Intervista a Cinzia Pierangelini
Intervista alla scrittrice Cinzia Pierangelini
Nome: cinzia
Cognome: pierangelini
Regione di residenza: sicilia
Email: cinziapierangelini@msn.com
Intervista
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
> sono docente di violino e ho sempre amato scrivere, per i quarant’anni ho deciso di regalarmi questo piacere e da allora non ho più smesso
Qual è stato il suo percorso di studi?
> Il liceo scientifico insieme al conservatorio, una decina di materie alla facoltà di veterinaria e poi la decisione di continuare solo la musica; decisione sofferta di cui non sono ancora pentita, però.
Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
> Che io ricordi ho sempre scritto, ma in maniera autobiografica. Scrivere lascia un segno, un vero segno… della penna, sin da bambina questo mi affascinava e anche adesso che scrivo al pc continuo a comprare quaderni e penne. Perché s’inizia a scrivere? Per me è stato un bisogno, suppongo.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
> Non morire, o perlomeno non morire subito, prima d’aver detto, lasciato tracce, vissuto vite.
Quali sono i suoi libri del cuore?
> Pinocchio, sì; e poi molti scrittori: Sciascia, Irving, Pennac, Pirandello…
E quelli che non leggerebbe mai?
> Libri di sesso (ne ho letto qualcuno, con molta noia), fantascienza, fantasy (nonostante ne abbia scritto uno, Draghia), horror (ne lessi molti in gioventù e credo possa bastare)
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
> Per emozione: Ultimo parallelo di Tuena. Per affiatamento: La storia della Morante. Per tecnica: L’ombra del vento di Zafon
E quello che meno le è piaciuto?
> tra i famosissimi: Il cacciatore di aquiloni e L’eleganza del riccio
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
> Conflittuale, amore e odio in parità; ma credo, nonostante il sangue umbro, di essere una scrittrice siciliana.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
> In realtà più che l’editoria, che lascia ampi spazi a chiunque, almeno nel piccolo, non mi piacciono i librai: sono loro che tengono sempre gli stessi libri, delle case importanti e basta.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
> Non mi piace una certa disattenzione all’etica, credo che la cultura dovrebbe indirizzare il pensiero comune e spesso succede invece che si lasci influenzare dal mercato.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
> Spedendo i manoscritti alle case editrici, in maniera semplice insomma.
Cinema: qual è il suo film preferito?
> Quel che resta del giorno
Musica: la canzone del cuore?
> Ofelia, di Guccini e l’ottetto di Mendelssohn anche se non è propriamente una canzone!
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
> Oh, no!
Ritiene siano utili?
> No. Utile è la lettura, un buon editor criticone e l’umiltà.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
> L’imparzialità sul proprio operato. Io m’innamoro di ciò che scrivo per esempio e mi risulta difficile rinunciare anche a una sola frase.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
“riti” particolari?
Scrivo al pc e ho bisogno di solitudine, silenzio, sigarette e caffè.
>
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
> Nel mio libro più recente narro una storia intima, d’amore, tra un pensionato e una trans; l’imput è stato casuale: c’era questo dongiovanni un po’ stempiato e solo, con una gatta antipatica… poi la storia è andata da sé, come sempre, e io mi son limitata a osservare; ma le sofferenze delle trans che ho contattato per mail, per capire, mi hanno appassionata e la storia è diventata importante a livello personale, il fine lo è diventato. Ho scelto di far sì che la trans perdesse la caratteristica di ‘trans’ e diventasse solo un personaggio, una donna. Molti resteranno delusi, soprattutto chi si aspetta dettagli morbosi e sconcertanti. Ma sono felice nel constatare che, ogni giorno di più, c’è chi si avvicina alla mia visione della realtà e comprende a fondo questa scelta, provocatoria se così posso dire.
Cosa significa per lei raccontare una storia?
> Vivere al margine, trascrivendo ciò che ‘succede’ nella maniera migliore che posso
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
> Alterno, ma il romanzo è proprio una ‘vita’ e mi alletta ogni giorno di più.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
> Un romanzo è un racconto sviluppato e ampliato sino a diventare credibile. Ma in fondo sono davvero diversi, le definizioni finiscono col definire poco.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
> L’ha scelto la ‘jatta’ con un imperioso miagolio!
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
> sei-sette mesi circa
Ha vinto premi letterari?
> Qualche concorso, molte antologie, segnalazioni ma non faccio quasi più concorsi.
Crede nei premi letterari?
> I concorsi sono importanti per la fiducia dell’autore alle prime armi, i premi per gli editi sono spesso pilotati e quindi non so…
Ha altri progetti in cantiere?
> Ho il terzo romanzo già scritto e ho cominciato l’editing. In uscita nel 2009 ci sono poi un libro per ragazzi e un racconto lungo, o romanzo brevissimo che dir si voglia.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 27 gennaio 2009
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