Intervista a Emilia Urso Anfuso
Intervista alla scrittrice Emilia Urso Anfuso
Nome: Emilia
Cognome: Urso Anfuso
Regione di residenza: Roma
Email: info@gliscomunicati.it
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Dopo aver studiato in Belgio (Psicologia) ho deciso di dar retta all’istinto, quello di lavorare nel mondo della Comunicazione, ed ho così deciso di diventare Giornalista. Sono una Indipendente e mi occupo di inchieste, Politca e daffari sociali.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) vedi sopra
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Fin dalle scuole primarie, la mia predisposizione verso la scrittura è stata subito chiara.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Da Giornalista è essere gli occhi, le orecchie e la voce della gente. Da scrittrice la stessa cosa, che a volte traduco in poesia.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) “Le affinità elettive” di Goethe “Armi, acciao e malattie” di Jared Diamond ma molti altri: troppi per essere elencati.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) I libri commerciali. Quelli “studiati a tavolino” per diventare il “best seller”…
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Riletto: “Gioventù violenta” di Paolini. Una rara capacità di inoltrarsi nella realtà nuda e cruda e raccontarla facendo vivere in prima persona le emozioni
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Non saprei dirle. Dopo una pagina capisco se un libro mi piace o meno. Quindi, abbandono subito la lettura di quelli che non mi colpiscono. Un libro è un momento intimo. Unico. Non può tradire.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Contraddittorio direi. Sono nata a Milano, da geniotori siciliani, ed ho vissuto un po’ dappertutto, fra l’Italia e l’estero.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Manca lo spirito della conquista. Si guarda ai numeri e non più al contenuto. Si smercia spesso robaccia, ma che “tira”, va di moda.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Il panorama culturale oggi…difficile da dirsi. Tutto passa sotto la macina di una pseudo cultura. Per ritrovare un po’ di logica e contenuti, sempre più spesso è necessario rivolgersi al passato.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) In questo caso “Giuro di dire la verità” è arrivato dalle tante richieste di lettori che mi hanno convinta ad assemblare una serie di miei articoli apparsi sulla stampa nel primo semestre del 2009. Molti mi scrivono che conservano i miei articoli per leggerli con calma e farli legere agli amici
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) “Blade Runner” ma ultimamente amo la serie “L’era glaciale”
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Hurricane di Bob Dylan. Ma anche “Quelli che benpensano” di Frankie HRJ
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No. Parto dal presupposto che scrittori…si nasce.
D) Ritiene siano utili?
R) Possono migliorare la tecnica, in alcuni casi. Specialmente oggi che si scrive molto per il web che ha tempi e ritmi diversi dalla carta stampata
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Incrociare scenari e sentimenti
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Non ho riti particolari. Scrivo a qualsiasi ora. Oggi sul PC ma non disdegno la carta. Scrivo di getto, sempre. E’ come se le parole – conservate chissà dove nella mente – ad un tratto decidano di uscire e mettersi, una dietro l’altra sul foglio. Spesso, rileggendo ciò che ho scritto, è come se leggessi il lavoro di qualcun’altro
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Il mio lavoro, come ho detto, è raccontare alla gente cose, fatti ed eventi, che spesso la stampa nazionale occulta.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Se si tratta di una storia vera, significa portare a conoscenza di molte persone cose che altrimenti non verrebbero conosciute. Una storia inventata, parte da qualcosa che è dentro l’anima. Una sorta di visione
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Dipende. Dal momento e dagli stati d’animo
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Un racconto – solitamente più breve – può essere anche la lucida cronaca di un fatto. Il romanzo dovrebbe conservare qualcosa di magico ed appassionante
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Ciò che caratterizza la mia professione giornalistica è scrivere sempre le verità che altri – per i motivi più disparati – non raccontano.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) circa 5 mesi
D) Ha vinto premi letterari?
R) Si: di poesia ed uno di aforismi
D) Crede nei premi letterari?
R) Dipende da chi li indice
Ha altri progetti in cantiere?
R) Si. Sto definendo “Giuro di dire a verità 2” di circa 140 pagg.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 21 ottobre 2009
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