mio cammino?”</p><p class="MsoNormal">Rimasi di nuovo in silenzio. Mi sedetti vicino a lei.</p><p class="MsoNormal">Sicuramente era venuta a sapere da amici di amici che avevo parlato di lei. A volte non in modo positivo, altre molto. Negli ultimi anni della sua vita mi ero appassionata molto a lei, alle persone che avevano influito nel suo percorso e me ne ero convinta: al centro di tutto c’era l’amore. Un amore spesso nascosto, spesso celato dietro pensieri, atteggiamenti, che non vi facevano pensare. Ma alla fine, l’amore c’era.<span>  </span>E mi stupivo che mi ponesse quella domanda. Doveva essere un dato di fatto anche per lei. Eppure, cercava conferme. O forse, voleva solo divertirsi.</p><p class="MsoNormal">“Tu credi di no?”</p><p class="MsoNormal">“Credo che sia una frase azzardata. Molte persone che sono entrate nella mia vita, se così si può definire, non ne hanno accennato minimamente. E tu invece dici che la maggior parte di loro, ha parlato di amore. Inevitabilmente, così dicendo, fai diventare l’amore parte integrante della mia essenza.”</p><p class="MsoNormal">“Lo so.”</p><p class="MsoNormal">“E credi davvero che ci sia amore, in molte delle parole di alcuni? Persone che hanno negato l’amore in sé.”</p><p class="MsoNormal">“Sì.”</p><p class="MsoNormal">Sorrise. “Bene, fammi degli esempi. Fammi capire. Lo sai, non mi bastano i sì. Sono alla ricerca continua dei perché, dei moventi e dei mossi. Spiegami perché credi che io l’amore si sia compagni da sempre.”</p><p class="MsoNormal">“Non ho detto da sempre. Da qualche anno sicuramente sì.”</p><p class="MsoNormal">Le porsi una tazza di caffè e ne bevve un sorso.</p><p class="MsoNormal">“Ti prego, inizia.”</p><p class="MsoNormal">“Con piacere, Filosofia”.</p><p class="MsoNormal"> </p><p class="MsoNormal">Mi fece rimanere il modo in cui poggiò la sua tazza, e prima che iniziassi a parlare, mi chiese di fare a nome suo.</p><p class="MsoNormal">“Sarò io a scegliere le persone di cui dovrai analizzare il pensiero e dirmi perché si collega all’amore. Farle scegliere a te sarebbe un gioco da ragazzi. Non trovi?”</p><p class="MsoNormal">“Giusto”</p><p class="MsoNormal">“Lo sai, sono dubbiosa di natura.”</p><p class="MsoNormal">“Me l’hanno detto.” Sorrise.</p><p class="MsoNormal"> </p><p class="MsoNormal">“Anni fa, a Rammenau, nacque un giovane in una povera famiglia; aveva doti straordinarie, e così, nonostante le sue radici, potè studiare teologia a Jena e Lipsia. Aveva un grande spirito critico, e infatti ebbe il coraggio di andare contro a uno dei più grandi personaggi che io abbia mai incontrato. Si chiamava Johann Gottlieb Fichte, e dicono che sia stato colui che liberò<span>  </span>l’uomo dalle catene kantiane, strappandolo dai vincoli delle cose in sé. Dove hai visto l’amore in lui? O semplicemente, nel suo pensiero.”</p><p class="MsoNormal">Sorrisi. L’uomo dell’idealismo. L’uomo che era stato scambiato, o meglio un suo scritto era stato scambiato, per Kant.</p><p class="MsoNormal">“Ricordo qualcosa di lui. La prima cosa che mi viene in mente è il suo concetto di <em>Io puro</em>. Ricordi, lo definiva intuizione dell’agire. Ma prima di tutto era un’attività libera e infinita. Conosci un’attività più libera ed infinita dell’amore?”</p><p class="MsoNormal">Filosofia mi guardò. Compiaciuta, ma insoddisfatta.</p><p class="MsoNormal">“<em>La missione del dotto</em>, una delle sue opere maggiore. Ricorda un po’ Platone, con l’uomo che esce dalla caverna. So che hai bene presente i due testi, ma riassumiamo in breve: in ambo i casi, c’è un solo che sa, e che può dare indicazioni al resto dell’umanità. In Platone è colui che mostra la realtà agli esseri umani, la realtà non delle ombre, ma illuminata dal sole. In Fichte è colui che è modello, esempio, e indica agli altri la via da seguire. Analizza i due casi: una persona che sa, e che condivide il suo sapere con gli altri. La sua missione è salvare gli altri. Se si tenesse ciò che ha epr sé, parleremmo di egoismo. In questo caso non possiamo che parlare di altruismo. E non è questa, una forma d’amore?”