Intervista a Chiara Vitetta
Intervista alla scrittrice Chiara Vitetta
Nome: Chiara
Cognome: Vitetta
Regione di residenza: Calabria
Email: webmaster@chiaravitetta.com
Intervista del 28 gennaio 2009
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Già da bambina amavo l’italiano, e lo studiavo con piacere anche a sei anni, mentre le altre materie mi annoiavano a morte. Con il tempo ho iniziato a tenere dei diari, su cui scrivevo più volte al giorno, e poi ho scritto per anni poesie, finché a sedici anni ho scritto il primo racconto. Dopo ne sono nati altri cinque, più tre romanzi. Materiale non tutto buono, ma in gran parte, sì.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Mi sono diplomata in un Istituto Tecnico Commerciale, poi ho preferito il lavoro anziché l’università.
D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?
R) Per “iniziato a scrivere” considero il primo racconto, quindi a 16 anni, e l’ho fatto perché ne sentivo il bisogno, era come un’urgenza.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) È una valvola di sfogo, un pozzo nero in cui riversare inquietudini e paure, scontentezza e nervosismo. Mi mette in pace con il mondo.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) “Il conte di Montecristo” e “I tre moschettieri”, di Alexandre Dumas padre, “Mucchio d’ossa”, di Stephen King, “Furore”, di John Steinbeck… ma il mo cuore è abbastanza grande da contenerne tanti altri.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Quei libri spazzatura contro cui mi batto: il libro di Pietro Taricone e quello di Fabrizio Corona, e i vari cumuli di fogli con sopra il nome di personaggi dello spettacolo.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Sicuramente “Furore”,di John Steinbeck.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, di Melissa P.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Amore-odio, come credo sia per gran parte dei calabresi. Ci sono molte cose belle qui, ma fondamentalmente si vive male. Siamo disorganizzati, individualisti e anche molto altro…
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Tasto dolente! Non mi piace che si pubblichi qualunque cosa, che i criteri di scelta dei libri da pubblicare non siano rigidi quanto dovrebbero, che editori senza scrupoli chiedano contributi esorbitanti ad aspiranti scrittori. Non mi piace che chiunque possa fare l’editore e che ci sia pochissimo spazio per gli esordienti. Cosa mi piace? Tra tutto quello che ho visto finora, nulla!
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Non mi piace che il panorama sia ristretto, mi piace invece che in internet si trovino molti siti di persone appassionate di libri e cultura in genere, gente sempre disposta a impiegare il proprio tempo aiutando per il puro piacere di farlo, esordienti allo sbaraglio, come me.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Ci sono voluti anni di contatti con case editrici che alla fine valutavano bene gli scritti, ma chiedevano contributi. Anni di e-mail, lettere cartacee, telefonate, ricerche su internet… Poi finalmente sono incappata in Giuseppe Tozzi e nella sua “Edizioni del Poggio”, e ora posso sfogliare il mio libro, pubblicato rigorosamente “senza contributo”.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Difficile dirlo, mi piace molto il cinema e guardo moltissimi film. Uno che ho visto decine di volte e che mi piace molto è “La maschera di ferro”.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) “Il suonatore Jones” di Fabrizio de Andrè.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No, mai.
D) Ritiene siano utili?
R) Non so, forse per qualcuno sì, ma di certo non per me. Io rendo meglio senza regole e senza schemi, senza insegnanti e senza libri di testo.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) La complessità dipende dalle capacità dello scrittore. In linea generale, penso che le difficoltà siano relative a mantenere sempre alta l’attenzione del lettore, a non creare un andamento troppo discontinuo nella narrazione, e a lasciare un’impronta indelebile nell’anima da lettore di ognuno di noi.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) All’inizio scrivevo su carta, ma poi la mano non era abbastanza veloce da seguire i miei pensieri, e ormai scrivo sempre al computer. Scrivo sia di giorno che di notte, ma di notte scrivo meglio. Devo essere sola, in compagnia ho difficoltà a concentrarmi e sentirmi libera di dare sfogo ai pensieri, però ogni tanto lo faccio, ma credo di rendere meno in quei casi.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) “L’oblio della ragione” è composto da due racconti. Il primo, “Giustizia” è nato da una discussione con un amico a proposito di un brutto fatto di cronaca avvenuto in Italia. “Blackout”, invece, è nato da immagini e pensieri esplosi nella mente in vari momenti, e poi rielaborati.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Comunicare al mondo delle emozioni, rappresentare il momento di svago cercato e atteso da lettori che vogliono rilassarsi fuggendo un po’ dalla realtà per rimettersi in pace con il mondo. Significa anche dare sfogo ai miei tormenti, rilassarmi, sentirmi viva e potente di fronte ad una pagina bianca in balia dei miei pensieri. Per me raccontare una storia significa tante cose…
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Il racconto ha il suo fascino, ma rappresenta una storia limitata negli eventi, uno sguardo veloce nel mondo di qualche personaggio. Il romanzo invece permette di entrare più nei personaggi, di conoscerli meglio, di approfondire le loro problematiche e seguirne per più tempo le vicende. Preferisco il romanzo.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il racconto è come una fotografia: ci dà una visione limitata e ferma di qualcosa. Il romanzo invece è come un video: ci permette di capire e vedere molte più cose. Questo non esclude che certe fotografie siano magnifiche e di gran lunga meglio di tanti video.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) In collaborazione con la casa editrice, si è cercato un titolo che fosse bello, ma sopratutto attinente ad entrambi i racconti. Pensando pensando, il giornalista Giucar Marcone ha trovato questo bel titolo, azzeccato e affascinante: “L’oblio della ragione”. Poi abbiamo aggiunto il sottotitolo, per chiarire da subito che non si trattava di un romanzo, ma di due racconti.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Un’ora qui e un’ora là nell’arco di qualche mese.
D) Ha vinto premi letterari?
R) No, nessuno.
D) Crede nei premi letterari?
R) No, penso che non servano, sono dell’idea che il vincitore sia sempre quello che ha un santo in paradiso.
D) Ha altri progetti in cantiere?
R) Ho un romanzo finito da poco, il prossimo progetto è pubblicarlo! E naturalmente farmi conoscere dal maggior numero possibile di lettori.
Questo articolo è stato scritto da Chiara Vitetta il 31 gennaio 2009
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