“Il buio del mare” di Ron Kubati

Si rinnova ancora Ron Kubati, nel suo continuo giocare con la lingua italiana, nostra/sua. L’abbiamo conosciuto nei vari registri linguistici di Va e non torna, nel linguaggio diverso di M, uno scrittore al lavoro che esplora, usa, riusa un materiale pastoso e denso, con serietà ed impegno.

Squarci indimenticabili di esistenze, riflessioni, poesia, che sono entrati nella nostra vita di lettori e di uomini, da quella nave che procede verso l’ignoto “È il mare che si fa attraversare” a quelle finestre che si aprono su un mondo nuovo entusiasmante e, insieme, su una perdita dolorosa.

In questo nuovo romanzo l’italiano si muove fluido assecondando i pensieri del protagonista bambino. L’altrove in cui Kubati ci immerge non è solo un paese intuito più che espresso, ma anche la giovanissima età di chi è al centro della amara vicenda narrata. A determinarne la storia è l’impiccagione del padre in un regime totalitario e la condanna sociale che ne consegue.

Il piccolo si muove sostanzialmente solo, con le sue attente strategie di sopravvivenza in un paesaggio senza colore/calore. Grandi cortili sterrati dove ‘gli altri’ si trovano a giocare, case semiabbandonate, pini scuriti dalla notte, cani di cui è vano cercare l’amicizia. E il mare, grande, buio, solitario. Un barlume di luce bisogna crearlo e sognarlo.

Nella sua solitudine si muovono maquettes più che persone e ben pochi si accostano compassionevoli; se succede è per un breve momento, ruvidamente. Nemmeno la madre può, riesce, a curarsi ancora di lui: solo un attimo di ritrovato affetto per dirgli “Salvati, se puoi”.

La sua salvezza nasce dalla paura e nella tragedia, dalla spinta di una figura serena ed autorevole che lo proietta verso una nuova nascita. Al di là del mare.

È l’atmosfera netta, precisa, disegnata negli infiniti toni del grigio e del nero, animata dai rumori e dal silenzio, é questo personaggio-bambino così guardingo e cauto, che con ostinazione resiste, a catturare il lettore e immergerlo in una dimensione umana e in un’esperienza nuova.

Sono ancora quelle uscite di metropolitana che sfociano in un paesaggio sorteggiato dal caso? ma questa volta l’uccello preso in trappola viene lasciato andare.

Il testo intitolato Luca, ora pubblicato come Il buio del mare, ha vinto nella sezione inediti il premio letterario Popoli in cammino, organizzato dalla Festa nazionale dell’Unità.

Recensione di Maria Rosa Mura

Autore: Ron Kubati
Titolo: Il buio del mare
Editore: Giunti blu
Anno: 2007

Ron Kubati è nato a Tirana nel 1971. Nel 1991, durante la grande ondata migratoria che ha portato migliaia di albanesi nel nostro paese, è arrivato a Bari, dove ha conseguito una laurea e un dottorato di ricerca in Filosofia moderna e contemporanea, dedicandosi parallelamente alla scrittura e ad attività di traduzione. In Albania ha pubblicato la raccolta di poesie Midis shpreses dhe endrres (“Tra speranza e sogno”, Tirana Editrice 1992), mentre in Italia sono usciti i romanzi Va e non torna (Besa 2002, Premio Grotteria 2000, Finalista del Premio Firenze 2000), M (Besa 2002). Ha scritto inoltre numerosi saggi apparsi in volumi collettivi e collaborato con diverse riviste e quotidiani.

Bibliografia:

Va e non torna, Besa, Nardò (LE), 2000.

Al lavoro e allo studio di un giovane immigrato in Italia si intercalano, in un continuo andirivieni tra presente e passato, le vicende personali e pubbliche in Albania. L’infanzia ai tempi della dittatura con il padre in carcere, i primi amori, gli studi programmati dall’alto e le trasgressioni per sentire la televisione italiana, la lotta degli studenti e dei democratici e la fine del regime. Fino alla fuga verso l’Italia, sempre desiderata e mille volte programmata, ma realizzata poi in modo del tutto casuale.

M Besa, Nardò (LE), 2002.

Uno scrittore in cerca di editore, in un paese straniero, viene accolto da un gruppo di transfughi, intellettuali alla deriva, uomini borderline, pellegrini senza fissa dimora che si raccolgono tutti in casa del prof. Andrea.

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