Intervista a Carla Casazza

Intervista alla scrittrice Carla Casazza

Nome: Carla
Cognome: Casazza
Regione di residenza: Emilia Romagna
Email: carlacasazza67@gmail.com

Intervista (luglio/2009)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Ho iniziato a scrivere racconti e poesie da quando ho imparato a tenere con sicurezza la matita in mano e non ho più smesso. Nel tempo questa mia passione è divenuta anche la professione che ho scelto: sono giornalista pubblicista, mi occupo soprattutto di enogastronomia e turismo ma scrivo anche di libri e di temi legati all’ecologia. All’attività di collaborazione con testate nazionali e locali affianco un impegno come addetta stampa e mi occupo di comunicare l’attività di scrittori esordienti o già noti. Ho pubblicato due saggi storici e diversi racconti, ho terminato un romanzo per il quale sto valutando alcune case editrici e mi sono già messa al lavoro sul secondo romanzo.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Ho conseguito il diploma magistrale e poi ho frequentato la facoltà di scienze dell’educazione scegliendo la specializzazione storica.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Come ho detto prima, ho iniziato a scrivere prestissimo. In seconda elementare già raccoglievo in quadernini che conservavo con grande cura le mie poesie e i miei pensieri.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) E’ una delle cose più importanti della mia vita. Il modo che mi è più congeniale per comunicare. Ho bisogno di scrivere per riordinare le idee, per esternare emozioni. E’ una dlle cose a cui non potrei mai rinunciare.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Piccole donne credo di averlo letto 10 volte! Oceano mare di Baricco, che non mi stanco mai di rileggere, Canto di Natale di Dickens, Kitchen di Banana Yoshimoto. Ma è difficile fare un elenco. Sono tanti i libri che amo. Sono una lettrice compulsiva, leggo più di cento libri all’anno: non riesco a ridurre le letture che mi hanno emozionato a una breve lista.

D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Non scarto mai un libro a priori perché finchè non lo abbiamo letto non sappiamo se valeva la pena o meno.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Ne ho letti diversi di belli negli ultimi tre anni. Sarebbe troppo riduttivo citarne solo uno.

D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Pan di Dimitri: non sono riuscita ad andare oltre le prime 50 pagine.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Vivo in Emilia Romagna da 30 anni ma i miei genitori sono veneti ed io sono nata a Pisa. Qui mi trovo bene, è una terra accogliente ed ospitale, gaudente anche. In sintonia col mio carattere che è molto solare. Ma il fatto di avere trascorso un’infanzia tra Veneto, Toscana ed Emial Romagna credo abbia contribuito a rafforzare la mia passione per il viaggio. Non sono capace di stare ferma a lungo: o bisogno di vagabondare. E poi tornare volentieri nella mia casa e nella mia piccola città a misura d’uomo.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Non mi piace una certa editoria che specula sul desiderio di tante persone di vedere pubblicato il proprio libro nel cassetto. Non mi piace la logica del marketing che induce a pubblicare qualsiasi scemenza sia uscita dalla testa di un tronista o una velina e trascurare libri che sono davvero preziosi. Apprezzo invece le case editrici minori che si danno un gran da fare con minime risorse, inseguendo un ideale con passione, e arrivano spesso a risultati molto apprezzabili.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Il panorama culturale italiano è come diviso in due livelli: quello “ufficiale” che si vede in tv, che si legge su certi giornali, che si intuisce dai libri esposti nelle vetrine delle grandi catene. Un panorama, questo, assolutamente desolante, svuotato di contenuti, di ideali. Una tristezza insomma. Per fortuna che poi c’è il livello sottostante, quello di chi resiste, chi no si piega alla tv e ai libri spazzatura, che cerca di mantenere viva una cultura che è sempre stata una delle bandiere del nostro paese.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Il primo saggio è tratto da una ricerca storica che avevo svolto in passato: una Fondazione mi ha proposto di pubblicarlo a sue spese. Il secondo saggio sognavo di pubblicarlo già vent’anni fa. Ho portato le bozze all’editore con cui collaboro anche per lavoro che ha trovato il libro inetressante e l’ha dato alle stampe.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) L’attimo fuggente (Dead poet society)

D) Musica: la canzone del cuore?
R) Forbidden Colours di Ryuichi Sakamoto

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No

D) Ritiene siano utili?
R) Ritengo che siano utili corsi di scrittura e basta. Per imparare a combinare le parole in modo accattivante, arricchire il vocabolario o non fare errori di ortografia. La creatività, invece, ce la possiamo mettere solo noi. Nessuno può insegnarcela.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Trasmettere emozioni. Positive o negative che siano. Se uno scritto è perfetto dal punto di vista della forma ma non avvince, non induce il lettore a soffermarsi su qualche periodo particolarmente intenso o non scatena in lui emozioni, a mio avviso non è un buon romanzo.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo sia su carta che sul pc: su carta quando ho bisogno di concentrarmi particolarmente. Scrivo tutto il giorno per lavoro o per piacere. Preferisco essere sola quand scrivo ma non sempre me lo posso permettere. Non seguo riti particolari, ma quando devo iniziare un nuovo libro traccio un sintetico riassunto della storia che poi seguo, a volte stravolgendolo completamente.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Se ci riferiamo a libri già pubblicati, ho deciso di raccontare una storia che ho sentito raccontare a mia volta da mio nonno tantissime volte, che ho amato e ho fatta mia. E’ il diario di un viaggio attorno al mondo intrapreso dall’incrociatore Montecuccoli negli anni ’30. Viaggio che mi ha affascinato, in particolare per quanto riguarda le tappe in Cina e in Giappone.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Comunicare, aprire il cuore, dare sfogo alla mia fantasia.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Con entrambi, dipende dalla storia che ho in mente, da come si sviluppa.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Rischio di essere didattica. Più che una definizione posso dire come li intendo: il racconto è un germoglio di romanzo.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) E’ un titolo descrittivo dei contenuti Montecuccoli 1937-38. Viaggio in estremo Oriente: trattandosi di un diario di viaggio era necessario non divagare troppo, doveva essere chiaro e semplice.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Pochi mesi, ma a raccogliere il materiale ci ho messo vent’anni.

D) Ha vinto premi letterari?
R) No

D) Crede nei premi letterari?
R) Possono essere utili per promuoversi

D)Ha altri progetti in cantiere?
R) Ho altri due libri che attendono pazienti che termini quello che sto scrivendo

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