Intervista a Luca Favaro
Intervista allo scrittore Luca Favaro
Nome: Luca
Cognome: Favaro
Regione di residenza: Veneto
Email: lucafvr1@gmail.com
Intervista febbraio 2010
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Il mio approccio alla scrittura passa prima attraverso ad una grande passione per la lettura. A scuola sono sempre riuscito bene nelle materie letterarie, mentre in matematica sono sempre stato un totale disastro. Mi piaceva scrivere i temi che raccoglievano sempre buoni voti dai professori e consensi positivi dai lettori.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Dopo la scuola dell’obbligo ho conseguito il diploma di “addetto alla contabilità d’azienda” con infinite difficoltà vista la mia scarsità in matematica. Ma allora come oggi dovevo pur nutrire il mio masochismo in qualche modo, ed ho scelto una scuola dove la matematica era una materia importante. Poi mi sono iscritto al corso triennale per infermieri, e lì mi sono innamorato di un lavoro che ormai faccio da vent’anni, ed ancora adesso mi piace moltissimo.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Quando? Non saprei con precisione. Ricordo di aver sempre scritto molte lettere agli amici, ai familiari. Poesie, racconti, pensieri .Tengo un mio diario personale da quando avevo circa 10 anni, i primi racconti li ho scritti a 14 anni, potrei dire di aver cominciato a quell’età.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Quando scrivo entro nel mio mondo. E’ una corazza, una difesa. E’ anche il momento in cui mi libero da tutti quei fantasmi che infestano la mia vita interiore. E’ bellissimo poi poter scrivere quello che non potresti mai dire in faccia ad alcune persone che esercitano una certa “tirannia” nella tua vita, e che sei un po’ costretto a subire per il quieto vivere. Ma scrivendo escono anche i buoni sentimenti, puoi dichiarare il tuo amore alle persone che ti circondano in modo efficace, profondo. Vivo nel nord-est, dove la gente ha perso la capacità di dirsi “ti voglio bene”. Non credo che riuscirei a guardare negli occhi un mio caro amico e dirgli che lo amo, scrivendo invece sì, perché non devo guardarlo negli occhi. Non servono sguardi, è una comunicazione da cuore a cuore.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati, e “Finché il cuculo canta” di Mauro Corona.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Quelli pubblicati dai personaggi famosi nel mondo dello spettacolo, specialmente nella musica, cinema e nella televisione.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) “Le voci del bosco” di Mauro Corona.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) “Il vincitore è solo” di Paulo Coelho.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Amo molto la mia terra, soprattutto la zona del Trevigiano. Siamo a mezz’ora dal mare ed un ora dalle dolomiti. Amo molto la natura e quindi tutto il paesaggio naturalistico delle nostre zone. Mi piace la nostra cucina, il nostro vino. Purtroppo però non amo la nostra mentalità, così fredda, chiusa verso le cose nuove e le persone con culture diverse, materialista e totalmente orientata verso il lavoro come unica cosa essenziale nella vita.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Non mi piace il fatto che gli esordienti non trovano spazio nelle grosse case editrici, a meno che non abbiano qualche conoscenza. Ci sono tanti libri di esordienti molto belli, profondi, molto migliori di quelli dei personaggi famosi, che sono tutto fuorché scrittori, ma il nome consente loro di pubblicare senza dover versare contributi e contando sempre in una campagna pubblicitaria massiccia. Ormai si pensa solo ai soldi. Per capire cosa mi piace…forse devo pensarci un po’ su.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) L’arte, la cultura ormai non emergono più. Non sono più la cose importanti. Come ho già detto prima, si pensa solo ai soldi, ai soldi “facili”. I giovani talenti ci sono eccome, ma sono destinati a rimanere nell’anonimato perché nessuno investe su di loro. Non fanno guadagnare, almeno non all’inizio. Questo secondo me un po’ in tutti i settori, nella letteratura come nella musica..
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Ho inviato il manoscritto a varie case editrici ed ho scelto tra le proposte di pubblicazione quella che mi sembrava migliore.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) “Schindler’s list”.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) “Gli uomini celesti” di Lucio Battisti.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No.
D) Ritiene siano utili?
R) Non saprei, forse dovrei provare a frequentarne almeno uno per rispondere.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Entrare nel cuore del lettore, fare in modo che il lettore non si annoi leggendo. Parlare alla sua anima, divertirlo, farlo ridere o piangere, ma comunque non lasciarlo indifferente.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Non seguo nessun rito. Scrivo in genere su carta, e non mi pongo mai il problema di essere da solo od in presenza di altri. L’ispirazione non viene a comando, e quando mi viene, se posso scrivo, e se non posso cerco di tenere nella memoria l’idea.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) L’idea è nata dalla voglia di parlare di un aspetto della sanità italiana di cui nessuno parla: il rapporto infermiere-paziente come un qualcosa di umano, basato sull’amore, sull’amicizia. Nel contempo portare a galla il modo di operare di Dio, che ama particolarmente i sofferenti, e si serve delle nostre mani, dei nostri piedi per star loro vicino, spesso parlando al nostro cuore.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Significa trasmettere il numero possibile di emozioni, possibilmente varie, diverse e contrastanti.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Sono due cose molto diverse, sinceramente non ho una preferenza particolare, forse vado un po’ a periodi. Ci sono momenti in cui mi viene spontaneo scrivere un romanzo, altri in cui sento di dover scrivere un racconto.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il romanzo è una storia lunga e spesso dettagliata, articolata, è come un film di due ore se così si può dire. Il racconto è una storia breve, può essere più o meno articolato ed è come un video di cinque minuti.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) “Il sole in una lacrima” è il titolo dell’ultimo racconto del libro, ed è il titolo di tutto il libro. Significa due cose: la prima che nella lacrima che simboleggia la sofferenza può esserci il sole della speranza. Nella seconda il significato è un po’ più spiritualeggiante: il cammino della fede spesso può passare attraverso le lacrime che però sono sempre illuminate dalla luce del sole.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Sinceramente non c’è stato un momento ufficiale in cui l’ho cominciato. Alcuni racconti li ho scritti parecchi anni fa, altri recentemente, quindi è difficile capire quanto tempo ci ho messo.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Non ancora, ma chissà….
D) Crede nei premi letterari?
R) Nei premi non tanto. Ma ritengo che i concorsi possono essere utili per farsi conoscere dagli addetti ai lavori.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Due romanzi al momento fermi, ed un altro libro di racconti, che probabilmente sarà la prossima pubblicazione, se ci riuscirò.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 14 febbraio 2010
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