commenti a “Il destino di un templare” di Filomeno Cafagna

I segreti, i misteri, i tesori, la loro tragica fine hanno creato intorno ai Templari, un alone leggendario che poco ha a che fare con la Storia ma, che da sempre, suscitano nel pubblico la curiosità e l’interesse verso quest’Ordine di frati guerrieri. Il libro  “Il destino di un templare” (2010, Gruppo Albatros Il Filo, pagg.137, euro 13,90), romanzo d’esordio di Filomeno Cafagna non soddisfa quella curiosità quasi “morbosa” del lettore medio. L’autore precisa nell’introduzione: “Questo che vi accingete a leggere non vuol assolutamente essere un libro storico…”. Ambientato nella tarda epoca sveva (seconda metà del XIII secolo)  in un Medioevo verosimile affatto fantastico ma molto concreto, lo si può classificare come un romanzo d’avventura o meglio di cappa e spada.

Nel racconto non si troverà alcun riferimento al graal, ad incontri esoterici o riti iniziatici, ma vi imbatterete nella lotta tra  buoni e cattivi, incontrerete la figlia infelice di un sultano promessa in sposa al cattivo di turno, il vile traditore, assisterete a scontri a suon di spade e al trionfo finale della Giustizia.
Nel corso dalla lettura emergono quelli che sono gli amori dell’autore: la città di Trani, il mare ed il medioevo. A Trani Filomeno Cafagna vive e, nel romanzo con precisi e documentati passi, guida il lettore nei vicoli della città medievale; militare di Marina ha trascorso per mare sedici anni della sua carriera e buona parte del romanzo è ambientato per mare dove inseguimenti ed arrembaggi tengono il lettore con il fiato sospeso; da ultimo la passione dell’autore per un epoca, quella medievale, che ha visto la città di Trani protagonista nei contatti con l’Oriente. E’ pregevole, il suo elegante e rimarcato modo di far riecheggiare nel romanzo la manifestazione de “La notte dei Templari” organizzata dall’Associazione storico culturale Trani Tradizioni della quale l’autore fa parte. Accanto ai tanti personaggi di fantasia, compaiono anche figure storiche come Tommaso Berard, il Gran Maestro templare, gli armatori tranesi Sifola e Palagano ed infine Manfredi, figlio prediletto di Federico II che, molto legato alla città di Trani, celebrò nel castello le sue seconde nozze con Elena Comneno Duncas dell’Epiro. Il romanzo, dalla scrittura asciutta e lineare, è di agevole lettura, e fa scoprire o riscoprire, in modo non barboso, il centro storico di Trani con i suoi monumenti medievali.

