Intervista a Lorena Figini

Intervista alla scrittrice Lorena Figini

Nome: Lorena
Cognome: Figini
Regione di residenza: Lombardia
Email: lorenafigini@gmail.com

Intervista (Gennaio 2010)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Sono da sempre affascinata dal mondo della scrittura e dagli esseri umani, per questo mi è sembrato naturale unire le due cose trascrivendo i miei pensieri in parole di inchiostro. Come ho scritto nella prefazione della mia raccolta di poesie, scrivo per non cadere nella tentazione di mettere a tacere l’anima e per non esistere solamente cercandomi nello sguardo degli altri. E poi, perché, in fondo, è bello seguire le illusioni di cui l’essere umano è fatto.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Al momento frequento Scienze della Formazione Primaria, un nome complicato che riassume il mio desiderio di divenire “maestra”; ho il diploma di maturità classica, che mi ha regalato un bel 100, di cui sono ancora incredula.

D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?
R) Credo di conoscere bene la motivazione: ho visto mio fratello scrivere poesie e poi pubblicarne una raccolta. Penso si trattasse, inizialmente, di pura e semplice imitazione: ero solo una bambina. L’imitazione, poi, ha preso la sua strada e mi ha portato a scrivere poesie, mentre lui ha abbandonato i versi per dedicarsi alla narrativa.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) L’ho detto prima, significa non mettersi a tacere e non esistere esclusivamente nel riflesso degli altri; significa anche non limitarsi e ha un non-so-che di lievemente liberatorio.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Tutto Hermann Hesse, sia prosa che poesia; un po’ di Paulo Coelho; i libri che toccano l’anima e non solo la mente.

D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Quelle new entry letterarie che non hanno nulla di buono se non il riscontro esagerato di un pubblico che non capisce più quali siano gli scritti di valore.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Negli ultimi tre anni non ho letto molto, ma in cima alla classifica ci sta il romanzo di mio fratello, “Autobiografia di uno sconosciuto” e non penso di essere di parte; lo avrei voluto scrivere io, ma non ne sarei stata in grado.

D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Mi hanno regalato un libro di Moccia; penso che in questi casi si dica: no comment.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Mi sento cittadina della mia terra come del mondo, anche se non mi allontanerei mai da casa.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Qui si apre un capitolo dolente. Non approvo che il panorama letterario sia in mano a poche grandi case editrici che scartano un manoscritto senza nemmeno aprirlo solo perché l’autore non è raccomandato o non è famoso. E mi dispiace per le case editrici minori che, invece, fanno ogni giorno opera di selezione tra i tanti scritti che arrivano nelle redazioni, per assicurare un buon livello letterario e poi non riescono ad avere una distribuzione adeguata a causa del mercato che predilige i grandi colossi. Tollero poco, poi, le case editrici che non hanno il coraggio di investire sui propri autori e per guadagnare pubblicano qualunque cosa purché l’autore paghi.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) E’ banale dire che ci sono più scrittori che lettori; oggi, c’è meno interesse per la cultura, temo soprattutto per le giovani generazioni.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Ho inviato la mia raccolta a poche case editrici, escludendo subito quelle che sicuramente non l’avrebbero presa in considerazione; molte non hanno risposto (nemmeno oggi, a distanza di molti mesi), alcune hanno fatto proposte di pubblicazione il cui prezzo sarebbe indecente scrivere qui. Poi, la casa editrice Arduino Sacco, che aveva qualche mese prima valutato positivamente il romanzo di mio fratello, mi ha inviato il contratto di edizione.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Non amo il cinema e ho poco tempo da dedicargli. Amo una serie televisiva degli anni ’90, chiamata Northern Exposure, che nella sua eccentricità e surreale poesia è meglio di qualsiasi film.

D) Musica: la canzone del cuore?
R) Tutto, o meglio quasi tutto, Ludovico Einaudi. La sua musica mi regala pace ed è una delle poche cose che ha la straordinaria capacità di trasmettermi emozioni.

