Intervista a Fabio Sorrentino

Intervista allo scrittore Fabio Sorrentino

Nome: Fabio
Cognome: Sorrentino
Regione di residenza: Campania
Email: fabiosorrentino83@gmail.com

Intervista (maggio 2010)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Raccontarsi…gran brutta faccenda. Io preferisco di gran lunga raccontare.

Per dirla in quattro parole, mi definisco un tipo alquanto “particolare”. Studente (controvoglia-fuoricorso) alla facoltà di ingegneria della Federico II di Napoli, proprio tra una settimana raggiungerò il faticosissimo traguardo della laurea triennale, settore civile. In realtà sono sempre stato maggiormente attratto dalle materie umanistiche. La passione per la storia, in particolare quella greca e romana, affonda le sue radici nel travagliato periodo della mia prima adolescenza. Lo stesso dicasi per l’insano amore verso i poemi omerici. Le altre passioni che mi accompagnano costantemente, oltre alla “vorace” lettura di romanzi storici, sono la musica (autore dei testi nel progetto “IperstaticoLabile”) e la cultura fisica (allenatore di pesistica e cultura fisica, tesserato Coni).

Per quanto riguarda il mio approccio al mondo della scrittura, questo è da ritenersi del tutto fortuito, casuale. Prima di scrivere “Ante Actium – il destino di un guerriero” non avevo mai provato l’enorme piacere di dare libero sfogo alla propria creatività, facendo scorrere le dita in maniera quasi ossessiva sulla tastiera di un pc. Da allora non riesco a farne a meno.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Solito, canonicamente piatto. Ho frequentato il liceo scientifico della mia città , una scatola mortale realizzata con pannelli di amianto. Per fortuna pochi anni fa hanno pensato bene di murare quella specie di edificio e di trasferire il plesso scolastico in una nuova struttura. Dopo la maturità, “mi hanno” iscritto alla facoltà di ingegneria. Da lì è iniziata l’interminabile scalata degli studi universitari.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Ho iniziato meno di un anno fa. Avevo finito frettolosamente gli esami a novembre, intravedendo la possibilità di conseguire la laurea entro marzo 2010. Ovviamente non è andata come io speravo. Quando mi sono accorto di essere entrato nella quarta dimensione della nullafacenza, aspettando l’inizio di un tirocinio universitario che tardava a partire, ho cercato di impiegare il tempo della mia forzata attesa in qualcosa che avevo in mente da un bel po’…la stesura di un romanzo storico.

Da allora non mi sono più fermato. Ogni giorno, non importa quali siano gli impegni, trovo sempre almeno un paio d’ore da dedicare alla scrittura.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Posso parlare solo della mia esperienza personale. In questo caso è semplice: la scrittura ha un influsso altamente benefico sui miei strapazzati e consunti neuroni, alla stregua di una arcana erba medicamentosa. Ormai utilizzo la scrittura come inesauribile panacea contro la mia costante ansia, contro quel fastidioso senso di insicurezza che spesso mi assale. Devo dire che questo tipo di cura inizia davvero a funzionare.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Tutti i libri di Valerio Massimo Manfredi, Gisbert Haefs e Robert Harris. Leggo spesso anche le opere di Guido Cervo. Insomma tutto quello che riguarda i romanzi storici.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Meglio non rispondere a questa domanda.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Ce ne sono diversi: “Pompei” di Robert Harris, “L’ultima legione” di Manfredi, così come “Idi di Marzo”.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Sicuramente Thanos Kondylis con il suo “Omicidio a Olimpia”.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R)Amo la mia bistrattata, malandata e dissanguata terra. Gli antichi romani la chiamavano Campania Felix… questo appellativo dice tutto.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Non mi esprimo a riguardo. È un mondo che conosco ancora troppo poco.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Resto esterrefatto e atterrito dal ruolo anti- educativo e pro-catatonico svolto dagli attuali mezzi di comunicazione operanti nel nostro paese. Mi fermo altrimenti potrebbero scattare denunce…