</p><p class="MsoNormal">Continuava a sorridere.</p><p class="MsoNormal">“Ricordi il Dio di Fichte? Non più un Dio tradizionale, ma un Dio che è divenire, processo infinito di autorealizzazione. Credo che parlasse anche in questo caso d’amore. Come il finito che si risolve nell’infinito. Potremmo paragonarlo a una comune persona <span> </span>che si risolve nell’amore.”</p><p class="MsoNormal">Addentò un biscotto.</p><p class="MsoNormal">“Hai detto cose sensate. Ma questa è solo una delle tante persone che ho incontrato.”</p><p class="MsoNormal">“Lo so”</p><p class="MsoNormal">“Vuoi andare avanti?”</p><p class="MsoNormal">“Tu no?” </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/inedito-con-amore-filosofia-cap1/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;importanza di non essere soli</title><link>http://www.libriescrittori.com/limportanza-di-non-essere-soli/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/limportanza-di-non-essere-soli/#comments</comments> <pubDate>Mon, 10 Nov 2008 09:16:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Gik Senders</dc:creator> <category><![CDATA[Libri]]></category> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category> <category><![CDATA[Gik Senders]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/libri/?p=462</guid> <description><![CDATA[L’importanza di non essere soli. * Lo stato dell’arte oggi.                             * L’importanza di non stare divisi * Offrire un prodotto a prezzo equo.       Lo stato dell’arte oggi. Attualmente viviamo una situazione di ristagno artistico dovuto al fatto che molti sognano di poter incrementare il proprio stipendio con l’arte. Veniamo così a vedere che il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’importanza di non essere soli.</strong></p><p>* Lo stato dell’arte oggi.                             <a href="http://www.libriescrittori.com/libri/wp-content/uploads/2008/11/gotico1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-464" src="http://www.libriescrittori.com/libri/wp-content/uploads/2008/11/gotico1.jpg" alt="" width="242" height="229" /></a><br /> * L’importanza di non stare divisi<br /> * Offrire un prodotto a prezzo equo.<br />       <strong>Lo stato dell’arte oggi.</strong></p><p>Attualmente viviamo una situazione di ristagno artistico dovuto al fatto che molti sognano di poter incrementare il proprio stipendio con l’arte.<br /> Veniamo così a vedere che il capo stazione ha fatto la sua mostra di pittura, magari perché conoscente di un personaggio importante a livello regionale o comunale.<br /> Ci fanno sapere che il geometra tizio, ha scritto il suo bravo libro di poesie, e che a breve farà la presentazione nel teatro cittadino, e così via.<span id="more-462"></span><br /> Più volte ho chiesto in giro a tutti i vari artisti se intendevano prendere parte ad un manifesto artistico, ma la risposta ( quando l’hanno data) è stata sempre la stessa, preferisco stare da solo.<br /> Il periodo  che stiamo vivendo è forse tra i più individualisti, nel senso di egoismo sociale e culturale, lo vediamo ogni giorno dovunque, dal supermercato  all’edicolante non passa attimo che non ci accorgiamo della poca o scarsa unione tra le persone.<br /> Si potrebbe pensare che tutto ciò sia dovuto al momento altamente negativo, salari bassi, soglie di povertà che aumentano a dismisura, la poca sicurezza nel domani, eppure storicamente le avversità hanno unito i popoli e quindi le persone, ora invece no, sembra che siamo tutti uno contro l’altro.<br /> Artisticamente parlando stiamo vivendo veramente un periodo tra i più neri, non ci sono nuovi talenti che emergono, forse si potrebbe pensare che le idee siano finite, e invece andando a grattare in fondo alla questione si viene a scoprire che in un garage un nuova band sta provando il suo brano, che poi metterà su You Tube, oppure che un autore sta cercando di portare avanti il suo progetto editoriale del tutto autonomo per poi venderlo online.