Intervista a Francesca Taddei

Intervista alla scrittrice Francesca Taddei Nome: Francesca Cognome: Taddei Regione di residenza: Toscana Email: info@moltoesenzafine.it Intervista (06/2009) D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura R) Ho iniziato a scrivere per sopravvivere alla noia dei tre anni delle Medie e da allora non ho mai smesso. D) Qual è stato il suo percorso di studi? R) Ho fatto il Liceo Scientifico perché credevo di amare la matematica. Nel giro di poco tempo ho capito che in realtà trovavo aride tutte le materie scientifiche, così al termine del Liceo ho virato su Lettere, per

Intervista alla scrittrice Francesca Taddei

Nome: Francesca
Cognome: Taddei
Regione di residenza: Toscana
Email: info@moltoesenzafine.it

Intervista (06/2009)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Ho iniziato a scrivere per sopravvivere alla noia dei tre anni delle Medie e da allora non ho mai smesso.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Ho fatto il Liceo Scientifico perché credevo di amare la matematica. Nel giro di poco tempo ho capito che in realtà trovavo aride tutte le materie scientifiche, così al termine del Liceo ho virato su Lettere, per tornare alla vecchia passione dell’archeologia, in cui mi sono laureata.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Ho sempre scritto per me stessa; dal 2003 scrivere testi per una casa editrice è diventato un lavoro, anche se precario.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Comunicare qualcosa di sé agli altri.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Quelli che hanno segnato di più la mia vita: “Il diario di Anna Frank” da bambina, “Il gabbiano Jonathan Livingston” da ragazzina e “Q” da adulta. Quest’ultimo è stato una vera rivelazione.

D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Quelli di pseudo-vip, calciatori e personaggi televisivi.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Ne cito due a pari merito: “Il mio nome è rosso” di Pamuk e “Il libro dei padri” di Miklòs Vàmos, per ragioni diverse.

D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Solo un libro non sono riuscita a portare a termine nella mia vita: “Così parlò Zarathustra”. Una delusione recente è stato “Vedi alla voce: amore”, di Grossman.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Amo molto Firenze e la Toscana. Ma mi trovo bene anche in altri luoghi, diversamente da molti miei conterranei.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Mi piace molto la varietà e la diffusione della letteratura per l’infanzia, che sto scoprendo grazie a mio figlio. Non mi piace invece il monopolio dei soliti nomi.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Riconosco che l’offerta è ampia, ma trovo che il costo di tanti eventi sia eccessivo.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Lavorando faticosamente in parallelo, per tre anni, con mia mamma. Da un migliaio di lettere trovate sparpagliate qua e là, fra vecchie carte, foto e cartoline d’epoca, siamo arrivate a un libro che le raccoglie tutte e che racconta una storia affascinante.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Tra quelli degli ultimi tempi direi “Le fate ignoranti”.

D) Musica: la canzone del cuore?
R) Non ho una canzone preferita. Ascolto volentieri i Modena City Ramblers, e sono molto legata alle canzoni di De Andrè, Guccini e Tenco che hanno accompagnato la mia infanzia.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No.

D) Ritiene siano utili?
R) Può darsi.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Arrivare alla pubblicazione!

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo al computer ciò che deve essere pubblicato. Le riflessioni per me stessa invece rigorosamente su carta. Comunque scrivo quasi sempre di giorno e in solitudine… e senza rituali, che non sopporto.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Dall’esigenza di tramandare la memoria di due persone che si sono scritte centinaia di lettere per ciascuno in un anno e mezzo di fidanzamento, le hanno conservate con cura per tutta la vita e hanno espresso il desiderio che anche altri condividessero la loro storia.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Trasmettere qualcosa agli altri.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) In realtà quasi tutto ciò che ho scritto in questi anni non rientra in questi due generi.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il primo nasce e finisce in se stesso; il secondo ha bisogno di un’impalcatura più complessa

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Da una frase che i protagonisti ripetono più volte. Ci piaceva il contrasto tra la formalità del “Voi” e la grande passione che esprime.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Tre anni.

D) Ha vinto premi letterari?
R) No.

D) Crede nei premi letterari?
R) No, infatti non ho mi partecipato.

Ha altri progetti in cantiere?
R) La pubblicazione di un altro carteggio, più antico di una generazione rispetto a quello di “Dovete amarmi molto e senza fine”. Stavolta siamo in pieno Ottocento.

Una risposta

  1. Carlo Spadi

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