Intervista a Lorenzo Gabanizza
Intervista allo scrittore Lorenzo Gabanizza
Nome: Lorenzo
Cognome: Gabanizza
Intervista
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Che posso dire? Raccontare di me e di qualsiasi altra persona in poche righe è impossibile. Troppa complessità, troppe stanze chiuse. Potrei snocciolare gli eventi salienti della mia vita, ma mi sembrerebbe d’essere un vecchio tronfio. Mi limito a dire perciò che attualmente sono impegnato su vari fronti:1) sociale-politico: aiuto movimenti e associazioni che svolgono volontariato in Italia e all’estero e appoggio concretamente l’amministrazione Obama. Ho partecipato attivamente alla Campagna Presidenziale Americana e, fatto di cui sono orgoglioso, proprio in Virginia, dove ero assegnato, i Democratici hanno vinto dopo anni di strapotere repubblicano. 2) Musicale: sto lavorando ad un nuovo album e alla preparazione di un concerto che si terrà il 25 aprile al teatro di Fiorano al Serio.3) Letterario: sto ultimando un nuovo libro di poesie e lavoro ad un eclatante libro sull’assassinio del Presidente Kennedy. Quanto al mio approccio alla scrittura, è quello di uno schiavo con sentimenti misti tra la riluttanza e lo stupore del bambino.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Il mio percorso di studi è banale e si è interrotto al primo anno di liceo. Non ero un buon studente e, a dire dei miei professori, non facevo fruttare tutti i miei doni. A mia discolpa va detto che non ho mai trovato un professore sinceramente interessato ad estrarre dal mio cervello quei “doni”. Certo non userei me stesso come esempio per i giovani scrittori, poiché una laurea è importante, ma all’epoca, ero giovane e desideroso di vedere il mondo…perciò lasciai tutto e partii per l’Europa con una chitarra sulle spalle. Ho imparato molto sulla strada e sulla mia pelle. Sostanzialmente sono autodidatta. Tuttavia, chi non conosce il mio passato scolastico mi attribuisce lauree che non ho. Miracolo o coincidenza, ciò significa che il mio percorso di studi, malgrado non sia stato istituzionale, ha fatto fruttare quei famosi “doni” dell’intelletto che i miei professori riconoscevano ma non sapevano estrarre.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Scrivo sin da bambino. I primi tentativi li feci alle elementari. Ora non ricordo con precisione la prima volta che presi la penna in mano, ma ricordo il primo tentativo serio, più o meno a sedici anni. Si trattava di un romanzo dal titolo NINNA NANNA, oggi smarrito in qualche sgabuzzino del lago di Garda. Una intricata storia ambientata nell’Inghilterra del 1700. Iniziai a scrivere per varie ragioni. Il destino o la mano di Dio portarono varie circostanze a formare un toto che visto con il senno di poi sembra davvero un filo d’Arianna. Volevo fare qualcosa di grande, volevo diventare come gli scrittori che ammiravo, volevo esprimere il mio parere, esprimere la mia anima, volevo vincere il dolore del vivere e del guardare in faccia la propria natura umana, fragile e cedua.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Scrivere significa trovare uno spazio a se stessi, sfondare una porta, sfuggire alla morte, e sconfiggere il nulla.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Oh, molti, troppi, per uno che per molti anni ha letto un libro ogni tre giorni. Posso tuttavia menzionare i più importanti: Cime tempestose, l’arpa d’erba, tra gli atti, Alla Ricerca del Tempo Perduto.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Non ho l’abitudine di precludermi la possibilità di leggere un libro. Posso però menzionare i libri che hanno minore possibilità di finire sul mio scrittoio e cioè quelli sensazionalistici (tipo scoop, Corona ad esempio) o spiccatamente intrisi di livore come quelli di Marco Travaglio.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) E’ più esatto dire il più bel libro che ho “riletto” (perché sono anche un accanito “rilettore”). Direi senz’altro L’arpa d’erba di Truman Capote.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) DELIRIO, di Barbara Alberti
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Buono. Anche se uno dei miei sogni è stabilirmi negli Stati Uniti. O a Parigi.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Mi piace la tendenza a dare valore ai giovani autori, anche se si tratta molte volte di una mera posa e, non mi piace quel suo essere Casta. Gli editori molto spesso sfruttano i giovani o impongono loro contratti capestro e le case editrici che offrono la pubblicazione gratuita non si occupano della distribuzione – pur affermando il contrario. Un circolo vizioso. Gli editori sono un po’ come le banche, le quali ti fanno un prestito solo se hai i soldi per ripagarlo. Un’autrice appena scomparsa, vista come una grande persona e poetessa, mi ha chiesto fior di quattrini per la pubblicazione. Trovo immorale la richiesta di denaro ad un autore giovane, magari uno studente di vent’anni squattrinato e pieno di talento che non può pubblicare un capolavoro solo perché non ha i soldi. Se parliamo di aiutare i giovani, così non li aiutiamo certo ma ne soffochiamo la voce.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Guardo con occhio critico il panorama culturale italiano. Le Università sono inquinate dalla politica o meglio, dalle particolari tendenze politiche. Certo vi sono menti eccelse ma mi sembra che l’immagine complessiva non si riscontrabile come un vero agglomerato di intelligenze. Vedo piuttosto un campo di fiori sparsi qua e là
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Attraverso mille rifiuti. E attraverso centinaia di contratti capestro rifiutati.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Amo il genere horror ma anche i drammatici, i sentimentali, l’importante è che il film abbia una sua logica e sia recitato bene. Fra I migliori, Titanic, Dracula il vampiro (Christopher Lee), JFK. Bobby, the reader.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Eloise di Barry Ryan. Ma non posso tralasciare Elvis Presley, Christie, Kate Bush e Neil Diamond, che hanno letteralmente fatto da colonna sonora ai miei stati d’animo. Per non parlare degli autori classici russi.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No.