<br /> Tutto ciò fa pensare, e anche molto, che il problema è che non è vero che non ci sono nuovi talenti e nuove forme di espressione, ma  non ci sono più editori disposti a rischiare e quindi (gli editori) preferiscono rimanere sulla vecchia formula squadra che vince non si cambia, indugiando quindi su autori o artisti che ormai hanno un nome e sul quale sono quasi sicuri di farci un ricavo.<br /> Ho detto quasi, perché nel nostro campo uno sbalzo di umore dei nostri lettori o fans ci fa cadere in basso e anche editori di dichiarata fama non ci pensano due volte a non rinnovare un contratto se c’è di mezzo un flop.</p><p><strong> L&#8217;importanza di non essere divisi</strong></p><p>Se da una parte il web ci sta dando una mano enorme nel potere mettere in onda i nostri prodotti, dall’altra ci rende sempre di più individualisti, facendoci restare divisi e magari anche l’uno contro l’altro.<br /> Tutto ciò non giova alla nostra condizione artistica, per vari motivi, uno fra tutti il fatto che non riusciamo a presentare un nostro prodotto al pubblico  che sia in concorrenza con i grandi marchi.<br /> Il motivo di tutto ciò è facile da spiegare, un grande editore gode di sconti sulle produzioni e sulle pubblicità che un singolo non ha, basti pensare al piego di libri, quando si spedisce un libro noi, intendo tutti non solo gli autori, possiamo usufruire del piego di libri come tariffa di spedizione postale che è vantaggiosa in quanto ci consente di non gravare ulteriormente  sull’acquisto del nostro lettore o ascoltatore.<br /> Un grosso editore usufruisce di uno sconto ulteriore che gli consentirebbe quasi di regalare l’invio di ciò che è stato richiesto.</p><p>Forse parecchi hanno paura di mettersi in gruppo, forse ma non credo che sia questo il motivo vero, penso invece che ci sia la netta volontà di stare solitari e presentare le proprie cose sfidando tutto e tutti, con risultati che alla lunga scoraggiano, perché portano a poche se non scarse vendite, e quindi il fatto di non monetizzare il nostro prodotto, perché di questo stiamo parlando, ci porta a delusioni cocenti e anche sconfortanti.</p><p>A mio avviso l’unica medicina per guarire da questa stagnazione di produzione è quella di riunirsi in associazione, formare quello che anticamente si chiamava il manifesto artistico, il quale poneva l’artista subito al centro dell’attenzione del pubblico in quanto facente parte del movimento, poteva parlare insieme ad altri e quindi essere ascoltato anche dai grandi.</p><p>Nel nostro campo, mi riferisco alla scrittura, il fatto di essere uniti in associazione sarebbe una cosa molto utile e vantaggiosa non solo per il motivo che ho detto sopra, ma anche perché darebbe modo di pubblicare ed offrire un prodotto letterario a prezzi veramente concorrenziali, con la possibilità di poter fare pubblicità tutti insieme e quindi non essere svenati nelle finanze.</p><p>Il fatto di proporre un qualcosa tutti uniti, non sminuisce affatto il nome di nessuno, anzi da modo di potenziare il lavoro editoriale.</p><p>Faccio un piccolo esempio sperando di essere più esaustivo, parecchi di noi sono autori che si autoproducono, abbiamo acquistato i nostri bravi codici ISBN, e ci siamo rivolti ad un editore che ci pubblica con la tecnica del print on demand cioè si stampa quando c’è richiesta.</p><p>Parecchi di questi editori danno loro stessi il codice ISBN, ma non perché siano altruisti, al contrario, perché il marchio di stampa resta il loro, infatti, se notate sul foglio che manda l’agenzia dobbiamo scrivere il nome del libro e come viene pubblicato, se il codice è nostro il nome rimane quello dell’autore.</p><p>Altra faccenda, un editore anche print on demand, offre un servizio e quindi ci deve guadagnare sopra, pertanto mettiamo che stiamo stampando un libro di 180 pagine b/n, normalmente i costi di aggirano sui 7/8 euro, ora ci vogliamo fare un nostro ricarico di altrettanto, oppure di soli miseri 3 euro?