Intervista alla scrittrice Filomena Baratto

Nome: Filomena
Cognome: Baratto
Regione di residenza: Campania
Email: mena.baratto@hotmail.it

Intervista del 03-06-2010

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R)Sin dalle scuole medie la scrittura è stata, per me, un esercizio continuo fatto di diari, storie,racconti. Nel tempo ho riempito scaffali di scritti per poi lasciarli alla polvere. Un fatto eclatante, accaduto negli ultimi anni,ha messo in moto l’esigenza, più forte di prima, di scrivere quanto mi stava accadendo,cioè l’incontro con mio padre dopo 35 anni di lontananza reciproca. Così sono nate le mie poesie della raccolta “Ritorno nei prati di Avigliano”.Questa volta non ho avuto il coraggio di farle ammuffire, perché erano troppo importanti per me e ho voluto pubblicarle per gridare a tutti la mia sofferenza e poi la mia gioia nel riavere mio padre.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Ho preso la maturità magistrale, poi l’anno integrativo e mi sono iscritta al corso di laurea in lettere alla Federico II di Napoli. Per un periodo ho lasciato, dopo aver vinto il Concorso Magistrale ho cominciato a insegnare,in seguito ho ripreso. Mi mancano tre esami per la laurea in lettere che sto ultimando.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R)La passione per la scrittura nasce alle scuole medie dove ho avuto ottimi insegnanti che mi hanno fatto amare la letteratura. Ricordo ancora la lettura in classe dei classici e quando giungemmo all’Orlando Furioso la mia fantasia prese il volo come quando si dà il la in musica. Cominciai a portare a scuola piccoli racconti che poi leggevo a tutti e la professoressa mi diceva che le sembravano storie tratte da Liala. Alle scuole superiori i miei temi avevano molto del mio vissuto e raccontavo le motivazioni di un malessere costante che gli altri non vedevano. Il mio professore di lettere cominciò a conoscermi bene attraverso i miei scritti. Mi diceva che ero brava a raccontarmi e tra tutti i compiti della classe io lo stupivo sempre per essere profonda,sempre a conoscenza dell’argomento e critica. Questo professore è stato il mio Pigmalione e la sua cieca fiducia in me mi ha dato quella sicurezza per procedere da sola.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Mi piace in proposito il concetto che Kafka dà della scrittura e forse è un po’ anche il mio:”Lo scrivere permette distanza, anzi allontana e non solo dal corpo dell’interlocutore, ma anche dal proprio. E’ un gesto sovrano con il quale la vita si emancipa da se stessa, si sospende. Ed in questa sospensione si fa perfetta trapassando il suo contrario: in non vita.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Tantissimi…i classici latini rappresentano la mia base e ai quali attingo costantemente e poi la letteratura italiana tutta con un Pirandello in primis che adoro e poi Svevo, sempre attuale. Come non amare poi la letteratura russa, maestri nei sentimenti, di questi ho letto 2 volte Guerra e pace di Tolstoj, un romanzo intriso anche di storia,adoro i racconti di Cekov, i romanzi di Dostojevski…Ma anche la letteratura europea,Thomas Mann,Dichens,Proust,Joice,Cervantes…

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) I libri volgari che più che avvicinare alla lettura,allontanano, e quelli che sono una pura trovata pubblicitaria.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Alfred ed Emily di Doris Lessing e i Racconti africani della stessa autrice

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) L’eleganza del riccio

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Di amore innanzitutto perché consapevole della sua bellezza, una terra feconda e posso dire unica perché ho girato molto. Ogni volta che torno da un viaggio e vedo il Vesuvio mi sento a casa con la mia aria, il mio mare, il mio sole, elementi di cui non riuscirei a fare a meno. C’è però anche un rapporto di odio per l’insolenza che vedo in giro,l’essere approssimativi delle persone in ogni situazione, così come l’individualismo e il menefreghismo. Sono atteggiamenti che mi fanno star male perché distorti e mi sento impotente di fronte a una mentalità che non si sradica facilmente, anche se faccio tutto ciò che posso per manifestare la mia avversione a queste cose e dare spunti per migliorare.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) L’editoria è business mentre il libro è arte, impegno,profusione di idee e conoscenze. Di Mecenati in giro non ne vedo o sono rari. Mancano i promotori della cultura, i divulgatori . Si arriva al paradosso: libri volgari e stupidi che hanno iter semplificati perché si pensa facciano colpo e viceversa libri che andrebbero letti perché danno arricchimento,conoscenza che vengono bistrattati.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) La politica non c’è più ma tutto è politicizzato. Non c’è più autonomia di giudizio, si ragiona in base al “capo” di turno, per cui anche la cultura è piatta. Non ricordo un programma culturale in tv da quando ero ragazza. E’ deprimente pagare il canone o le altre tv per dibattiti orrendi e per niente costruttivi. La civiltà di un popolo si vede anche dalla cultura che respira.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Inviando le mie poesie a diverse case editrici le quali mi hanno risposto in modo positivo e mi sono affidata, alla prima in ordine di tempo, come unico parametro per la scelta.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) La vita è bella di Benigni

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Diverse, mi viene in mente Il cielo in una stanza, Piccolo grande amore…

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R)NO

D) Ritiene siano utili?

