inedito – Con amore, Filosofia cap.1

“Allora dici che l’amore è stato parte integrante del mio cammino?”

Mi guardò, furba.

Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato questo momento, e me lo ero sempre immaginata così. Con la sua sfacciataggine, che l’aveva sempre contraddistinta dagli altri, ma anche con il suo inconfondibile sguardo enigmatico si era presentata alla mia porta.

Stavo preparando colazione, e fui stupita di una visita così presto nell’arco della giornata,ma si sa: lei spesso arriva quando gli altri non sono ancora partiti.

Andai ad aprire con la mia solita calma e quando me la ritrovai davanti mi venne quasi da ridere.

“Buongiorno”

“Buongiorno. Ti stavo cercando.”

Sorrisi. Non avevo dubbi che stesse cercando.

“Mi hai trovata.”

Sorrise a sua volta.
“Vuoi entrare?”

“Sì.”.

Mentre camminava nel mio salotto mi venne da ridere, nel vederla curiosa, attenta ad ogni particolare. Chissà quante domande si stava ponendo.

Era bella. Una bellezza fresca, nonostante l’età matura. Indossava un vestito leggero, con sopra disegnata una civetta.

“Seguimi”. Lei, che non aveva mai seguito nessuno, anzi, che guardava spesso con occhio critico gli altri, mi venne dietro, fino alla cucina.

“Siedi pure. Vuoi qualcosa?”

“Per ora no, ci penso.” Risposta scontata.

“Finisco di preparare la colazione, ma dimmi pure”.

Mi guardava, cercando di capire qualcosa, non so cosa.

Appena mi voltai, mi fissò dritta negli occhi.

“Tu sai chi sono?”

“Sì”. Una risposta troppo decisa per i suoi gusti, pensai.

“Sai qualcosa riguardo me?”

“Qualcosa.” Risposta che sono sicura, le piacque di più.

“E scrivi d’amore?”

Per un attimo rimasi a pensare. Pensai alla mia carriera, fino a quel momento. Pensai alle soddisfazioni ottenute, semplicemente mettendo su carta le mie passioni e le mie emozioni.

“Spesso.”

“Ti sei mai innamorata?”

Sorrisi. Mi ero mai innamorata? No. Molto di più. Avevo conosciuto l’amore con la A maiuscola. Quello che ti fa battere il cuore, che ti toglie il fiato, che non ti fa dormire, che ti fa sentire leggera.

“Sì.”

Sospirò. Enigmatica. Prese poi fiato.

“Allora dici che l’amore è stato parte integrante del mio cammino?”

Rimasi di nuovo in silenzio. Mi sedetti vicino a lei.

Sicuramente era venuta a sapere da amici di amici che avevo parlato di lei. A volte non in modo positivo, altre molto. Negli ultimi anni della sua vita mi ero appassionata molto a lei, alle persone che avevano influito nel suo percorso e me ne ero convinta: al centro di tutto c’era l’amore. Un amore spesso nascosto, spesso celato dietro pensieri, atteggiamenti, che non vi facevano pensare. Ma alla fine, l’amore c’era.  E mi stupivo che mi ponesse quella domanda. Doveva essere un dato di fatto anche per lei. Eppure, cercava conferme. O forse, voleva solo divertirsi.

“Tu credi di no?”

“Credo che sia una frase azzardata. Molte persone che sono entrate nella mia vita, se così si può definire, non ne hanno accennato minimamente. E tu invece dici che la maggior parte di loro, ha parlato di amore. Inevitabilmente, così dicendo, fai diventare l’amore parte integrante della mia essenza.”

“Lo so.”

“E credi davvero che ci sia amore, in molte delle parole di alcuni? Persone che hanno negato l’amore in sé.”

“Sì.”

Sorrise. “Bene, fammi degli esempi. Fammi capire. Lo sai, non mi bastano i sì. Sono alla ricerca continua dei perché, dei moventi e dei mossi. Spiegami perché credi che io l’amore si sia compagni da sempre.”

“Non ho detto da sempre. Da qualche anno sicuramente sì.”

Le porsi una tazza di caffè e ne bevve un sorso.

“Ti prego, inizia.”

“Con piacere, Filosofia”.

 

Mi fece rimanere il modo in cui poggiò la sua tazza, e prima che iniziassi a parlare, mi chiese di fare a nome suo.

“Sarò io a scegliere le persone di cui dovrai analizzare il pensiero e dirmi perché si collega all’amore. Farle scegliere a te sarebbe un gioco da ragazzi. Non trovi?”

“Giusto”

“Lo sai, sono dubbiosa di natura.”

“Me l’hanno detto.” Sorrise.

 

“Anni fa, a Rammenau, nacque un giovane in una povera famiglia; aveva doti straordinarie, e così, nonostante le sue radici, potè studiare teologia a Jena e Lipsia. Aveva un grande spirito critico, e infatti ebbe il coraggio di andare contro a uno dei più grandi personaggi che io abbia mai incontrato. Si chiamava Johann Gottlieb Fichte, e dicono che sia stato colui che liberò  l’uomo dalle catene kantiane, strappandolo dai vincoli delle cose in sé. Dove hai visto l’amore in lui? O semplicemente, nel suo pensiero.”

Sorrisi. L’uomo dell’idealismo. L’uomo che era stato scambiato, o meglio un suo scritto era stato scambiato, per Kant.

“Ricordo qualcosa di lui. La prima cosa che mi viene in mente è il suo concetto di Io puro. Ricordi, lo definiva intuizione dell’agire. Ma prima di tutto era un’attività libera e infinita. Conosci un’attività più libera ed infinita dell’amore?”

Filosofia mi guardò. Compiaciuta, ma insoddisfatta.

La missione del dotto, una delle sue opere maggiore. Ricorda un po’ Platone, con l’uomo che esce dalla caverna. So che hai bene presente i due testi, ma riassumiamo in breve: in ambo i casi, c’è un solo che sa, e che può dare indicazioni al resto dell’umanità. In Platone è colui che mostra la realtà agli esseri umani, la realtà non delle ombre, ma illuminata dal sole. In Fichte è colui che è modello, esempio, e indica agli altri la via da seguire. Analizza i due casi: una persona che sa, e che condivide il suo sapere con gli altri. La sua missione è salvare gli altri. Se si tenesse ciò che ha epr sé, parleremmo di egoismo. In questo caso non possiamo che parlare di altruismo. E non è questa, una forma d’amore?”

Continuava a sorridere.

“Ricordi il Dio di Fichte? Non più un Dio tradizionale, ma un Dio che è divenire, processo infinito di autorealizzazione. Credo che parlasse anche in questo caso d’amore. Come il finito che si risolve nell’infinito. Potremmo paragonarlo a una comune persona  che si risolve nell’amore.”

Addentò un biscotto.

“Hai detto cose sensate. Ma questa è solo una delle tante persone che ho incontrato.”

“Lo so”

“Vuoi andare avanti?”

“Tu no?” 

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