Intervista a Diego Collaveri
Intervista allo scrittore Diego Collaveri
Nome: Diego
Cognome: Collaveri
Regione di residenza: Toscana
Email: ispettorequetti@gmail.com
Intervista
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Mi sono avvicinato alla scrittura per caso, col desiderio di muovere alcuni personaggi che avessero le sembianze simili ad alcune persone che mi circondavano e che rappresentavano delle figure caratteristiche, poi per caso decisi di spedire il racconto ad un concorso e con mia sorpresa vinsi ed il racconto fu pubblicato in una antologia.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Liceo scientifico ed alcuni anni di università.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Stavo svolgendo il servizio civile nell’anno 2000 e nelle pause cominciai a buttar giù la bozza del primo racconto inglobando nel mondo che creavo le persone in cui mi imbattevo nel quotidiano; amando giallo e thriller sentii naturale indirizzarmi verso quella direzione, raccogliendo come sfida l’idea di creare una trama che coinvolgesse molti personaggi in un racconto breve, sviluppando in poco tempo narrativo una storia di suspance che al tempo stesso approfondiva molto le caratteristiche dei singoli protagonisti.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Poter descrivere mondi e situazioni particolari che rappresentano visioni del reale alimentate dalla fantasia.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Fondamentalmente leggo libri di cinema, adoro le biografie di attori del passato.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Romanzi d’amore.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Il cinema neorealista italiano da Roma città aperta a i soliti ignoti
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) La bussola d’oro.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Livorno ed il mare mi scorrono dentro, la toscana ha un fascino particolare nei suoi borghi e nei suoi paesi che non ho mai ritrovato, nemeno all’estero; molto spesso mi sono sentito cittadino del mondo, ho viaggiato molto, ma le mie radici sono qua.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Spesso ci si imbatte in veri talenti, capaci di produrre opere e prodotti molto più validi di quelli che si trovano sui mercati specifici, ma questi non arriveranno mai al grande pubblico perchè oggigiorno non si è più disposti ad investire e spesso le spese di pubblicazione sono inarrivabili.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) L’impoverimento culturale della massa si rispecchia nel panorama artistico di oggi, in cui si tende a cercare sempre la scorciatoia senza guardare al duro lavoro di gavetta che è necessario alla maturazione interiore che porta alla professionalità. Tagliando corto: troppi cialtroni in giro!
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Ho spedito i racconti a varie piccole case editrici ed ho avuto riscontri positivi da molte di queste, quindi mi sono limitato a scegliere la proposta migliore.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) E’ difficile rispondere a questa domanda; sono un amante del cinema e ritengo che questo rappresenti milioni di sfaccettature dell’animo umano, quindi la preferenza nei confronti di una pellicola rispetto ad un’altra varia a seconda dello stato interiore… ma se dovessi citare una pellicola in particolare direi “La vita è meravigliosa” di Frank Capra con James Stewart del 1946.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) the show must go on dei Queen
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No, ma ho lavorato con sceneggiatori che erano docenti di scrittura creativa.
D) Ritiene siano utili?
R) Qualsiasi approfondimento è utile.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Avere la capacità di riversare su foglio le immagini e le sensazioni che crea la nostra mente, e poi possedere un buon bagaglio lessicale per poter rendere al meglio le emozioni che da queste scaturiscono, per renderle il più possibile condivisibili
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Fondamentalmente al computer anche se spesso raccolgo idee in quaderni; preferisco farlo in solitario, quando è possibile, e tendo a tirar dritto finchè non ho finito, almeno la prima stesura… quindi non guardo giorno o notte, anche perchè dopo un pò il tempo si astrae e vado dietro solo alla stanchezza.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Il primo racconto del libro è anche il primo racconto in assoluto che ho scritto; nacque dal voler muovere persone con determinate caratteristiche in un contesto totalmente differente, ma penso che volessi più che altro dipingere un mondo spigoloso, scuro e violento in cui solo un antieroe come il mio personaggio Quetti, con un passato oscuro, potesse rappresentare una linea di demarcazione tra il marcio che si annida nell’animo umano e la speranza che la verità e la giustizia possono rendere il mondo migliore.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Far vivere persone, creare mondi, ma soprattutto portare dentro di essi coloro che leggono i miei lavori.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Diciamo che non vedo l’ora di cimentarmi col romanzo.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Differenzio i due dal punto di vista temporale; mi piace inquadrare il racconto come una storia a se stante o collegabile ad altri, ma ben ristretta in un arco temporale più limitato, mentre il romanzo mi lascia la possibilità di dilungarmi in particolari più precisi e descrittivi, abbracciando un lasso temporale più ampio.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Ci ho pensato molto, in quanto il titolo doveva rappresentare tutti i sette racconti all’interno dell’opera e non volevo che l’unico legame evidente fosse il nome del protagonista, ma cogliere lo spirito che accomuna queste storie, ed alla fine ho scelto “anime assassine” in quanto più rappresenta quell’oscurità dell’animo umano da cui scaturiscono i delitti che animano i personaggi all’interno del libro.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Mi sono deciso adesso a raccogliere in una sola opera i vari racconti che hanno come protagonista l’ispettore Quetti, la cui produzione è cominciata nel 2000; quindi non sarebbe sbagliato dire che ho impiegato circa 10 anni.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Sì, svariati.
D) Crede nei premi letterari?
R) Credo nel mettersi in gioco, credo che esporsi al giudizio di altri sia sempre positivo per chi si prefigge lo scopo di realizzare un qualcosa destinato alla fruizione di un pubblico e quindi ritengo i premi letterari un buon banco di prova, a prescindere dai risultati; e comunque rappresentano l’unica possibilità di vetrina per uno sconosciuto che muove i primi passi.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Per il momento la promozione mi assorbe completamente anche se ho già il canovaccio di altri due racconti che potrebbero far parte di una eventuale seconda raccolta, anche se, essendo fondamentalmente uno sceneggiatore/regista, mi piacerebbe spingere il mio personaggio verso una serie televisiva.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 14 febbraio 2010
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