R)Si, se si è proprio a digiuno nella tecnica narrativa, no,se queste conoscenze sono già acquisite attraverso lo studio.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Conoscere a fondo l’argomento che si va a trattare , come diceva Catone e poi una trama ben costruita, che crei le dovute aspettative e curiosità per continuare a leggere, con temi di interesse comune, il tutto scritto in uno stile chiaro e senza difficoltà la comprensione.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Scrivo sempre su carta, per me il quaderno ha un’importanza notevole, rappresenta un punto di riferimento. Faccio sempre fatica a dover digitare a computer quanto ho scritto a penna, anche se il computer ha il suo fascino. Scrivo sia nei momenti più impensabili come ad esempio in macchina durante lunghi viaggi,in momenti di attese,in barca, sotto all’ombrellone, sia in momenti di religiosa solitudine come di mattina presto e sera tardi, quando mi isolo completamente dal resto del mondo.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R)Le poesie sono state scritte dopo l’incontro con mio padre avvenuto dopo tanti anni di lontananza reciproca. La prima emozione forte è stata quella di vivere quest’evento come un miracolo. All’inizio l’ho fatto per me,ho scritto per ricordarmi l’unicità di momenti vissuti con grande emozione. Ho scritto tutte le poesie su carta pergamena e poi le ho riposte in una scatola bellissima comprata per l’occasione. Le persone più intime che le leggevano le hanno trovate molto forti e mi hanno invogliato a pubblicarle.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Far emergere dalle parole, con le quali si costruisce una storia,i sentimenti, i cambiamenti, le motivazioni, i bisogni che gli uomini maturano nel tempo, così come la complessità dell’animo umano.. E’ un modo per distaccarsi dalla realtà e leggere la vita nei suoi poliedrici aspetti.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Entrambi

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il romanzo è un componimento in prosa, di ampio respiro,imperniato su vicende storiche o inventate di uno o più personaggi. Il racconto è un componimento, fantastico o realistico, di estensione più ridotta rispetto al romanzo.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Ho dato per titolo una situazione realmente accaduta, cioè “ ritornare”nei luoghi della mia infanzia, da qui “Ritorno nei prati di Avigliano”.Il nome del luogo è stato espresso per dare importanza ai posti dove sono cresciuta e che pensavo fossero i più normali del mondo e invece col tempo li ho reputati, ancora oggi, i luoghi più belli del mio vissuto.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Della raccolta fanno parte poesie che ho scritto prima ancora di incontrare mio padre,dagli anni 80 ai 90,poi, la maggior parte dal 2005 ad oggi. Queste ultime si sono sviluppate anch’esse nel tempo prescritto,quindi non posso dire in un tempo definito, ma più momenti, raccolti poi insieme quando hanno racchiuso tutto ciò che ho provato.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No

D) Crede nei premi letterari?

R)Credo nelle mie forze, se gli altri poi ci tributano onori vanno solo accettati.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Sì,un romanzo dove racconto la storia di mia madre, quindi realistico,e poi altri due più racconti e poesie. Sono in un periodo prolifico di idee e situazioni.

approfondimento POESIA

D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

R) La poesia nasce da momenti di ispirazione che mi capitano anche quando sono in mezzo agli altri. Quando nasce l’idea, però ho bisogno di mettere subito penna su carta e cerco di trovare in tempo utile l’opportunità per farlo. Non ho orari,sicuramente in solitudine. Di solito quando l’idea non mi lascia più, vuol dire che quella cosa deve essere proprio scritta.

D) Quali sono i suoi poeti del cuore?

R) A parte Virgilio e Catullo che mi hanno formata,sento congeniale Baudelaire,Leopardi e Montale. E poi ancora Pascoli,Carducci,D’annunzio. Alda Merini è quasi un’eroina perché come è riuscita a cantare lei il dolore non ci sono uguali.

D) Come nasce un suo verso?

R) Un verso nasce unito di pensiero e parole con un’idea in nuce, attorno alla quale nascono tante altre parti e qui è più difficile perché bisogna lavorarci molto. La poesia migliore nasce già formata e bisogna lavorarci poco.

D) Quanto tempo ci lavora su?

R) Dopo un inizio, nato da un’ispirazione, posso anche lasciare per poi riprendere. In questo caso il cervello continua ad elaborare inconsapevolmente lo stesso pensiero fino a darmi un’idea ben limata, per dire come Orazio.

D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

R) Perfetta aderenza tra l’idea e la parola, è questa la difficoltà, poiché ci sono più cose che parole ed è difficile trovare una parola per ogni sensazione o fatto o cosa che si vuol dire.

D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

R) Alle scuole medie, cercai di creare un pezzo sull’esempio dei primi versi dell’Iliade.

D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

R) Il fatto che siano poesie profonde, che inducono a riflettere, nate da momenti di sofferenza e che restano indelebili in me come in chi mi legge. La poesia è di chi legge e tutti ritrovano una parte di se stessi in tutte le poesie.

D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

R) Mi illumino d’immenso, è perfetto sotto ogni aspetto.

D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

R) Di solito scelgo il titolo dalla realtà di cui parlo e il romanzo che ho finito tratta di mia madre, quindi il suo nome mi è sembrato d’obbligo.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Diverso tempo e a più riprese.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No

D) Crede nei premi letterari?

R) Se ci sono che ben vengano ma non sono i premi a decretare il valore o il successo di un libro

D) Ha altri progetti in cantiere?

R) Sì,molti.

 

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