Intervista a Elisa Patrizia Sanacore
Intervista alla scrittrice Elisa Patrizia Sanacore
Nome: Elisa Patrizia
Cognome: Sanacore
Regione di residenza: Lombardia
Email: elisa.sanacore@excite.it
Intervista marzo 2010
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) “Mi sentivo sola e la scrittura mi ha aiutata, fino a diventare tutto nella mia vita” queste sono le parole che pronuncia la protagonista del mio libro di esordio e sono anche il mio essere e il mio approccio alla scrittura. Una vita dove la solitudine è sempre stata presente, in varie forme, e dove la scrittura è stata inizialmente un mezzo terapeutico e successivamente una forma espressiva.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Il mio percorso di studi è simile a un mosaico, con tessere di vari colori. Alle Superiori ho fatto studi di tipo tecnico-scientifico. Poi ho studiato Scienze Religiose. Poi ho studiato fotografia. In definitiva, mi incuriosisce la conoscenza nei suoi infiniti Saperi.
D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?
R) Ho scritto il mio primo romanzo (mai reso pubblico) a 32 anni. Questa esperienza è stata un’auto-terapia. Riuscire a riportare su carta, in modo strutturato e non semplicemente sotto forma di diario personale, le mie fantasie “ossessive” mi ha permesso di liberarmene.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Scrivere è un mezzo conoscitivo ed espressivo, esso permette di guardarsi dentro, di aprirsi al mondo… è una forma creativa, nel vero senso della parola, perché si creano personaggi, li si fa agire, parlare, pensare, vivere e morire. E’ un’esperienza entusiasmante, oltre che faticosa.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) I libri scritti da Jean-Paul Sartre e da Simone de Beauvoir.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Non ci sono libri che non leggerei mai. Leggere è un modo per conoscere l’altro, quindi non voglio precludermi nulla, indipendentemente dai miei gusti personali.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Ho letto vari libri belli.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Non mi viene in mente nulla.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Io vivo nell’interland di Milano, ma non è stato sempre così e nemmeno i miei genitori sono originari della Lombardia. Le mie radici si perdono di qua e di là. Diciamo che avendo vissuto trenta anni a Milano mi sento milanese, come milanesi si sentono quelli che vivono a Milano pur non essendo milanesi da generazioni.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) E’ un mondo particolare, quindi è necessario conoscerne le regole per riuscire a muoversi al suo interno nel modo migliore. Non è questione di cosa mi piace o non mi piace, ma di cosa so di esso e cosa non so e di cosa faccio e non faccio e di cosa dovrei fare e non dovrei fare.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) In generale il livello culturale delle persone in Italia è molto basso. Si studia poco, si legge poco e soprattutto si riflette poco. C’è tanta cultura di massa, ma il sapere è altra cosa. Non mi piace la superficialità del panorama culturale italiano. Se vuoi sapere di più devi scavare molto o andare altrove.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Per caso, ho visto un annuncio e ho inviato il dattiloscritto, poi ho ricevuto una proposta di pubblicazione e l’ho accettata.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Come generi mi piacciono i film d’azione hollywoodiani e i film francesi.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Non ne ho una… mi piace la musica pop, in generale.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) Dei veri corsi mai. Ho frequentato un mini-corso di una giornata e devo dire che è stata una bella esperienza di gruppo, più che altro.
D) Ritiene siano utili?
R) Credo di sì, soprattutto per una persona che ha ancora le idee un po’ confuse su cosa sia scrivere. Scrivere non è solo trascrivere i nostri pensieri, per questo ci sono i diari personali che svolgono il loro ruolo alla perfezione, mentre se si vuol produrre qualcosa che possa essere utile a più persone allora bisogna apprendere le varie fasi di lavorazione e di elaborazione di un testo.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Da una parte la fatica psicologica, perché le storie un po’ ci cambiano dentro, ci fanno vivere emozioni forti ancor prima di esprimerle a parole; dall’altra la forma letteraria, che necessita di molta pazienza per trovare il modo migliore, cioè più originale, per trasporre in parole le immagini che già vivono dentro lo scrittore.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo direttamente al computer e sempre di giorno. La solitudine è lo stato necessario per far emergere e dare forma alle immagini e alle emozioni che ho dentro. Non ho riti particolari.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) La tematica era già dentro, volevo scrivere una storia che riguardasse l’amore tra donne. Poi le condizioni esteriori e un dettaglio, cioè una parola pronunciata da una donna, hanno dato l’input. Successivamente la storia si è costruita giorno per giorno nel momento in cui mi mettevo a scrivere.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Mostrare agli altri il mio modo di percepire la realtà e cercare di indurli a riflettere.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Diciamo che lo stile adatto a me è il racconto lungo, quello che va dalle 50 alle 100 pagine, per intenderci. Ho una scrittura veloce, quindi più adatta a testi brevi, ma non troppo brevi, salvo eccezioni, perché ho bisogno anche di fare delle riflessioni che richiedono un loro spazio.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Più che una definizione, la mia è una considerazione. Un racconto per essere efficace deve concentrarsi su un particolare, non deve essere il riassunto di una storia lunga. Un romanzo è un vero e proprio raccontare e descrivere e soffermarsi e deve essere capace di trascinare in altri mondi, in altre vite. Il racconto lungo sta nel mezzo, si concentra su un particolare e si sofferma.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) E’ venuto spontaneamente. Pensando alla storia è affiorata una immagine, un dettaglio, e questa è diventata il titolo. Senza ripensamenti.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Da anni ribolliva in me la voglia di scrivere e quando mi è giunto l’impulso definitivo il testo l’ho scritto in quindici giorni
D) Ha vinto premi letterari?
R) Ho partecipato a due concorsi letterari, nella città di Firenze, i quali prevedevano uno la lettura pubblica dei testi selezionati e l’altro la pubblicazione sul quotidiano La Nazione nella sezione cultura. In entrambi i casi sono stata selezionata, letta e pubblicata.
D) Crede nei premi letterari?
R) Ritengo possano essere utili, soprattutto per un discorso di visibilità. Credo però sia necessario concentrare le forze o sull’editoria o sui premi, anche se l’una non esclude l’altro.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Sì, sono nella fase di revisione del mio secondo racconto lungo. Una volta terminata cercherò un editore che sia interessato alla pubblicazione.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 19 marzo 2010
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