</p><p>Bene arriviamo ad avere un prodotto che ci costa dai 10 agli 11 euro, più spese di spedizione e guardate a quanto dobbiamo rivendere il nostro libro.</p><p>Se considerate che il buon Vespa è in edicola al prezzo di 19 euro, con un bel volume cartonato e sovra copertina lucida, vedete che per noi i giochi si fanno duri, infatti un lettore quando cerca guarda anche al nome e tra uno sconosciuto a parecchiuccio e un nome noto ad un prezzo abbastanza abbordabile, scelgono il secondo.</p><p><strong>Offrire un prodotto a prezzo equo.</strong></p><p>Pochi giorni fa sentii un’intervista in televisione che mi fece pensare davvero, stavano facendo una delle solite menate, sapete quelle che la gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese ( a noi ce lo vengono a dire), tra le tante spese che l’intervistata diceva di aver tolto dalla sua nota erano appunto i libri.</p><p>Già la tanto sbandierata recessione porta a questo, a fare a meno anche contro voglia, di spese che vengono messe tra il superfluo anche se non lo sono, e così oltre al caffè al bar, al giornale del mattino, ora ci sono anche i libri e di conseguenza anche noi autori.</p><p>Tornando al tema iniziale allora, come medicina,ribadisco il concetto, per poter superare questo periodo di empasse è l’associazionismo, i vantaggi li ho spiegati, con in più il fatto di rimanere ognuno padrone delle proprie idee e prodotti nella maniera assolutamente totale, ma con la possibilità di poterli offrire anche alla massaia che non se li può permettere, all’operaio, all’impiegato, all’agricoltore o chiunque abbia voglia di leggere, perché siamo in grado di soddisfare le sue richieste dato che siamo in gruppo e così facendo riusciamo ad abbassare veramente i costi di produzione e presentazione.</p><p>Credo veramente che abbassare i costi si possa, restando su richieste di guadagno accettabili da parte nostra, possiamo veramente  unendo gli sforzi portare avanti il nostro mestiere di autori.</p><p><a href="http://www.giksenders.com">Gik Senders</a></p><p><a href="http://www.libriescrittori.com/libri/wp-content/uploads/2008/11/gotico.jpg"></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/limportanza-di-non-essere-soli/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il mestiere dell&#8217;autore &#8211; L&#8217;arte di scrivere</title><link>http://www.libriescrittori.com/il-mestiere-dellautore-larte-di-scrivere/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/il-mestiere-dellautore-larte-di-scrivere/#comments</comments> <pubDate>Mon, 27 Oct 2008 19:07:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Gik Senders</dc:creator> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category> <category><![CDATA[Gik Senders]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/libri/?p=325</guid> <description><![CDATA[L’arte di scrivere      Sommario: - Pubblicare oggi - Difficoltà per i nuovi autori. - Il marketing dei propri lavori Pubblicare oggi Essere autori oggi può sembrare più facile di un tempo per molti motivi, ma in sostanza le cose sono rimaste come un tempo, solo la dinamicità dei mezzi fa sì che il lavoro [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’arte di scrivere</strong><br />     <br /> Sommario:</p><p>- Pubblicare oggi<br /> - Difficoltà per i nuovi autori.<br /> - Il marketing dei propri lavori<span id="more-325"></span><br /> <strong>Pubblicare oggi</strong></p><p>Essere autori oggi può sembrare <em>più facile di un tempo</em> per molti motivi, ma in sostanza le cose sono rimaste come un tempo, solo la dinamicità dei mezzi fa sì che il lavoro fili in maniera più liscia e continua, con più <em>praticità</em> se si sanno usare i mezzi moderni e più <em>interattività</em>, ma la sostanza è sempre quella.