Intervista a Gianluca Purgatorio

Intervista allo scrittore Gianluca Purgatorio

Nome: Gianluca
Cognome: Purgatorio
Regione di residenza: Basilicata
Email: gianluca.purgatorio@hotmail.it

Intervista (03/2010)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Sono un ragazzo di 23 anni e sto per laurearmi in lettere. Sono stato da sempre affascinato dalla lingua italiana, dalle parole, dalla loro grammatica. Non posso dire che alle elementari i miei temi scolastici fossero di pregevole fattura e che emergessero particolarmente, anzi nessuno della mia famiglia avrebbe scommesso sulle mie inclinazioni letterarie. Ero infatti preso a riflettere in solitudine, a creare nuovi giochi e a smontare quelli vecchi per capirne il funzionamento. Ed è stato così anche per la lingua verso la quale ho nutrito subito un amore per le dinamiche interne, per le costruzioni delle parole. Mi divertivo con le metafore e le figure retoriche e solo alle scuole medie ho compiuto il passo definitivo dallo studio della meccanica della lingua alla sua applicazione.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Io ho fatto il liceo classico a Matera, dove vivo tutt’ora e, successivamente, mi sono iscritto alla facoltà di Lettere, “Editoria e giornalismo” a Bari. Dopo aver conseguito la laurea triennale ora sto terminando la specialistica.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Come detto prima, ho iniziato alle scuole medie. Grazie anche a una professoressa che mi ha sempre sostenuto, ho iniziato a pensare di voler “scrivere”, ma non avevo bene in mente cosa e se davvero fosse un lavoro lo scrittore. Pensavo più alla figura del giornalista e, infatti, il mio primo libro, se così possiamo chiamarlo, lo conclusi in terza media. Lo rilegai con spirale e cartoncino e ancora oggi lo conservo. Era una raccolta di strali sulla società, pensieri liberi e poi “rilegati” in casa.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) E’ un bisogno. Se non scrivo, sto male e immagino sempre i miei personaggi congelati in una dimensione irreale, bisognosi di me per andare avanti. Quando scrivo, poi, sto male perché è come se mi violentassi e traducessi le mie viscere in parole. Il miglior momento perciò è quando ho finito: una sensazione di appagamento e compiacimento devastante.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Non ho libri preferiti o libri che hanno segnato la mia crescita, ma di certo ho scrittori e modelli di riferimento come Stephen King, E.A. Poe e Kafka.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Mai dire mai nella vita. Non amo il genere fantasy o la fantascienza ma credo che non leggerò mai i libri che non rappresentano “letteratura” e quindi tutto quel sottobosco di Vip, giornalisti e scribacchini che non aggiungono nulla al nostro già scadente patrimonio culturale.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Finestra segreta, giardino segreto di Stephen King.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Tristram Shandy, ma solo perché è di lettura abbastanza complicata.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Senza dubbio di amore e odio. Amore perché sono un provinciale e difficilmente lascerei le comodità della piccola città. Odio perché difficilmente riesco a nutrire sentimenti campanilistici verso qualcosa che m’appartiene. Diciamo che non ho proprio idea di cosa sia il nazionalismo.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Si può dire l’avvento delle nuove generazioni di scrittori? I trattatisti, i giornalisti che si mettono a scrivere i vari Vip che pensano che la loro storia-reality sia così entusiasmante. E poi non capisco perché qui in Italia a differenza di altri paesi sia così difficile vivere scrivendo… cosa mi piace? Le piccole case editrici che davvero cercano di dare fiducia a noi emergenti.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) La massificazione della cultura. Ormai tutti si credono scrittori perché hanno un blog, artisti perché usano bene il puntatore del mouse sul paint e fotografi e registi grazie ai loro cellulari di ultima generazione. Si pensa troppo facilmente di riuscire in tutto senza fare la famosa gavetta.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Ho spedito per posta e per email la mia opera, ho sperato, ho atteso e alla fine qualcuno ha bussato alla mia porta.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Il film che più di tutti mi ha segnato è sicuramente IT che mi spaventò quando avevo solo 5 o 6 anni. Poi anche Secret Window, trasposizione cinematografica di un’altra opera di S.King Finestra segreta, giardino segreto e un po’ tutta la filmografia di Johnny Depp.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Ci sarai di Francesco Renga.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) Uno l’anno scorso tenuto nella mia facoltà da uno scrittore abbastanza famoso.

D) Ritiene siano utili?

R) Non più della pratica e dell’inclinazione naturale verso la scrittura.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Trovare trame convincenti e soprattutto non trite e ritrite.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Quando ho delle ispirazioni improvvise prendo qualche appunto ma scrivo rigorosamente al pc. Preferisco di notte, con una tazza caffè e latte, in solitudine e con solo una piccola lampada vicino al monitor.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Credo che prima di ogni altra cosa ci si debba interrogare su tematiche “primitive”. Chi sono, perché sono qui, cosa ci sarà dopo? Solo in un secondo momento si può allargare il raggio della nostra indagine.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Raccontare me stesso, esporre delle mie idee e vestirle con abiti letterari.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Ho iniziato questo primo lavoro scrivendo racconti ma solo per questioni pratiche. Dovendo stare al passo con gli esami mi era difficile scrivere tutti i giorni per lunghi periodi e di conseguenza il romanzo era più difficile da gestire. Poi mi venivano in mente solo trame per brevi racconti.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Nel racconto credo che ci sia meno spazio per caratterizzare un personaggio. Quindi i protagonisti sono per lo più topos ed emblemi di categorie umane. In un romanzo invece c’è più spazio per dare uno spessore e un approfondimento psicologico.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) E’ l’unico che si addiceva data la gestazione dei racconti e le loro ambientazioni.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Circa un anno.

D) Ha vinto premi letterari?

R) Il dottor K… è stato selezionato all’interno del concorso “Horror Show”.

D) Crede nei premi letterari?

R) No comment.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Sto scrivendo un romanzo simile a “Cell” di Stephen King,

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