D) Ritiene siano utili?
R) E’comunque una esperienza che in un modo o nell’altro arricchisce chi la fa.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) L’intreccio, se ci basiamo sulla riuscita di un romanzo. In generale, e più profondamente, direi che l’intreccio è il filo e le parole le perle. Se non chiudiamo bene, le perle cadranno libere sul pavimento…penso d’aver reso l’idea.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Non seguo riti particolari e scrivo ovunque e in qualsiasi maniera capiti. Sul posto di lavoro, a casa, per strada. A penna o col computer, non importa.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Trattandosi di un libro di racconti, il libro ha molti input, perciò non posso rispondere. Ma il fil rouge che accomuna questi lavori è l’anelito di libertà. Si respira per tutto il libro una contraddizione esistenziale, ossia prigionia e libertà in collisione, perché a ben vedere, l’uomo è una falena che gira e rigira attorno alla lampada.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Dire qualcosa di significativo, in modo più o meno velato. A volte il messaggio è più incisivo se non viene denudato dalla spiegazione.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Non ho preferenze. Certamente il romanzo prevede uno sforzo intellettuale protratto nel tempo, ma io non sono il tipo di persona che sceglie la via più facile.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il Romanzo è il fluire del grande Nilo, il racconto è l’attimo fuggente, la vita umana che nel contesto eterno si accende e spegne come il bagliore di un prisma.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Il contenuto del libro me l’ha suggerito. In esso vi sono situazioni di prigionia, volontaria o involontaria ma sempre, lo sguardo del lettore e dei personaggi, viene forzato a concentrarsi sulla libertà. La finestra sulla libertà, è anche il titolo di uno dei racconti di questa raccolta. In esso descrivo la giornata tipo dei Romanov durante la prigionia nella “casa a destinazione speciale” di Ekaterinburg, dove avrebbero di lì a poco trovato la morte. Sono molto legato a questo racconto per ragioni personali ma anche perché ritengo sia uno dei migliori da me scritto.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Mesi, anni. Il materiale raccolto nel libro proviene da epoche diverse. Il muro di cinta ad esempio, è una favola che scrissi quando avevo diciotto anni. Ricordo ancora quando la lessi ai miei commilitoni durante una pausa alla Polveriera di Volpago. Il racconto più recente è L’uomo col giaccone canadese, un thriller ad alta tensione che ho scritto pochi mesi fa.
D) Ha vinto premi letterari?
R) No. Tanti complimenti e qualche menzione.
D) Crede nei premi letterari?
R) Francamente no. Non dico che siano inutili. Ma proprio per il loro carattere, essi aiutano in modo troppo selettivo.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Molti. Sto ultimando una nuove silloge poetica dal titolo Fiamme. Lavoro anche ad un libro inchiesta sull’assassinio del Presidente Kennedy dove darò un colpo definitivo alla Commissione Warren sulla scorta di nuove prove incontrastabili. Sto inoltre sviluppando l’idea di un romanzo ambientato in Scandinavia.
approfondimento POESIA
D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
R) Ovunque e con qualsiasi mezzo. Più spesso scrivo a penna su un foglio volante raccattato dove capita e poi, ricopio al computer.
D) Quali sono i suoi poeti del cuore?
R) I francesi maledetti, ma anche Emily Dickinson, Antonia Pozzi e Christina Rossetti.
D) Come nasce un suo verso?
R) Dal cuore. Non è una banalità: succede proprio così. I versi nascono in me come ondate su una spiaggia, una risacca dell’anima o fitte improvvise.
D) Quanto tempo ci lavora su?
R) Non molto. Sono un sostenitore della genuinità. E della naturalezza. La poesia è un atto d’amore, come quello carnale. Sarete d’accordo con me che quest’ultimo risulta irrimediabilmente compromesso nel momento in cui facciamo dei programmi sul come e quanto.
D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
R) Deve essere l’eco di ciò che il cuore grida.
D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
R) Non ricordo. So che ero molto piccolo e mi nascondevo come un bambino che ruba le caramelle.
D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?
R) Cosa ci spinge a dar voce alle nostre parole? Cosa ci spinge a parlare agli altri?
D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
R) Nessuno. Amo molti versi di Baudelaire, di Verlaine, ma non vorrei averne scritto nessuno. Piuttosto spero di scrivere io dei versi che potranno essere ricordati in futuro, perché ciascun poeta è un universo unico e irripetibile.
D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?
R) Il titolo l’incapacità di essere un poeta è sarcastico. Sono convinto che la poesia nasca dall’anima e come tale sfugga al controllo intellettuale, malgrado metriche e altri artifizi. Ritengo che il blank verse abbia la stessa nobiltà del verso costruito in rima. Si tratta solamente di mezzi esteriori per esprimere un moto interiore. Il titolo si inserisce nel contesto di questa “polemica accademica”.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Si tratta di una raccolta di poesie scritte nell’arco di 25 anni.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Come detto per la narrativa: menzioni e complimenti, non premi.
D) Crede nei premi letterari?
R)
D) Ha altri progetti in cantiere?
R) Sto ultimando una nuova silloge poetica dal titolo Fiamme. In essa racconto le fiamme della passione umana.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 14 febbraio 2010
Un commento
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Ho sempre sostenuto che “alcuni” Gabanizza tra i quali Lorenzo…. sono nati con un indubbia vena artistica.
max g.