inedito – “Diario di un uomo e del suo piccolo cuore” di Luca Gamberini

RENAZZO 22 MAGGIO 2009

Arriva l’estate,e dovrei salutare,dire le solite cose,che non sono capace,io so fare ad apparire o a scomparire,non ho mezze misure,non ho nulla da offrire, niente parole per stupire,non ho sogni da trasformare,ho solo voglia di andare nel niente,dove c’è tutto ciò che è importante. Ho bisogno di tacere, come una cantina chiusa che attende lo sfiorire della vigna per farsi più profumata e attraente; e non esser più quell’umido fresco, che ammuffisce i ricordi,bugiarda sensazione di stare bene….

Avrò impronte addolcite, da bambini che giocano ad essere meno grandi di quello che sono,in fondo occupo solo più spazio di allora,forse per questo cerco l’acqua del mare,che tutto si inghiotte mentre…. sembra dare. Ho sentito un profumo provenire da oltre quelle pianure,che tutte le genti, le case,le strade parevano emanare,sarà quella la strada?sarà quello il mio mare? Ho vestito persone di sogni, che mi hanno ignorato, avevano un sangue diverso,non sapevano tremare, come io faccio quando le sento arrivare, e non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi per scoprirsi diversi o migliori,è, che se resti sospeso la speranza sta muta. Ho sentito quel fiato in un colpo di vento, e ne ho visto il brivido, specchiandomi nel ricordo di chi mi ha sorriso anche solo una volta,anche di chi, sciocca e feroce come l’estate ,camminando ridendo spalle al sole, il suo dolore tace. E’ inesorabile il male quando sai da dove proviene ma non lo vedi apparire, solo i suoi occhi dicono il vero,tutto il resto è speranza, o soltanto egoismo……

LIDO DI DANTE 13 GIUGNO 2009

Anche oggi le solite parole di tutte le mattine non diverse, quel tronco è ancora lì, senza posto definito ma immobile,come me,lei si va deformando,la sua brutta compagnia pare inesorabile, appare scheletrica,mi guarda,forse neppure mi vede più

fatica persino a trovare l’acqua,per fortuna che è l’acqua a trovare lei. Oleandri in festa,canne che puntano dritto,verso un cielo coperto di nuvole taroccate,sedici giorni che non mi lavo,eppure nessuno lo nota, odore di pini in questo luogo senza perché,qui non trovi nulla neppure se scavi,evita dunque fatica,e mettiti a guardare come fanno tutti.

Per chi non vuol sentire c’è il grecale,abile e scaltro,soffia con foga abusando di ogni feritoia ; qui la paura di esistere si dimentica di quelli come me. La capanna fatta coi legni portati dal mare

protegge il mio piccolo cuore che solo all’ora della risacca si affaccia curiosa,chissà quanto male deve patire, ma fa finta di nulla, cammina a fatica, ma sa dove andare, vorrei che seguirla per sempre potesse essere il mio unico mestiere.

A quest’ora il mare,dopo avermi a lungo ascoltato, mi parla,mi fissa dritto negli occhi, sussurra che sto diventando mio padre. A me non piaceva mio padre,ma ora capisco il senso di quel televisore sempre acceso.

VERNASCA 26 LUGLIO 2009

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Sono seduto su una panca di passaggio al belvedere dell’antica pieve,voci di cicale intente a dialogare,cosa avranno da dirsi non so

dovrei volare per capire le intenzioni del vento. Mi colpisce alle spalle un raggio di sole,imbevuto di freddo,come un suono di campane;da qui,ora, vedo l’ Emilia al risveglio….da qui,stanotte

ho visto una stella lasciarsi cadere,in assenza di vento,lei che sta in cielo non sapeva volare,e mi sono aggrappato al pensiero che tutti gli inizi han da finire. Sono nato in città,che ancora non erano scoccati i ’70,dove invece del vento c’è la corrente,dove invece dei prati ci sono le piazze:nessuno mi vide andar via da quei luoghi dove ancora sono tuttora presente,nella mente di chi vive sugli errori degli esseri umani. Rilasciando un sorriso bagnato nel vedere la stella cadere mi è scoppiato dentro un principio di incendio, erogato da un desiderio;ho chiesto che il suo piccolo cuore si spenga da solo come fanno le stelle nel cielo, che decidono loro quando è ora di andare di lasciarsi cadere,di avere una fine dignitosa e composta,hanno dato la luce,che decidano loro quando è ora di basta.E si spenga magari di notte quel piccolo cuore

più grande del mare,più caldo del sole

e che corra felice in quel sonno infinito

su di un prato verde contornato da fiori di tutti i colori

e un ruscello di acqua corrente che la disseti all’ombra di querce giganti,annegandoci dentro tutti i miei postumi e sciocchi rimpianti.

