Intervista a Fabio Centamore

Intervista allo scrittore Fabio Centamore

Nome: Fabio
Cognome: Centamore
Regione di residenza: Toscana
Email: fabio.centamore@gmail.com

Intervista

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

Ho sempre avuto un problema: sempre stato troppo sognatore, tendo a creare castelli in aria. Scrivere, per me, è come dare un corpo solido a questi sogni e fondamenta terrene ai castelli.

Qual è stato il suo percorso di studi?

Sono arrivato all’Università di Pisa senza mai essere uscito di casa, con un diploma scientifico e tante ambizioni. Iniziai a studiare Informatica per soddisfare le miei aspirazioni scientifiche, ma rimpiangevo la Filosofia perchè dentro di me covavo un’anima umanistica. Così, da informatico, mi laureai in Filosofia. Dopo la laurea mi sono dedicato a fondo a studiare Giordano Bruno e il pensiero del Cinquecento (ho anche pubblicato un saggio importante su una rivista del CNR di Roma). Poi ho iniziato la mia attività da informatico, deluso forse da certi atteggiamenti accademici.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere a quindici anni, avevo la mente piena di troppe storie e trame rimaste inespresse. Un giorno dissi a mia madre “Mamma, vorrei iniziare a scrivere un racconto”. “Va bene”, rispose molto semplicemente lei. Da allora non ho mai smesso di scrivere, cercare nuove forme espressive e nuove trame.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

Significa evadere. Quando scrivo, mollo gli ormeggi e mi perdo chissà dove.

Quali sono i suoi libri del cuore?
Odissea, Iliade, Eneide, Divina Commedia, i Saggi di Montaigne, Il Signore degli Anelli, tutte le opere di Platone, B. Pascal, P.K. Dick, C.D. Simak e molti altri libri ancora. La casa dei miei genitori (dove abitavo) strabocca di libri a cui sono affezionatissimo.

E quelli che non leggerebbe mai?

Il Codice da Vinci, Angeli e Demoni

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

L’età del Dubbio di Camilleri.

E quello che meno le è piaciuto?

La Questione del Metodo

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Ho sempre il dubbio di non essere abbastanza siciliano, molte cose della Sicilia mi mancano e vorrei contribuire a dare lustro alla mia terra. Sto scrivendo un libro ambientato in Sicilia, proprio a Lentini, il mio paese natale.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

Mi piace la passione che mettono certi piccoli/grandi editori, si lavora bene quando si condivide una passione. Non mi piace la prepotenza di certi grandi editori e certi furbetti che si incontrano iin questo mondo.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

Mi piacerebbe che si dessero più spazio e opportunità ai giovani, ci sono troppi atteggiamenti da “barone”. Vedo, però, molto fermento fuori dai canali “ufficiali” e questo è molto stimolante.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Per caso. Una persona con cui chattavo on line mi ha indirizzato verso il mio attuale editore. Tutto il resto è arrivato di conseguenza.

Cinema: qual è il suo film preferito?

Ovviamente 2001 Odissea nello Spazio.

Musica: la canzone del cuore?

Siamo isole nell’oceano della solitudine. gli arcipelaghi, le città… Scialpi.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

Sì, collezionavo i fascicoli mensili.

Ritiene siano utili?

Possono esserlo. A me non sono serviti molto.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

Adattare il linguaggio alle situazioni narrative.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

Uso un piccolo netbook, così posso scrivere ovunque (in treno, al parco, in vacanza, in viaggio…). Prima di scrivere ho sempre bisogno di passeggiare. L’ideale per me sono le passeggiate solitarie in riva al mare, ma anche le rive dell’Arno mi ispirano moltissimo.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

Molto spontaneamente, da suggestioni raccattate qui e là da ciò che vedevo al cinema o leggevo sui giornali. Ma penso che la suggestione più grande mi sia arrivata dai miei passati studi bruniani.

Cosa significa per lei raccontare una storia?

Dare corpo, braccia, gambe, voce alle mie fantasie per accorgermi dopo che non erano semplici fantasie.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

Non c’è nessuna differenza per me.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

Un romanzo è una collezione di racconti. Un racconto è una parte autonoma di un romanzo.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

Dopo accurate riflessioni. Ho cercato il titolo che più si prestava a rappresentare tutte le possibili chiavi di lettura del mio libro.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

Pochi mesi.

Ha vinto premi letterari?

Non ancora.

Crede nei premi letterari?

Credo nei lettori.

Ha altri progetti in cantiere?

Sto mettendo insieme altri tre libri, forse ne pubblicherò uno entro la fine dell’anno.

2 commenti

  • Nonostante io legga di tutto, ci troviamo in due pianeti differenti. Io non amo Tolkien, mentre tu sì. Però preferisco confrontarmi con persone che la pensano in modo diametralmente opposto al mio, che parlare con chi la pensa come me. Se parlo con una persona che la pensa come me, è come se parlassi allo specchio, mentre i confronti, fanno crescere.
    Sognare e un metodo per vivere di realtà.

  • Fabio Centamore scrive:

    Sono d’accordo, caro Michele. Confrontarsi è parte integrante della crescita individuale (e collettiva direi), io poi amo leggere un po’ di tutto nonostante le mie preferenze. Quali autori ami leggere?

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