Dr.Vito RICCI  autore de” I Templari nella Puglia medievale”
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L’amicizia che mi lega a Filomeno è sincera e consolidata.
Avere la fortuna di conoscere personalmente un autore è un elemento non di poco conto, ti permette di leggere oltre quanto è scritto. Tranese di adozione, Filomeno Cafagna è un uomo che ha vissuto con i valori fondanti la migliore tradizione familiare italiana, valori che puntualmente ritroviamo nel libro. Spinto ed assetato di sapere ha da autodidatta coltivato gli interessi per la storia di Trani nel medioevo.
Sono molteplici i passi del libro che mi hanno colpito ma tra questi vorrei, evidenziarne alcuni…
Che il libro non è un saggio storico, è lo stesso autore a dircelo nella premessa, a dir il vero ci dice anche quelli che sono i motivi e gli scopi che l’hanno indotto a scriverlo, forse il più significativo di altri a mio avviso è l’amore per la città Trani. Proprio il modo di presentare le ambientazioni Tranesi e non, nelle quali si svolgono e s’intessono le trame del racconto, è qualcosa che coinvolge il lettore con un vivido realismo partecipativo, le vie del porto, illuminate dalle fioche luci prodotte dalle fiamme delle torce che, fatte ondeggiare il vento creano un gioco di luci ed ombre nel borgo, i passi che riecheggiano nella notte, la gente di malaffare, le pellegrine, il clangore delle spade il capo dei masnadieri Gazza, un nome molto appropriato e che la dice tutta sulla personalità di questo ceffo…
Scegliendo espressamente di trattare l’argomento su due livelli– uno discorsivo, con le caratteristiche prima citate, e l’altro forse meno evidente di stimolo all’approfondimento storico-teoretico, l’autore ha realizzato un lavoro di grande pregio infatti il testo, concilia le due esigenze che l’editoria scolastica riesce a proporre sempre meno. Si…, penso ad un testo che a buon diritto potrebbe entrare nelle scuole, come libro di semplice lettura, poiché ritengo che la spinta agli approfondimenti migliora la resa scolastica dei nostri giovani che forse non sanno cos’è porta Vetere, o la vecchia chiesa di San Leone o il Trascia. Emblematico il comportamento di una donna, le sue parole mi risuonano ancora a dimostrare la fermezza e la decisa presa di posizione nei confronti del marito: << bada a te uomo…bada a te…>> non deve sembrare fuori dal tempo un simile comportamento femminile, poiché l’amore materno e gli interessi superiori filiali se erano prevaricati oltre il consentito facevano delle donne delle valide guerriere, abbiamo esempi di donne che hanno tirato fuori il carattere anche se non avevano nobili origini.
Ho partecipato a Taranto ad un convegno sul ruolo femminile nel XI secolo, mi sono stupito del fatto che una certa Agnese sia andata da un notaio per preservare i suoi beni dalle grinfie del marito, col quale evidentemente non andava d’accordo. Personalmente ho trovato la lettura fluida e vorticosa, a volte quasi non si vedeva l’ora di finire la pagina per capire come si sarebbero evolute le situazioni.
Credo che il libro abbia un ambientazione verosimile, sia intriso di tutti gli elementi che ritroviamo ancor oggi, nella nostra società, l’amicizia incondizionata, la generosità, la moralità e il senso del dovere oltre le umane possibilità del comandante Flos, figura molto simile all’autore e, da contraltare, gli intrighi segreti, l’avidità, il dio denaro, il tradimento e non ultimi gli interessi di corte che spesso soprassiedono a norme della moralità….
Non mi dilungo oltre per no togliere il gusto di scoprire i frutti che,
Il Destino di un Templare racchiude tra le sue pagine.

Di Maurizio D’ANGELO
Redattore della “Rivista d’arte militare bizantina TAGMATA”

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Il Destino di un Templare è un romanzo ambientato nell’antica Trana, oggi Trani, in un periodo storico che, tra tutti, è quello che più ha delineato i contorni socio-culturali di questa città. Il XIII secolo, appunto, quello del “Puer Apuliae” da noi conosciuto come Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero. Un romanzo, questo, da leggere due volte. Non perché di pessima scorrevolezza ma, per la ricchezza dei contenuti. Al primo approccio infatti, il lettore si lascia trasportare nella dimensione di una storia “di cappa e spada”, dove il cattivo, bramoso di potere, si lascia alle spalle una scia di cruenti morti fino a giungere nelle regioni oltre le tumultuose onde dell’Adriatico, destabilizzando quei territori. La seconda lettura, invece, è quella in cui il lettore, forte della capacità di analisi, può immerggersi nell’approfondire le proprie conoscenze storico-culturali, anche del luogo ove è ambientato il racconto, grazie alle note a piè di pagina. L’uso di termini desueti o tecnico-marinareschi poi, riescono nel contesto della narrazione ad affascinare i lettori più esigenti, come il sottoscritto. In un epoca in cui nell’arte è stato dato già tutto, come molti critici riferiscono, per lo scrittore, in particolar modo, è diventato ancor più difficile riuscire ad emergere dalla massa con un’invenzione narrativa. Ma, come nel caso di Filomeno Cafagna, ad imporsi è, soprattutto, lo stile molto personale più che l’invenzione, fulcro ed essenza del rapporto che il narratore instaura con naturalezza con i propri lettori.