</p><p>Con molta tristezza a volte leggo di autori che si ostinano a scrivere con la macchina da scrivere vecchia maniera, oppure con carta e penna, niente da eccepire per carità ma questa forzatura nel non voler aggiornare il proprio sistema operativo, il proprio cervello, a me sembra più un fatto di ostentazione all’essere snob, che non per una reale difficoltà.</p><p>Ci può essere un secondo motivo, ma lo giustifico con autori <em>veramente anziani</em>, quello cioè di non essere entrati a pieno nel vivo del dono dell’era del pc, cioè snellezza, praticità e maggior ordine nei propri lavori.<br /> Sentivo una volta un’intervista a Camilleri, il quale usa il computer ma un tipo vecchio, che  non sopporta ad esempio, come dice lui che, il mezzo meccanico, segni di rosso gli errori di grammatica o almeno quelli che ritiene lui tali, figurarsi che il maestro Camilleri scrive per metà in siciliano e pure con parole inventate a volte, m’immagino le bordature di rosso che deve avere un suo scritto.</p><p>A parte questo aneddoto simpatico dato da Camilleri, anche se lui usa il pc, tutto ciò dimostra cosa voglia dire il <em>non alfabetizzare</em> le persone, spiegando ad esempio che le sottolineature si possono togliere con un semplice segno di spunta sul programma di scrittura, si nota un timore reverenziale verso tutto ciò che è tecnologico e questo chiaramente influisce sulla professione dell’autore, arrivando fino alla  divisione in due opposte fazioni chi si ostina a lavorare con i mezzi antichi, e chi invece le tecnologie le usa tutte.</p><p><strong>Difficoltà per i nuovi autori</strong></p><p>Certamente con l’avvento del computer e di Internet abbiamo dato una svolta a parecchi lavori che un tempo richiedevano molta pratica e dedizione, si pensi ad esempio nel campo dell’editoria la professione del tipografo, e in particolar modo al compositore.</p><p>Era, infatti, un vero e proprio compositore, come un musicista, doveva leggere il testo scritto su carta e ricomporlo lettera per lettera al contrario su uno speciale contenitore che simulava la pagina di giornale o libro.</p><p>Le lettere erano tutte rigorosamente di piombo, per cui la malattia professionale consisteva nell’avvelenamento da piombo, che causava tumori, tant’è che morivano tutti non in tarda età, poi con la civilizzazione si pensò bene di iniziare a fare delle analisi periodiche del sangue per vedere quanto piombo c’era nel sangue, non è che le cose andassero meglio ma almeno all’età della pensione ci arrivavano.</p><p>Ora è tutto più semplice, si lavora in matrice elettronica, non si tocca un carattere e i lavori d’impaginazione vengono fatti con software moderni come quello che sto usando io ora per scrivere il mio articolo.</p><p>Questo per quanto riguarda l’atto meccanico del pubblicare, ma c’è nel nostro campo, quello degli autori,un problema molto più ampio e vasto, quello di farsi conoscere e quindi accettare da un editore.</p><p>Qui le cose lasciatemelo dire <em>sono rimaste veramente invariate</em>, non c’è modernità che regga, non ci sono regole d’informatica, siamo sempre alla solita vecchia mentalità, un editore ti pubblica solo e soltanto se sei conosciuto, altrimenti ti arrangi.</p><p>Vi voglio raccontare quello che mi è capitato, con tanto di manoscritto approvato da un editore di chiara fama.</p><p>Dopo aver presentato il mio manoscritto a non so quanti editori per il vaglio, una bella sera mi sento telefonare, erano le cinque <em><strong>ora non canonica</strong></em> per comunicati di lavoro almeno in fase di accettazione di manoscritto.</p><p>Rispondo un po’ seccato dato che stavo facendo un lavoro di <a title="editing" href="http://http://www.giksenders.com/servizi_autori.html" target="_self">editing </a>ad un manoscritto, mi sento dire che era la segreteria dell’editore…<br /> Potete immaginare come sia rimasto io, non sapevo cosa rispondere e quando la voce della segretaria mi disse che il mio manoscritto era stato accettato allora ancora di più mi si chiuse la bocca, riuscii solo a dire uno squallido, sono contento, e nient’altro.