Intervista alla scrittrice Francesca Bertoldi

Nome: Francesca
Cognome: Bertoldi
Regione di residenza: ROMA
Email: cfbertoldi@gmail.com

Intervista

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Sono un ex allieva dell’Istituto Superiore di Giornalismo e Tecniche Audiovisive del TG2 patrocinata dall’università di Camerino. Preside l’ormai scomparso Gino Pallotta, giornalista della Rai.
Ho frequentato nel 2005 lo stage di scrittura creativa di Paola Ducci, scrittrice e sceneggiatrice della Rai.
Ho frequentato in seguito, nel 2006 e 2007, i corsi di scrittura creativa della Giulio Perrone Editore con la partecipazione di autori autorevoli come Raffaele la Capria, Dacia Maraini, Ugo Riccarelli, Lidia Ravera, Antonio Pascale e successivamente il seminario avanzato Fiction/Faction dove si è affrontato il tema della letteratura da più angolature possibili attraverso brani di film, di musica, opere d’arte passando per tutti i grandi autori contemporanei più impegnati nel corpo a corpo con la realtà: da Pamuk a Handke, da Auster a Grossman, da Saviano a Chandra con l’ntervento di ospiti prestigiosi, scrittori e critici, e la possibilità per noi corsisti con la collaborazione di Maria Laura Gargiulo e di Paolo di Paolo (scrittori e giornalisti) – di vivere un’ avventura molto particolare: l’esplorazione della vita in carcere. Il progetto era un libro collettivo frutto della collaborazione tra la casa editrice e gli allievi del corso. Purtroppo per varie ragioni non abbiamo avuto l’esperienza diretta con il carcere, ma solo incontri durante i quali abbiamo ascoltato le testimonianze e le esperienze di quelli che ogni giorno vivono e affrontano la realtà carceraria, dedicando così spazio alla riflessione, al confronto e al dibattito.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Scrivo da sempre, fin dalle elementari, i temi in classe sono stati per me un modo per raccontare,

per comunicare, ho sempre sperato che la maestra leggesse i miei lavori ad alta voce cosi che tutti i miei compagni capissero come ero e cosa avevo da dire.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Per me scrivere è una passione ed anche un lavoro di ricerca interiore, quello che spero è che la tensione emotiva che io provo quando scrivo possa in qualche modo essere trasmessa.
La memoria è spesso la protagonista dei miei racconti, ma una protagonista particolare, sia nella sua accezione positiva, del ricordo, che in quella negativa dell’oblio. La memoria può appartenermi o essere universale, può essere il frutto di un sogno o di una vita altra intravista in lontananza o immaginata, desiderata, temuta. E proprio a causa del viaggio attraverso il sogno, l’immaginazione, che il dubbio e l’enigma si affacciano nelle mie storie più di una volta entrando e uscendo senza una logica apparente. I miei personaggi nascono probabilmente dalla necessità di eludere la quotidianità, sono a volte esasperati…dolenti, ma è  dalla materialità dell’autore  che emergono e a quella sfuggono, non alla concretezza della vita. Ma forse nemmeno noi conosciamo la nostra “realtà” e nella scrittura stabiliamo i conflitti e le sfide per arrivarci.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) “La Storia” di Elsa Morante, “Il sentiero dei nidi di ragno”, esordio di Italo Calvino e il suo eccezionale “Gli amori difficili”, una raccolta di tredici racconti straordinari, La Luna e i Falò di Cesare Pavese fino ad arrivare alla genialità di Raymond Carver con la sua accolta, per citarne una, “What We Talk About When We Talk About Love”…ma per rispondere a questa domanda ci vorrebbero ore quindi mi fermo qui

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Non so rispondere a questa domanda, non c’è un libro che non leggerei mai

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) “Il dolore perfetto” di Ugo Riccarelli.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Non voglio citare un libro in particolare, ma non mi piacciono i libri autobiografici dove l’autore si incensa, parla di se stesso, tempera la realtà e non si mostra come veramente è, ma come vorrebbe che gli altri lo vedessero raccontano episodi della sua vita melensi e nascondendo la sua vera essenza. Naturalmente non mi riferisco alle autobiografie in genere.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Sereno, il rapporto intenso io lo stabilisco con le strade, le case, ovunque esse siano, se hanno a che fare con la memoria.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Non mi piace l’idea che si ha delle grandi case editrici e la loro irraggiungibilità , i luoghi comuni come “L’ha pubblicato Mondadori!” che risponde, credo, esaustivamente alla sua domanda.

Le grandi case editrici pubblicano, spesso, romanzi che farebbero meglio a restare nel cassetto. Non mi piace la loro logica.

