Intervista a Barbara Bracci

Intervista alla scrittrice Barbara Bracci

Nome: Barbara
Cognome: Bracci
Regione di residenza: Umbria
Email: barbiebracci@yahoo.it

Intervista (Agosto 2009)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) La scrittura , e la poesia in particolare, è il modo a me più affine per accedere all’interiorità, per curarne le ferite attraverso la parola. Ho iniziato fin da bambina a scrivere poesie, tutte segretamente nascoste nel cassetto. La pubblicazione in questo senso è una messa a nudo, un brutale esperimento, una prova contro i limiti del mio pudore. La poesia è una terapia.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Dopo il liceo classico mi sono laureata in Comunicazione di Massa all’Università di Perugia e ora sto seguendo il corso di laurea magistrale in Comunicazione Multimediale. I miei studi, tra le altre cose, mi hanno permesso di approfondire le complesse tematiche legate alla produzione del senso, a capire come nasce e si struttura ogni forma di comunicazione. Forse non è un caso che io abbia scritto “Libra” negli anni dell’Università.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Come dicevo ho iniziato da bambina, nei momenti di raccoglimento. Ho sempre avuto bisogno della mia solitudine, di ordinari faccia-a –faccia con me stessa e con le mie emozioni. E ho capito che riversare sensazioni e sentimenti su carta era per me una liberazione, una salvezza.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Scrivere vuol dire conoscersi, vuol dire dare corpo al flusso del nostro sentire, vuol dire reinventarsi di continuo e allontanare la banalità.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) I libri dei miei poeti preferiti: le raccolte di Alda Merini, Emily Dickinson, Giuseppe Ungaretti, Sandro Penna, Fernando Pessoa, Jorge Luis Borges e molti altri.

D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Nessuno… perché la poesia si nasconde anche tra le pagine più impensate.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) “Squartamento” di Emile Cioran. L’ho letto per un esame universitario e mi ha illuminato.

D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Nessuno, davvero. Sono fortunata.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) L’Umbria è una terra meravigliosa, una terra di santi e di contadini. Sono molto legata al lago Trasimeno, ai campi di grano assolati, ai piccoli borghi medioevali di collina. E’ stata la cornice della mia infanzia spensierata e è radicata nel mio cuore. Anche se mi manca il mare.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Mi piace l’apertura concessa ai giovani autori da parte della piccola editoria, grazie anche alla rivoluzione Internet. Non mi piace la chiusura e l’ostracismo dei grandi editori.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Non mi piace il nepotismo, le grandi lobby culturali che detengono il potere, la mancanza di fantasia, una trasgressività solo apparente. Mi piace il fermento che viene dal basso, quello autentico e non omologato.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Ho inviato il manoscritto a varie case editrici e alla fine ho deciso di accettare la proposta di Albatros Il Filo. Ho spedito il mio lavoro di getto, senza pensarci troppo. Sono spesso impulsiva nelle decisioni importanti.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Strade perdute di David Lynch. E molti altri. A seconda dei momenti.

D) Musica: la canzone del cuore?
R) Lorelei dei Cocteau Twins. Mia sorella mi ha detto che ascoltandola ha pensato subito a me, così l’ho aggiunta subito al profilo di Myspace. E molte altre. A seconda dei momenti.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R)

D) Ritiene siano utili?
R)

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R)

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R)

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R)

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R)

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R)

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R)

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R)

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R)

D) Ha vinto premi letterari?
R)

D) Crede nei premi letterari?
R)

Ha altri progetti in cantiere?
R)

approfondimento POESIA

D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
R) Scrivo sul mio Moleskine rosso, in modo da poter appuntare le idee improvvise, evitando di dimenticarle. Scrivo in solitudine, in silenzio, e gli spunti migliori ce l’ho di notte, tra la veglia e il sonno.

D) Quali sono i suoi poeti del cuore?
R) Emily Dickinson e Sandro Penna.

D) Come nasce un suo verso?
R) Di solito scrivo prose poetiche e con un lavoro di lima, arrivo al nocciolo. Puntando molto su rime, assonanze, giochi di parole, omoteleuti, metafore.

D) Quanto tempo ci lavora su?
R) Alcune ore, alcuni giorni, pochi minuti. Dipende dall’ispirazione.

D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
R) Ci deve essere musicalità, ritmo, corpo. Ci deve essere un’immagine folgorante.

D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
R) Da piccola, seduta sull’altalena davanti casa. Avevo circa otto anni e osservavo una grossa quercia in un campo di grano, maestosa e sola, che m’ha dato l’ispirazione.

D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?
R) La voglia di mettermi alla prova, di rischiare. Che è sicuramente contro la mia natura. E’ stata una sfida. Una messa a nudo.

D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
R)Riporto un’intere poesia.
Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare,
e solitudine la morte –
eppure tutte queste sono folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.
Emily Dickinson

D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?
R) “Libra” è un apparente riferimento alla bilancia, all’equilibrio. Ma in realtà è la negazione di ciò, perché solo accettando i propri squilibri e i propri limiti ci si può “librare” nell’aria, liberi, sereni. E’ il verso finale della poesia “Imperfezione”, che non a caso è al centro dell’opera.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Un’estate.

D) Ha vinto premi letterari?
R) Non ho ancora partecipato a premi letterari ma lo farò sicuramente.

D) Crede nei premi letterari?
R) Sì, sono ulteriori modi per mettersi alla prova, confrontandosi con la critica.

D) Ha altri progetti in cantiere?
R) Vorrei realizzare un libro di poesie e foto insieme al mio ragazzo, che è un eccellente fotografo.

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