</p><p>Pensavo di avere veramente <em>dato una svolta</em> come si suole dire, e già stavo programmando per le storie a venire del mio personaggio, solo che non sapevo in che razza di ginepraio mi ero andato a cacciare.</p><p>Ho cambiato con la casa editrice ben tre <strong>editor</strong>, figura molto delicata perché sono quelli che riguardano i manoscritti dando dei consigli su come rendere più scorrevoli i testi, senza entrare nella personalità dell’autore.</p><p>Il cambio dei tre editor tradotto in anni fanno due e mezzo, non potete immaginare cosa voglia dire accendere ogni giorno il computer, aprire il programma di posta per vedere se ci sono comunicati e saltare sulla sedia quando si vede il messaggio con mittente l’editore, solo che l’editor dice che ancora non è il momento perché c’è da pubblicare un altro testo, poi si inizierà la revisione del tuo lavoro.</p><p>Tutto ciò mi ha portato ad uno sconforto più unico che raro, <strong>oltre 910 giorni</strong> passati ad aspettare, solo perché dall’altra parte del filo c’era una persona che mi diceva guardi siamo quasi pronti, è stato questo un periodo di andirivieni di mail, e visto che erano tutte donne ci mancava solo che andassimo in qualche localino caratteristico per una cenetta galante e il quadro sarebbe stato completo.</p><p>Niente di tutto questo, solo <strong>un’ansia prima</strong>, <em><strong>una rabbia durante</strong></em> ed uno <strong><em>sconforto dopo</em></strong>, solo che ad un certo punto l’orgoglio si fa sentire specialmente se viene offeso ripetutamente. Anche il più paziente degli animali si ribella ed allora mi sono attaccato alla tastiera e con il volto rosso dalla rabbia ho iniziato a scrivere una delle più pepate mail che potevo scrivere ad un editore, mi era partito tutto: rispetto, timore reverenziale, progetti, sogni, avevo solo una cosa in mente mandare dove volevo che andasse l’editore e chi lo rappresentava.</p><p>Finita di scrivere la mail, spinto il pulsante invia, mi sono sentito più libero, l’oppressione dei due anni e mezzo sembrava svanire, ora però restava il problema della pubblicazione. Lo consideravo un problema per tre motivi il primo perché ormai a forza di far circolare il manoscritto a destra e sinistra era ora di metterlo in produzione con tanto di codice ISBN per certificare che era mio, il secondo perché non ne potevo più di aspettare per pubblicare, il terzo era che dopo la mail scritta non avevo più voglia di essere preso in giro da un qualsiasi editore.<br />  <br /> Ora grazie all’avvento della tecnologia pubblicare non è più un problema, ed allora mi sono rivolto ad un editore on demand.</p><p><strong>Marketing del proprio prodotto</strong></p><p>Saltando qua e là tra un sito ed un altro di scrittura mi sono imbattuto in una moltitudine di<em> teorie</em> di pseudo intellettuali che sputano letteralmente sugli autori che fanno autoproduzione, pensando che solo autori pubblicati da marchi rinomati abbiano il diritto di essere letti.</p><p>Addirittura ho letto che questi <em><strong>auto-pubblicanti</strong></em> (sic!), così ci chiama un nauseato pseudo cyber critico, pubblicano per voglia di farlo.</p><p>Ora vorrei far notare che il buon Carducci il primo libro che ha pubblicato lo ha fatto a spese sue dato che non trovava uno straccio d’editore che lo volesse pubblicare, ma al di là di questo noi autori, almeno noi che facciamo gli autori non per diporto, siamo veramente stufi delle solite manfrine fatte per pilotare il gusto del lettore.</p><p>Faccio sempre notare agli <strong>ipercritici </strong>che al giorno d’oggi non si può più pensare di essere attaccati alla gonnella della casa editrice perché ci rende bene, state pur certi che se Dan Brown non avesse avuto quella botta di deretano con le critiche che sono piovute dal cielo e qui è in senso letterale dato che ci si è messa pure la Chiesa, non avrebbe avuto nessuno pronto a pubblicare poi gli altri suoi lavori, che a mio avviso sono meno intensi del Codice.