inedito: “Mari e Monti” di Jacopo Iannacci
Il vento caldo, la sabbia, l’oscurità.
Il mare, la sua voce, mi investe.
Lo spazio aperto, luci lontane squarciano il suo buio.
Un buio noto, familiare, che non fa paura.
Un buio in cui i pensieri viaggiano,
sospinti dal vento caldo, trasparente,
che mi accarezza mentre lo guardo.
I pensieri viaggiano, al buio,
ma sanno bene dove andare,
richiamati uno ad uno dalla voce,
la voce del mare.
La montagna, da qualche altra parte.
Silenziosa, buia, immobile.
Veglia, controlla e protegge.
Definisce e delimita la valle,
che ai suoi piedi, serena, si stiracchia,
sicura di essere la sicuro.
Dorme, nell’oscurità resa più scura dalla sua ombra,
l’ombra della montagna.
La voce del mare non può arrivare fino a qui,
a turbare la quiete di un bianco d’inverno cristallino,
che veste di riflessi discreti il corpo di una notte oscura,
che riposa serena al caldo di un gelido tramonto.
No, la voce del mare non può arrivare.
Ma i pensieri, che sul pelo dell’acqua mossa
si inebriano di vapori salini che subito
cicatrizzano al contatto con l’aria, sì.
I pensieri arrivano, in un istante.
Percorrono distanze enormi nell’attimo di un respiro.
Attraversano il mare e le pianure.
Scavalcano le montagne,
e donano alla notte, che riposa serena,
una carezza che sa di salsedine,
e un caldo abbraccio come la sabbia in una notte d’estate,
quando la brezza increspa l’acqua
e riempie i polmoni di fragranze silvestri.
Copyright © Jacopo Iannacci, 2010
Questo articolo è stato scritto da Jacopo Iannacci il 31 gennaio 2011
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