Approfondimento POESIA

D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
R) Non so se chiamarlo rito, è più che altro un’abitudine; scrivo di sera, prima di addormentarmi, su una vecchia agenda rossa, in completa solitudine, alla luce di una lampadina sul comodino. Il computer viene in un secondo momento, insieme alla revisione. Spesso lascio gli scritti a decantare un po’, poi quando li riprendo in mano, mi sorprendo scoprendo lati di me prima ignorati e mi meraviglio di essere io la mano e la mente di tali scritti. Si vede che il sonno me li fa presto dimenticare.

D) Quali sono i suoi poeti del cuore?
R) Non ho poeti del cuore e leggo poca poesia. Il già citato Hermann Hesse è un costante punto di riferimento.

D) Come nasce un suo verso?
R) Nasce dal nulla. Qualcuno la chiamerebbe ispirazione, io la definisco ascolto dei propri pensieri e di quelli che si creerebbero immedesimandosi in qualcun altro.

D) Quanto tempo ci lavora su?
R) Pochissimo. Una poesia può impegnare anche solo dieci minuti, è la revisione e trascrizione che impiega più tempo.

D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
R) L’umanità e la verità del pensiero, deve essere autentico e, anche se all’apparenza banale, deve avere un senso per qualcuno.

D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
R) Il primo… non lo ricordo, non potrei citarlo; ma ho impressa nella memoria l’immagine di quel momento: io, praticamente ancora bambina, una piccola agenda verde, di recupero, in mano e una penna blu, sotto la grande noce in giardino.

D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?
R) All’inizio ero titubante, anche solo a mostrare qualche verso a parenti e amici, poi i vari concorsi, qualche lettura pubblica in quelle occasioni e il desiderio di vedere i propri versi stampati e rilegati (e possibilmente con codice ISBN), mi ha dato il coraggio di iniziare la caccia a un editore.

D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
R) Non so se è celebre, ma sento la poesia “Scritto sulla sabbia” di Hermann Hesse particolarmente mia e vicina a quello che è il mio pensiero

D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?
R) “Pagine di sabbia” vuole riassumere in tre parole la condizione effimera dell’essere umano, avendo presenti parole che, scritte sulla sabbia, vengono cancellate presto. La spiaggia al tramonto, accarezzata dal lieve ondeggiare del mare, diventa scrittoio, foglio e penna per raccontare e raccontarsi, per esprimere pensieri in parole.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) E’ la raccolta di quasi tutte le mie poesie, scritte in due o tre anni circa, ma a ritmi diversi: a momenti di grande attività sono sempre seguiti momenti di estremo relax.

D) Ha vinto premi letterari?
R) Mi sono classificata in buone posizioni in alcuni concorsi letterari. Il primo è stato una rassegna regionale dedicata a studenti, mi ha regalato il primo posto e ha funzionato come apripista, motivandomi a partecipare ad altri premi. Ho ottenuto poi un secondo posto e un quarto posto sempre nelle sezioni giovani di altri concorsi. Il terzo posto al Premio “Omodei Zorini” della città di Arona mi è rimasto nel cuore perché mi ha permesso di ascoltare dal vivo un grande scrittore quale Sebastiano Vassalli, che ha ricevuto in quell’occasione un premio alla carriera. Ho, poi, partecipato a varie antologie e iniziative editoriali, l’ultima è “Prove, scritti inediti”.

D) Crede nei premi letterari?
R) In quelli seri, sì. I premi a cui ho partecipato mi sono sembrati ben organizzati e il fatto di aver ottenuto buoni risultati in alcuni mi fa pensare che non ci fossero raccomandazioni o cose del genere. Mi lasciano qualche dubbio, invece, i premi rinomati, quelli di narrativa, soprattutto; il Premio Strega, ad esempio, prende in considerazione solamente i titoli proposti dai giurati stessi, senza offrire la possibilità di candidarsi e dando dunque più spazio alle grandi case editrici o a chi ha conoscenze nel campo.

D) Ha altri progetti in cantiere?
R) Per il momento no; mi diletto a trascrivere pensieri in parole, ma non in versi. La scrittura è sempre in qualche modo terapeutica, in ogni sua forma, per cui non la abbandono, ma sono assorbita da molte cose e ho poco tempo.

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