</p><p>Chi produce vino ad esempio, non si sogna neanche per l’anticamera del cervello di proporre il suo marchio con l’aiuto di un’azienda esterna, se c’è, tanto di guadagnato, altrimenti il buon produttore si fa la sua bella <em>vendemmia,</em> <em>compera le bottiglie</em>, <em>stampa le sue etichette in tipografia</em> per le sue bottiglie, e poi si mette in mostra in quanti luoghi è più possibile.</p><p>Oggi, come allora produrre un libro ha le stesse caratteristiche, siamo davanti ad una <em>produzione</em> e comunque venga fatta va bene, purché la si faccia. Naturalmente facendo autoproduzione lo scoglio più grosso è il <strong>marketing </strong>del proprio prodotto, perché di questo si tratta.</p><p>Non è assolutamente detto che se si pubblica con una casa nota il marketing porti a successo certo, e questo vuole dire una sola cosa, che l’editore il quale ha investito soldi su quel <strong>prodotto</strong>, se succede ciò, scarica l’autore senza nessuna remora.</p><p>Facendo autoproduzione si rischia di più ma non è detto che non si riesca a farsi la propria cerchia di lettori, e soddisfare i loro interessi.</p><p>Dal mio modesto punto di vista l’autoproduzione fa stare tutti con i piedi per terra, e un autore è veramente più vicino al suo lettore, lasciare la mail sul proprio blog per essere contattati ed avere un giudizio su quanto si è pubblicato, la richiesta di un volume con firma e dedica, uno scambio di opinioni sono tutte cose che chi si sente nel Gotha della letteratura non fa, basta stare molto bassi ed allora si riesce a non essere ubriacati dalla smania della fama e del successo.</p><p>Io personalmente scrivo romanzi thriller e fantasy, il solo pensiero di essere letto da una segretaria o un operaio nel treno mentre torna dal lavoro, o da un pensionato, una casalinga, studente, o chiunque altro in un momento di relax, avergli portato per un solo breve periodo un po’ di relax e di allontanamento dai problemi quotidiani valgono più di mille contratti fatti da grossi editori.</p><p><em>Nel nostro mestiere</em>, <em><strong>quello di autore</strong></em>, il compito principale (come diceva Sir Arthur Conan Doyle) è quello di lasciare gli altri uomini più felici di come li ha trovati, questa è la mia unica speranza e missione che un autore deve sentire.</p><p><a class="aligncenter" title="Gik Senders" href="http://www.giksenders.com" target="_self">Gik Senders</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/il-mestiere-dellautore-larte-di-scrivere/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Riflessione &#8211; Il messaggio artistico nel mondo contemporaneo: internet e diffusione tradizionale</title><link>http://www.libriescrittori.com/riflessione-il-messaggio-artistico-nel-mondo-contemporaneo-internet-e-diffusione-tradizionale/</link> <comments>http://www.libriescrittori.com/riflessione-il-messaggio-artistico-nel-mondo-contemporaneo-internet-e-diffusione-tradizionale/#comments</comments> <pubDate>Mon, 06 Oct 2008 12:59:49 +0000</pubDate> <dc:creator>Marco Raiti</dc:creator> <category><![CDATA[Riflessioni]]></category> <category><![CDATA[scrittura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.libriescrittori.com/libri/?p=213</guid> <description><![CDATA[Origini primordiali “ L’arte non può essere definita e, per deduzione consequenziale, anche il messaggio artistico non può essere identificato da una rigida enunciazione scientifica. “ Penso sia utile iniziare con questa premessa filosofica un argomento complesso e controverso, ma altrettanto interessante nella sua esplorazione e nella comprensione dei relativi bisogni che ne scatenano le [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Origini primordiali</p><p>“ L’arte non può essere definita e, per deduzione consequenziale, anche il messaggio artistico non può essere identificato da una rigida enunciazione scientifica. “<span id="more-213"></span></p><p>Penso sia utile iniziare con questa premessa filosofica un argomento complesso e controverso, ma altrettanto interessante nella sua esplorazione e nella comprensione dei relativi bisogni che ne scatenano le esigenze ed i successivi meccanismi di concretizzazione.