di Domenico VALENTE Autore de: “La follia omicida di una donna fantasma”

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L’opera di Filomeno Cafagna prende forma in un contesto storico che, oggi come oggi, sembra super inflazionato. Si tratta infattidi un periodo in cui l’attenzione per il Medioevo, per le rievocazioni storiche e per le vicende dei templari è massima. Di primo acchito penseremmo quindi che questo testo sia l’ennesimo volume che ripercorre questa scia invece, con il volume di Filomeno, ci troviamo quasi spaesati, ma subito meravigliati. Il testo non ha infatti pretese di essere un romanzo storico (come dice l’autore stesso) eppure al tempo stesso l’autore fà della… storia il suo perno.
Ma che non si pensi che sia la “solita” rievocazione della storia templare…
La storia è qui intesa come vita vissuta (basti pensare alla volontà di far emergere l’importanza della rievocazione storica della Notte dei Templari), la storia è qui intesa come personaggi esistiti e parte della memoria comune, è la storia della amata … Trani, la storia della vita dell’autore ( penso infatti che non siano casuali i passaggi anche precisi sulla vita marinara essendo .. l’autore uomo di Marina), la storia come modo di far permeare valori positivi (l’onore, la fedeltà, il coraggio).
Nessun mistero, solo storia nel senso più semplice del termine, non vincolata al filone favolistico ormai così usuale dei templari. Il lettore segue le gesta dell’eroe e contemporaneamente impara nozioni sui velieri, acquisisce note storiche su Trani, memorizza nuovi nomi e riferimenti storici, guarda le immagini inserite all’interno ( opera dei suoi figli e dello stesso autore) come se fosse seduto accanto all’autore a sentire un racconto di storia, di tradizioni, di memoria, di vita tranese.
Invito quindi il lettore a leggere questo lavoro e a lasciarsi guidare in questo racconto che è quasi contemporaneamente un inno alla città di Trani.

Dott.ssa Teodora Ranieri, bibliotecaria-archivista, responsabile Biblio-Mediateca di Villa Framarino del Comune di Bari.

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Il destino di un templare è un avvincente e serrato intreccio, straordinariamente documentato nella ricostruzione storica e meticolosamente preciso nella descrizione della vita in terra tranese nel tardo medioevo, in un romanzo in cui storia, avventura ed arte si combinano con sorprendente finezza ed in cui il godimento per il lettore è assicurato.
Il romanzo, in cui sono narrate le vicende per terra e per mare di Maurice de la Roche, centro di gravità del romanzo, Cavaliere dell’Ordine del Tempio, accende una scintilla nella polvere del tempo e rende “la navigazione” irresistibile e coinvolgente, svelandoci uno scrittore, Filomeno Cafagna, che sa divertire, provocare e stupire e del quale sentiremo ancora parlare.

Antonio Donato Gallipoli (LE)

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 Provenendo da un collega che ti conosce ormai da 16 anni i complimenti possono sembrare scontati ma ti assicuro che non lo sono.
La storia delle crociate ha conosciuto in Puglia e nella mia Sicilia episodi importanti e molti di questi hanno avuto per protagonisti i cavalieri degli ordini militari. A Messina abbiamo la chiesa di Santa Maria Alemanna che testimonia la presenza dei cavalieri Teutonici e i porti della Puglia , come “Trana”, hanno visto salpare migliaia di pellegrini e soldati diretti ” outremer”.
Il tuo bel libro ha il merito di far scoprire ai lettori pagine di storia che molti hanno dimenticato e che meriterebbero ben altra risonanza. Inoltre mano a mano che le pagine scorrevano e’ venuta fuori la bravura dell’autore che spero proprio non si fermi qui.
Tanti complimenti “povero compagno d’armi” Filomeno.

di Antonio Manganaro Scaletta (ME)

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