inedito. “Lettera di una madre a un assassino”

Ho visto l’infinito negli occhi di mia figlia.

Un istante che dura per sempre

Non ha tempo né oggi né domani semplicemente è.

Un giorno mia figlia è stata una morula, la immagino come un chicco di melograno rosso che scivola verso la trasparenza, questo chicco che mi sono portato in corpo nove mesi . E comincia da lì la mia attesa di sapere cos’è, cosa sarà, una cosa mia, non ancora un essere umano, non ancora, ma solo una parte del mio corpo, una parte di me. Un sorriso segreto che mi increspa le guance: “ ehi! dico a voi, dico a tutti il mio segreto che è in me e ancora non si vede, riguarda anche voi uomini e donne,  tutti”.

Questa morula lanciata nel suo viaggio verso la vita, questa morula non ancora uomo non ancora donna, si è guadagnata ad un tratto la vita. E’ nata, la mia vita. Quella che tu mi hai portato via, tu che non mi hai ancora uccisa e mi fai morire ogni giorno  di più. Qual è questo caso che ha voluto che le nostre vite si incontrassero, cos’è accaduto perché quel viaggio si trasformasse in una landa desolata in cui sono sepolta viva, sola, nascosta al rumore del mondo. Da voi, anche da voi che parlate, indagate, giudicate,

 voi che avete tracciato il dna delle mie emozioni, contato il numero delle lacrime che ho versato, tese le orecchie ad ascoltare le mie grida di disperazione. Sono qui e sono viva. Le lacrime dentro gli occhi, le grida nella gola, muta. Esplodono le lacrime, le parole, le grida in me e straziano quel sorriso che vedete sul mio volto. Il disegno di una speranza. Di una certezza che sento inondarmi il cuore. A dare il sapore a questa disperazione lucida che cerca di ritrovare mia figlia.

E mi rivolgo a te che  l’hai portata via a te che non odio ancora, perché non mi interessa odiarti, né capirti né cercarti.

Rendimi mia figlia.

Anche tu sei un figlio, ti penso come un uomo, so che lo sei, anche tu sei stato un figlio, hai una madre, viva, forse,

 chissà dove,

chissà dove

chiederei a quella madre di parlarti, di supplicarti come solo una madre può fare, perché tu toccato dal suo linguaggio universale, che precede ogni fede, ogni ragione,  torni ad essere un uomo, un essere umano capace di provare pietà e forse anche tu saresti salvato

Rendimi il suo corpo.

Il suo corpo che si schiaccia contro il mio,  e la carne si tende e le braccia si tendono, la pancia si schiaccia, per accogliere meglio l’aderenza del suo corpo contro il mio corpo. Del suo cuore contro il mio cuore. Rendimi il suo sorriso che illumina i miei occhi perché da quelli le rinvio il mio segnale d’amore, rendimi la sua piccola testa che accarezzo tanto a lungo, rendimi le sue mani che giocano con le mie dita, rendimi il suono della sua voce  che precede le parole.

NOOO

Non può essere umana questa assenza, questo nodo che mi stringe la gola, queste lacrime che sostano sugli  occhi. Lascia che torni da me, che senta ancora il mio calore, che si riempia dell’amore che le hai strappato un momento. Lascia che sia un momento e poi la vita riprenda il suo corso. Lascia che sia io a morire prima di lei. Se pensa al futuro una madre si attende solo questo, che quel corso di vita  intrecciato nella pancia e prima ancora nel desiderio e nei  sogni, continui dopo di lei.

Si pensa che un figlio nasca in un solo giorno, un figlio nasce ogni giorno, a poco a poco, lentamente, faticosamente, un figlio nasce nei pensieri, nelle ore che si dedicano alle sue cure, tutte le volte che ti fermi a guardarlo. E t’accorgi che esiste una forma perfetta di felicità. Il mondo intero escluso da un abbraccio, l’abbraccio di una madre e di suo figlio, che ballano a modo loro al suono di una musica infantile.

Rendimi quella musica.

Ricordo le ecografie, il suono del suo cuore, esisteva già prima di lei, lo attendevo quel segnale prima di ogni ecografia, mi diceva che lei era ancora lì, dentro di me e attendeva solo di nascere, di conoscermi. L’attesa di sentirla muovere dentro di me per dirmi: “sono qui, sono viva in te”.

Rendimi il suono del suo cuore.

Da quando hai preso mia figlia il tempo non esiste più per me, non esiste la vita che scorre nel tempo, forse ne scorre un altro,  lungo, interminabile, che vede la vita precedente scorrergli innanzi, su un altro binario che non si può raggiungere, su quel binario c’ è ancora lei, la vedo correre intorno al tavolo e nascondersi come le ho insegnato e riapparire al suono del “cucù”, col suo sorriso da cartone animato e i denti grandi incastonati tra rosee gengive.

Rendimi i suoi giochi

E invece ora è il silenzio dei giochi abbandonati, della casa vuota, delle grida taciute, ora è solo, il silenzio dei morti.

Lascia un Commento

Prima di inserire il tuo commento verifica che sia attinente all'articolo e non abbia fini pubblicitari.
Tutti i commenti sono preventivamente moderati dalla nostra redazione.