Qui al belvedere, la sento in ogni rumore,

è lei la foglia che cade

è lei il respiro di un fruscio del ramo

è lei il cauto percorso di una lucertola

ma ci sono solo io qui,e mi chiedo se sia lei a morire

o non sia io ad avere una umana crisi di assenza.

Io mi sento così…

come tutte le cose che non portano a niente

come un uccello che vorrebbe salpare

come un natante che vorrebbe volare

come il passato presente di un giorno

in cui deve succedere tutto e non succede mai niente,

come aceto di vino rovesciato sui frutti più dolci.

Come è amaro il mattino,coi suoi occhi lontani

quel piccolo cuore che batte al cospetto dell’angelo biondo

che seppe incantarla in un giorno di maggio

quando tutte le foglie parevano felici,

e in tutte le sere c’era la voglia di tornarsene a casa.

Ora quell’angelo biondo tutto bellezza e coraggio

le sta leggendo il libro più bello,quello più saggio,

quello che lei conosce a memoria,perchè è stata la sua essenza a far si che la vita di un cane meticcio diventerà storia.

Il passo dell’uomo col cane è un passo diverso,

è il passo di un padre,che da bambino si è perso,

e impara a gustarsi ogni momento sia fatto di gioia o di silenzio.

La sua luce che affievolisce mi riempie del suo splendore,

ho paura ma è lei che trema,piango ma è lei che soffre

non esiste giustizia a questo mondo

e quel piccolo cuore che ancora batte lo dimostra……

RENAZZO 27 luglio 2009

alle ore 15,02 il piccolo cuore si è spento

ora riposa dentro la cesta nel suo giardino, a sud ovest,

con lo sguardo rivolto a sud-est,un telo turchese,il suo e mio preferito le fa da cornice,ha gli occhi più belli che io abbia mai visto,le unghie tagliate e il pelo corto e profumato di borotalco:nella sua nuova casa gli amici di sempre, la gattina Giusy e il somarino Gianni,una copia di un libro scritto per lei,un osso fatto di corda,il suo cappellino di jeans per le lunghe passeggiate nel cestino della bici che l’angelo biondo le costruì con amore e dedizione,il suo papillon rosso,ed il cuscino a forma di osso, altri doni d’amore dell’angelo biondo.

MARINA DI RAVENNA 27 AGOSTO 2009

Su un calendario arido di appuntamenti giace la scritta ore 18.00 filaria… vorrei scavare,per venirti a cercare,oggi è un giorno così,di stanca estate, estate che pare essere già finita,o forse non è mai incominciata. Ti ho adagiata in basso eppure ti cerco sempre più in alto,dove ti sei elevata,dove certi giorni come oggi non ci arrivo,mi mancano i tuoi occhi attenti,che premevano sul mio cuore,senza fare male. Mi mancano le nostre passeggiate,ora sono un uomo pigro,che siede al fianco della tua presenza, ti cerco perchè di te non posso fare comunque senza,e ti parlo ancora, come ti parlavo in quei giorni di giugno soffocanti, dimagranti,pian piano ti rimpicciolivi,divorata dalla brutta malattia,che pareva non avere pietà del tuo corpo e del mio egoismo..Mi mancano i tuoi sospironi,quelli che includevano lo stirare le zampe fino a raggiungermi,fino a lasciarmi il segno. Mi manca la tua voglia di giocare,che era anche la mia,e che ora non ho più. Mi manca la tua voce,quella che imitavo e che tu sapevi essere tua,anche noi così come gli umani avevamo i nostri piccoli segreti da dividere,così come ci dividevamo il pranzo. Mi manca la tua compagnia, quell’essere al mio fianco come un tutore, accompagnarmi nei miei lunghi viaggi,o nelle mie lunghe attese con la voglia di rivederti,di stringerti,di respirarti,di spazzolarti, di svegliarmi la notte per venirti a cercare,per sentirti stare bene. Mi manca una parte di me che mi pare di aver perduto, o forse non ho mai avuto,tu che hai saputo donarmi perfino l’arte del pianto,quanto sale che ho perduto in questa estate che ancora deve cominciare. Mi manca la tua complicità,il tuo conoscere le mie intenzioni, non so più dove andare, non saprei neppure pronosticarmi un futuro, io che vivo senza passato,mi ritrovo fermo immobile a guardare il cielo,

dimostro un attaccamento simbiotico,l’esatto contrario di ciò che tu mi hai insegnato. Sto diventando schiavo, parlo poco,non eccedo,smetterò di viaggiare perché senza la tua gioia niente mi emoziona più… ho vissuto di ciò che adoravo, ma non so se sono mai stato capace di amare ciò che adoravo, non dovresti mancarmi, non dovrei mancarmi, io non ci sono più,non mi trovo,non ho più la certezza dell’incertezza del domani,non ho più voglia,se non di scavare.

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