inedito – “Il professore” di Asteria Casadio

Sofia si ricordava perfettamente del Professore. Lui l’aveva aspettata tanto, praticamente tutta una vita, e anche quando Sofia era stata costretta ad andarsene a vivere nella grande casa sullo stradone, lui aveva preso le sue quattro cose e l’aveva seguita. Non che gliene servissero molte, a dire il vero: una sedia, niente di più, e poi del resto non ci sarebbe entrato molto nella stanzetta a pagamento di Sofia.

Il Professore aveva aspettato seduto sulla sedia infondo al letto insieme al grembiule e le calze di lei e finalmente era stato ricompensato: ora Sofia si ricordava perfettamente di lui. E dove era stato tutto quel tempo? Non avrebbe saputo dirlo Sofia, ma quando ora pensava a lui le pareva di essere bellissima anche senza i due denti che facevano sentire la loro mancanza proprio mentre sorrideva. Come aveva fatto a dimenticarlo? E perché proprio ora era tornato? Certo nella grande casa sullo stradone non c’era molto da fare. Per passare il tempo aveva provato ad andare nel salone: il mercoledì sera le avevano detto che c’erano degli animatori o come li chiamavano e si era ritrovata a fare i cruciverba con altre venti persone e una tizia che urlava verticali e orizzontali di una facilità imbarazzante, mentre una collega lì accanto fingeva di trovarsi in difficoltà. Chissà chi li aveva studiati quei cruciverba, si domandava, chissà quante ricerche sulla mentalità senile…A volte le veniva perfino da ridere, altre volte provava una rabbia infinita. Aveva studiato Sofia e se la maggior parte di quelli della sua età non era arrivato neanche alla sesta perché nessuno pensava a quelli come lei? Certo, tutto avrebbe pensato Sofia eccetto di finire a sentirsi dire: “Brava! Marina, guarda: la signora ha già finito” da una ragazzina di vent’anni. Era stato allora che, risalendo in camera, aveva visto il Professore seduto sulla sedia; era stato un attimo, un’immagine, l’ultima di lui che le era rimasta.

Il cortile della scuola, grande, grandissimo, lei da un lato e lui col braccio lievemente alzato, uno sguardo, un cenno, mentre continua a parlare con un collega. In quel momento Sofia aveva saputo esattamente che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrebbe visto. È così era stato. Dicevano che l’avevano trasferito e ora Sofia pensava che uno sguardo in più aveva pesato troppo sulla bilancia di un’Italia fascista e bigotta, ma poteva essere solo un’idea. Non era stato dato di sapere.

Sofia si ricordava perfettamente del Professore, ora.

Là nella casa di riposo dicevano che ci si doveva riposare, e che doveva scendere, c’era una visita di Pasqua. “ Mamma come stai? Ti vedo bene, sì due compere, sai ci sono dei regali, dei doveri, tu capisci. A te non ho portato niente, non ti dispiace? Ma i medici dicono che è meglio che stai attenta agli zuccheri, sennò lo sai…ora vado, sono di corsa, ciao. Auguri.”

I medici dicevano che la memoria di Sofia perdeva i pezzi, arteriosclerosi la chiamavano, o era qualcosa di più? Forse, ma che importava. Presto le sarebbe rimasto solo il Professore, col braccio teso, ma loro non lo potevano sapere. Una donna due sedie più in là cullava una bambola e le parlava piano confidandole chissà quale segreto. Cose da piangere per una sera intera e non fermarsi, e allora non era meglio dimenticare tutto al più presto? A Sofia pareva di dissolversi e la cosa le sembrava bellissima, che ne sapevano i medici perché rideva senza denti? Era per quello che Sofia stava là dentro, “è per te mamma, lo capisci?” le avevano detto e lei aveva capito tutto benissimo e accettato senza protestare. Accettava anche che la mattina dopo l’avrebbero messa nel grande salone a vedere la messa del Papa, se pure le sembrava ormai da tempo che Cristo avesse ogni anno la faccia più perplessa, una resurrezione per abitudine, e che un bell’anno avrebbe detto: “sai che c’è? Chi me lo fa fare reggere la concorrenza con la colomba di mandorle? Non mi va più, trovatevene un altro. Tenetevi i vostri peccati e vi saluto tutti”.

Da in fondo alla sala un vecchio urlava: “il Papa, il Papa!” e qualche assistente a tentare di calmarlo. Era meglio non sapere. Sofia per fortuna aveva il Professore. A volte era felice che fosse tornato proprio ora, le sembrava di capire il perché anche se certo non l’avrebbe detto mai a nessuno, e non solo perché non aveva a chi, ma anche perché non era del tutto convinta che fosse realmente esistito, e ora che se ne ricordava perfettamente non avrebbe avuto paura neanche di dirgli che, nonostante la voglia di svanire, agli esami finali sarebbe stata impreparata. Quando aveva troppa paura, Sofia chiudeva gli occhi, sentiva di avere tutti i denti, non c’erano più pareti, né Cristo e la sua resurrezione né tanto meno i pacchi di sua figlia, solo il cortile di una scuola: il Professore era solo: un passo in più e avrebbe evitato quel gesto di saluto e chissà, forse ora avrebbe avuto anche lei la sua colomba pasquale. Non le sembrava di chiedere poi molto.

Asteria Casadio

Estratto dal suo prossimo libro il cui probabile titolo sarà “Assenze”-

Autore: Asteria Casadio
Titolo: Il professore

Dati personali dell’autore

Nome: Asteria
Cognome: Casadio
Regione di residenza: Abruzzo
Email: asteriacasadio@tiscali.it

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