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Per caso. Ho inviato i primi cinque capitoli del mio lavoro alla Giannini Editore, antica casa editrice e tipografia di Napoli, sul mercato dal 1860. Giovanni Giannini è rimasto subito incuriosito dal lavoro e mi ha chiesto di poter visionare la restante parte dell’opera. Piccolo problema: al momento dell’invio del file alla Giannini, avevo scritto solo quei cinque capitoli iniziali. Praticamente ho avuto la certezza della pubblicazione ancora prima di finire la prima stesura del libro. Hanno creduto davvero tanto in me e non riuscirò mai a ringraziarli abbastanza per la possibilità che mi hanno concesso. Tengo a precisare che l’opera è stata pubblicata in maniera totalmente gratuita, senza alcuna richiesta di pagamento.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Sarebbe un elenco troppo lungo da riportare.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Amo l’hard rock. Guns n’ Roses, Aerosmith, Led Zeppelin. Mi piacciono le chitarre che “sanguinano”…

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No, mai. Ma devo ammettere che mi incuriosiscono parecchio.

D) Ritiene siano utili?

R) Non so. Dovrei provare a seguire i loro seminari.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Riuscire a rapire il lettore, interessarlo costantemente allo sviluppo della narrazione. Nel caso poi dei romanzi storici, il lavoro è ancora più complesso: bisogna effettuare ricerche storiche adeguate e precise, per non commettere strafalcioni, per evitare inesattezze. Bisogna riuscire a dosare in maniera oculata l’ espediente narrativo con lo scenario d’ambientazione storica, cercando di far interagire in maniera verosimile personaggi storicamente esistiti e altri inventati di sana pianta. E’ un lavoro duro, che può essere realizzato solo se alla base vi sono tanta passione e dedizione.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Porto sempre con me una moleskin nera dove annoto le idee valide che prendono forma improvvisamente nella mia mente. La stesura dell’opera avviene invece totalmente al pc.

Giorno, notte, in metro, a casa, al bar… non importa dove: l’importante è che riesca a fermare su carta gli spunti che mi porteranno alla realizzazione del lavoro finale. Una cosa è certa: prima che le dita scivolino sulla tastiera del pc, caffè e sigaretta sono immancabili. Questo è il rito, per quanto mi riguarda.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Tutto è nato per gioco, e grazie al supporto della mia ragazza. Avevo in mente già da tempo l’idea di scrivere un romanzo storico ambientato nel periodo del secondo triumvirato. Così un giorno ho iniziato a battere la prima pagina. Da lì tutto è stato elaborato in maniera molto fluida e naturale. Devo dire che i risultati hanno superato di gran lunga le più rosee aspettative.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Non userò paroloni o metafore. Per me è puro divertimento. E’ passione. Solo quando scrivo mi sento davvero libero. E’ la storia che mi viene a cercare, io provo solo ad adescarla con le mie ricerche e le mie letture. E quando alla fine la coltre di nubi si dirada, allora ritrovo la vera essenza del mio spirito. Per me raccontare significa sentirsi vivi.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Non riuscirei mai a scrivere un racconto, almeno adesso.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Nella mia distorta visione di autore, il racconto è troppo breve. Rischierei di ingabbiarmi, di censurare parte dei miei pensieri e delle mie visioni. Il romanzo invece non ha limiti. Forse sbaglierò… chissà.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) E’ venuto fuori da una lunga serie di chiacchierate con il mio editore. Penso sia comunque la scelta più giusta e ringrazio ancora Giovanni Giannini per i suoi innumerevoli consigli.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Settantacinque giorni per quanto riguarda la prima stesura. Anche se il successivo labor limae è stato a dir poco sfiancante.

D) Ha vinto premi letterari?

R) Spero di partecipare presto a qualche premio letterario.

D) Crede nei premi letterari?

R) Certo, penso siano comunque un buon veicolo di pubblicizzazione della propria opera.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Attualmente ho iniziato la stesura di un thriller storico ambientato nel 96 d.C., sotto l’impero di Domiziano. Ho completato i primi due capitoli.

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