Intervista a Diletta Nespeca

Intervista alla scrittrice Diletta Nespeca  Nome: Diletta Cognome: Nespeca Regione di residenza: Marche Email: grifonealato@alice.it  Intervista  D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura R) Sono Infermiera, ho 41 anni e vivo in compagnia di una sorta di … zoo. Un cane rincoglionito, tre pappagalli e… un marito. Coltivo mille interessi, ma le mie passioni sono la musica, lo studio di civiltà antiche e, ovviamente, la scrittura. Scrivo per me stessa e ogni libro è una creatura vitale con un proprio intento e carattere. C’è il bambino difficile da gestire che va per la

Intervista alla scrittrice Diletta Nespeca 

Nome: Diletta
Cognome: Nespeca
Regione di residenza: Marche
Email: grifonealato@alice.it

 Intervista

 D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Sono Infermiera, ho 41 anni e vivo in compagnia di una sorta di … zoo. Un cane rincoglionito, tre pappagalli e… un marito. Coltivo mille interessi, ma le mie passioni sono la musica, lo studio di civiltà antiche e, ovviamente, la scrittura.

Scrivo per me stessa e ogni libro è una creatura vitale con un proprio intento e carattere. C’è il bambino difficile da gestire che va per la sua strada e quello mammone che non fa un passo senza di me.

 

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Magistrali e la ex Scuola Infermieri oggi nota come Università Infermieristica… mah!

 

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Ho iniziato circa nove anni fa. Perché? Beh, quando lo scoprirò ve lo farò sapere. So solo che da quel giorno non ho mai smesso.

 

 

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Irrefrenabile pulsione. E un “bisogno primario” che riesce a farti dimenticare di bere, di mangiare e rinunciare a fare la … “plin plin”

 

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Tutto ciò che parli di antiche civiltà. Comunque, se dovessi andare all’inferno, potendo portarne uno con me, beh… senza dubbio sceglierei “La divina commedia”.

 

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) “Roba”… sentimentale

 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) E’ davvero difficile! Tuttavia, “ La tomba perduta” di Kent R. Weeks è sicuramente tra i più avvincenti

 

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Non scelgo mai ciò che potrebbe non piacermi.

 

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Ho detto in altra intervista “sorniona, bella da vedere e buona da mangiare”. Credo che sia un profondo affetto

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Detesto le “stamperie” che si spacciano per Case Editrici e quelle che nei loro siti Internet scrivono in alto: “I nostri prodotti”. Prodotti? Mah!

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Scrivere cose che rispondono alle “tendenze di mercato”

 

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Ho semplicemente cercato una Casa Editrice disposta a credere nel mio lavoro. Tra le tante ho scelto quella con un semplice contrattino che garantiva poche cose senza promettere mari e monti.

 

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Alien

 

D) Musica: la canzone del cuore?

R) The show must go on

 

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) Assolutamente… no!

 

D) Ritiene siano utili?

R) Assolutamente… sì!

 

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) L’attendibilità

 

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R)Scrivo una sorta di “traccia” su un quaderno e quindi al computer. Preferisco farlo di notte e in solitudine, sebbene la compagnia della tv non mi dispiaccia. La mancanza di caffè e sigarette mi renderebbe… “nervosa”.

 

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Studiando le antiche civiltà nordiche mi sono resa conto che per i loro usi, costumi, storia e miti erano già fantasy. E’ stato sufficiente aggiungere un’impresa.

 

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Suscitare nel lettore l’interesse circa le antiche civiltà, la nostra storia.

 

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Senza dubbio il racconto rappresenta, per quanto mi riguarda, lo specchietto per le allodole. Tuttavia non ripongo molte speranze sull’esiguo contenuto fantastico, ma sull’attendibilità delle ricerche svolte ed i contenuti

 

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Entrambi sono esperienza. Diversa, ma pur sempre un’esperienza. Sono storie che, in ogni caso, diventano ciò che il lettore vuole che siano. Spesso i concetti di genere sono utili solo a creare l’idea della lettura di serie a e di serie b. Penso alle parole di un pianista al quale fu chiesto: “Quanti generi di musica riconosce e come li definisce” Egli replicò; “la musica… è una”

 

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Alfheim è il termine, si pensa esatto, giacché la scrittura non esisteva, con cui l’antica tradizione gaelica indicava “il regno di luce”. Uno dei nove mondi paralleli.

 

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Compresa la ricerca, dieci mesi circa.

 

D) Ha vinto premi letterari?

R) Sì. Il “Concorso per l’Editoria indipendente Arcilettore”.

 

D) Crede nei premi letterari?

R) Ho vissuto l’esperienza del premio a me attribuito con una sorta di distacco. Al contrario, ho sempre creduto che Alfheim lo meritasse. Ha seguito un percorso tutto suo.

 

Ha altri progetti in cantiere?

R) A dicembre dovrebbe uscire Gorokh, altro fantasy. Intanto sono alle prese con un nuovo racconto ma… questa è un’altra storia.

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