Amo le piccole case editrici che portano avanti grandi progetti, che puntano sulla qualità dell’editing ed hanno a cuore oltre che gli incassi, l’autore, che portano avanti i loro progetti con serietà, costanza e determinazione, che si avvalgono della collaborazione di ottimi scrittori organizzando corsi e seminari.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Mi spaventa il talk show, l’abito che sta vestendo negli ultimi anni, quello che racconta,

quanto se ne parla. Questa “alfabetizzazione culturale” è preoccupante e la detesto e mi spaventa soprattutto il fatto che costituisca spesso il canale di “crescita” più immediato.

Ciò nonostante in questo clima dilatato dai media io intravedo, anche attraverso social network come facebook, per quanto possa sembrare paradossale o inadeguato il mezzo, l’esigenza di moltissimi giovani di approdare al mondo della cultura in genere, dell’arte e della letteratura in particolare,costituendo gruppi letterari e quant’altro..

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Attraverso la frequentazione di corsi di scrittura e di esercizi di stile, di seminari, per affinare, raffinare, il mio modo di scrivere e per trovare la mia vera “voce narrativa”.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Amo moltissimo il grande cinema internazionale e non è facile rispondere, ma un film in particolare direi di si, si tratta di “ l’invenzione di Morel” di Emidio Greco sceneggiato da Andrea Barbato, tratto dal libro omonimo, un romanzo fantascientifico di Adolfo Bioy Casares pubblicato nel 1940 che gli ha dato la notorietà, nonostante ne avesse scritti già sei, e gli ha permesso di vincere il Primo premio municipale per la letteratura della città Buenos Aires nel 1941. Il film

D) Musica: la canzone del cuore?

R) “Gli uccelli” di franco Battiato

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) certamente, ho già risposto a questo nelle precedenti domande.

D) Ritiene siano utili?

R) Moltissimo.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Riuscire nell’analisi dei personaggi, degli eventi, i limiti temporali, riuscire a comunicare agli “interlocutori”, interagire con loro, l’organizzazione e la struttura del racconto.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Prima su carta, poi al computer, nella fase successiva continuo al computer. Posso scrivere in solitudine o nel frastuono, l’importante è acciuffare l’idea, la suggestione, intrappolarla, seguirla e vedere dove mi porta.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) E’ una raccolta di racconti, ognuno di essi è nato da una suggestione diversa.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Liberare le mie emozioni.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Col racconto fino ad oggi, ma è in cantiere un romanzo.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto risponde a una suggestione, una fascinazione che si deve consumare in fretta.

Il romanzo risponde ad un bisogno più profondo, lento, che ha bisogno di tempo per esaurirsi.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Ho scritto un brevissimo racconto con quel titolo…poi ho notato che quella “frasetta” ricorreva spesso nei miei racconti.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Un paio di mesi

D) Ha vinto premi letterari?

R) Si, nel 2009 ho vinto il premio del concorso letterario Cose a Parole , Giulio Perrone Editore, sezione A, poesia singola, con “La notte in cui sei nato” .

Motivazione: Per la dolcezza e la maturità del verso, per l’intensità dell’intenzione poetica ed umana, e per la corrispondenza intrecciata con altri testi ed altre penne.  

D) Crede nei premi letterari?

R) Si

Ha altri progetti in cantiere?

R) si, un’altra raccolta e un romanzo, progetti ai quali sto già lavorando.

approfondimento POESIA

D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

R) Carta e Computer, di giorno o di notte, non fa differenza.

D) Quali sono i suoi poeti del cuore?

R) Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé.

D) Come nasce un suo verso?

R) Da un’ emozione.

D) Quanto tempo ci lavora su?

R) Pochissimo, minuti.

D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

R) Deve restituirmi l’emozione che ho provato.

D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

R) Non ricordo.

D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

R)

D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

R) (…) Angelo di salute, conosci tu le Febbri
che lungo i muri scialbi dell’ospizio, com’esuli,
van strascicando i piedi, e biascicando tremuli
un po’ di sole chiedono, che le scaldi e le inebri?
Angelo di salute, conosci tu le Febbri? (…)

D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

R) Mi sono ispirata al libro di Paolo di Paolo “Raccontami la notte in cui sono nato”

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Pochi minuti

D) Ha vinto premi letterari?

R) Si

D) Crede nei premi letterari?

R) Si

D) Ha altri progetti in cantiere?

R) Si

 

One Comment

  1. rabaschier 6 aprile 2010 at 11:20

    lo consiglio, è bellissimo
    http //perronelab.it/node/356

     

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