Intervista a Bob Zehmer
Intervista allo scrittore Bob Zehmer
Nome: Bob J.
Cognome: Zehmer
Regione di residenza: U.K.
Email: bjzehmer@gmail.com
Intervista
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Mi è sempre piaciuto leggere fin da bambino. Un amore, quello per la letteratura, che mi ha trasmesso mia madre. Sono sempre stato un lettore vorace, poi all’età di 12 anni, ho cominciato a scrivere racconti.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Studi umanistici e laurea in scienze economiche.
Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Dopo le mie prime esperienze pre-adolescenziali, all’età di 15 anni formai un gruppo rock con alcuni amici e cominciai a scrivere i testi delle canzoni. A 16 anni il mio rapporto con la scrittura diventò per così dire più impegnato, presi così a scrivere poesie. Ero affascinato dalla poesia simbolista francese, dal romanticismo inglese ma anche da quella della Beat Generation. Da allora ho continuato seppure con parecchie interruzioni.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Migliorare la mia comprensione del mondo e degli altri, quindi il mio rapporto con gli altri.
Quali sono i suoi libri del cuore?
Non sono credente ma mi piace ogni tanto rileggere dei brani della Bibbia. La trovo interessante dal punto di vista letterario, storico, etico e morale.
Amo indiscutibilmente Shakespeare, trovo le sue opere ineguagliabili e ovviamente amo le opere del grande Oscar Wilde.
Riguardo gli scrittori contemporanei mi appassiona il modo di scrivere di Frank McCourt, è genuino, lineare, ti arriva in fondo al cuore. Ma tutta la buona letteratura mi entusiasma, da qualunque parte venga.
E quelli che non leggerebbe mai?
Beh, per quanto ci siano molti bravi scrittori in giro, ogni tanto mi capita di leggere dei libri che pure hanno una certa resa commerciale e mi chiedo come sia possibile scrivere in quel modo. Ci sono un sacco di opere banali e stupide.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Parlando di letteratura contemporanea sicuramente Angela’s ashes di Frank McCourt.
E quello che meno le è piaciuto?
Diciamo che ce ne sono stati alcuni ma non voglio citarli. Li ho trovati orrendi! Banali, scopiazzati (molto male) e scritti con i piedi.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Non so esattamente a quale regione e a quale terra dovrei appartenere visto che sono un po’ italiano, un po’ inglese e spagnolo d’adozione. Mi sono sempre sentito a mio agio ovunque. Amo molto l’Italia è splendida ma la terra dove mi sento veramente a casa è la Spagna, Barcellona è diventata la mia città e appena posso è lì che passo il mio tempo.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
L’editoria è un’industria, non solo in Italia e si muove dunque spesso secondo canoni di profitto e non di merito.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
L’Italia ha sempre espresso talenti culturali di alto livello, ancora oggi ci sono molte persone preparate e sinceramente colte. Il problema è che viene dato poco spazio ai giovani. In Italia comanda la gerontocrazia e cerca di omologare culture e idee soffocando tutto ciò che non le sta bene.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Sono stato stimolato da mia moglie e dai miei amici che mi hanno detto che, avendo superato i 40 anni, avrei dovuto cominciare a pubblicare qualcosa, così magari mi sarebbe servito di incoraggiamento per continuare a scrivere.
Cinema: qual è il suo film preferito?
Il cielo sopra Berlino.
Musica: la canzone del cuore?
Ne ho almeno due: Roadhouse Blues e Stairway to Heaven
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No.
Ritiene siano utili?
Credo di sì, però scrivere non è come imparare a usare il computer. O ce l’hai nel sangue o non puoi farlo.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Molti sostengono che sia la creazione di una storia avvincente che sia in grado di coinvolgere il lettore. Sono d’accordo ma una storia avvincente non basta, bisogna che sia espressa con della buona letteratura. La banalità e la volgarità spesso deprimono la produzione letteraria.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
“riti” particolari?
Nessun rito, ci mancherebbe. Scrivo quando ho l’ispirazione. Solitamente al computer ma se mi viene qualcosa in testa la scarabocchio sul primo pezzo di carta che mi viene a tiro.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Nella mia vita ho sempre viaggiato molto, fin da piccolissimo. Amo viaggiare e amo scrivere quello che vedo nei miei viaggi. La maggior parte delle mie poesie traggono ispirazione dai viaggi. Ho dunque legato le due cose e ho scritto questo racconto/poema.
Cosa significa per lei raccontare una storia?
Saper comunicare qualcosa agli altri usando una buona letteratura.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Dipende da come e da cosa voglio raccontare.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Sono entrambi la narrazione di una storia, differiscono solo per la lunghezza. Il romanzo offre maggiori possibilità di sviluppo, per cui la scelta ricade in base a ciò che l’autore vuole esprimere.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
L’essenza e l’aroma coincidono con l’amore, senza il quale la vita non avrebbe senso.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
È molto difficile stabilirlo. Cominciai a scriverlo sei anni fa, poi lo interruppi. Nel mentre scrissi qualche racconto e alcune poesie. Poi lo ripresi la scorsa estate ma in esso compaiono alcune poesie che sono state scritte venti anni fa.
Ha vinto premi letterari?
No.
Crede nei premi letterari?
Temo che siano un fenomeno di marketing.
Ha altri progetti in cantiere?
Ovviamente sì. Sto ultimando un romanzo che credo di pubblicare entro la prossima primavera e ne ho già cominciato un altro. Ho inoltre parecchio materiale rappresentato da poesie e racconti da cui attingere.
Quali sono i suoi poeti del cuore?
William Shakespeare, Arthur Rimbaud, P. B. Shelley, William Wordsworth, Oscar Wilde, Paul Èluard, Garcia Lorca, José de Espronceda, Pier Paolo Pasolini, tanto per citarne alcuni tra quelli che mi entusiasmano di più. Aggiungerei anche James Douglas Morrison, era un grande poeta.
Come nasce un suo verso?
Da un’emozione, come credo accada per ogni poeta.
Quanto tempo ci lavora su?
Nemmeno un secondo. Nella poesia non puoi modellare, non puoi costruire. I versi sono fragili, dolcissimi fiori che si colgono nel giardino del cuore, se li rigiri troppo nelle mani li togli il soffio vitale.
Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
Fintanto che mi emoziona, mi rende soddisfatto.
Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
È difficile ricordarlo dopo 30 anni.
Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?
La poesia, come tutte le forme d’arte, non è mai di chi la compone ma di tutti quelli che leggendola la sentono propria.
Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
Di versi celebri e che adoro ce ne sono parecchi ma quando leggo i grandi poeti non mi viene in mente di volermi sostituire a loro, mi basta di deliziarmi con quanto di straordinario hanno saputo donarci.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 10 gennaio 2009
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