</p><p>L’arte è una delle attività che in genere non soddisfa necessità fisiologiche o desideri concreti, ma risponde comunque a bisogni umani interiori non sempre ben identificati.</p><p>Da quando si ha traccia di umanità, si può raccogliere segni, messaggi ed opere che evidenziano questi bisogni.</p><p>L’uomo della preistoria testimonia la sua esistenza con geroglifici disegnati nelle grotte.</p><p>L’esigenza è forte e chiara, lasciare una traccia della propria esistenza, comunicare ai contemporanei e/o ai posteri o semplicemente interloquire con dei o divinità che possono spiegare i limiti della condizione umana.</p><p>Ma proprio dalle radici e nelle radici si evidenziano già due diverse esigenze comunicative.</p><p>Vi è il bisogno di raccontare i fatti, la vita di tutti i giorni con i problemi quotidiani, con l’inevitabile alternanza di gioie e dolori, di feste e lutti, di vita e morte e il desiderio di esternare con opere e segni le emozioni interne che proprio questi fatti concreti producono.</p><p>Dall’uomo delle caverne nasce, insieme ai primi rudimenti di giornalismo e storiografia, l’arte ed il messaggio artistico nella concretizzazione di forti impulsi interiori.</p><p>La storia ci consegnerà poi un interminabile e ricchissimo cammino di splendide opere nelle più svariate forme di comunicazione: pittura, scultura, musica, poesia; per poi giungere alle forme moderne e più complesse come il teatro, il cinema ed altro.</p><p>Da quanto scritto sopra, dunque, il messaggio artistico nasce con l’uomo, anzi si può sicuramente affermare che uno degli elementi che qualifica un nostro passaggio a specie superiore rispetto ai nostri cugini animali è sicuramente questo.</p><p>Nelle tappe dell’evoluzione, quella della scrittura, attribuita al popolo dei Sumeri, rappresenta la soglia principale per il passaggio tra la preistoria e la storia, ma i segni dell’esigenza comunicativa iniziano assai prima e cioè in uno stadio in cui sono ancora quasi tutte assenti le caratteristiche che ci differenziano dalle altre specie animali.</p><p>Questo ci pone di fronte a due precisi interrogativi.</p><p>Il primo: se i nostri cugini animali provino emozioni intense come noi esseri umani.</p><p>Il secondo (che è comunque consequenziale al precedente) se, dato per assodato la risposta affermativa al primo, proprio la concretizzazione dei messaggi alle pulsazioni emotive interne sia il principale elemento che ci ha differenziato alle origini e quello che perpetua ancora la differenza.</p><p>Chiunque di noi ha avuto a che far con un animale domestico, cane, gatto o altro, può sicuramente affermare senza ombra di dubbio che anche gli animali provano sentimenti ed emozioni forti molti simili, se non uguali, a noi esseri umani.</p><p>Dunque, questo può confermare, con una certa veridicità, la tesi proposta alla seconda questione.</p><p>Dopo aver vagamente accennato alle origini del messaggio artistico, è mia intenzione cercare di esplorarne i meccanismi che lo concretizzano senza peraltro, come premesso inizialmente, poterlo</p><p>ingabbiare in una definizione meramente scientifica; infine tenterò di analizzare l’evoluzione dello stesso nel mondo contemporaneo e l’alternativa di internet alla diffusione tradizionale. Ma questo sarà, nel mio attuale intento, l’oggetto di futuri articoli dedicati all’argomento.</p><p>Marco Raiti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.libriescrittori.com/riflessione-il-messaggio-artistico-nel-mondo-contemporaneo-internet-e-diffusione-tradizionale/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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