Intervista a Lucio Panozzo

Intervista allo scrittore Lucio Panozzo Nome: Lucio Cognome: Panozzo Regione di residenza: Veneto Email: luciopanozzo.camparo@tele2.it Intervista Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura > Sono nato con questo tarlo. Qual è stato il suo percorso di studi? >licenza media inferiore. Quando e perchè ha iniziato a scrivere? >Dopo i primi anni di letture, dall’età di circa sei, otto anni, a tredici è esplosa quella che era sempre stata la mia inclinazione principale: scrivere. A questa età risale la mia prima opera completa in ogni sua parte. Peccato che poi io stesso l’abbia affidata

Intervista allo scrittore Lucio Panozzo

Nome: Lucio
Cognome: Panozzo
Regione di residenza: Veneto
Email: luciopanozzo.camparo@tele2.it

Intervista

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

> Sono nato con questo tarlo.

Qual è stato il suo percorso di studi?

>licenza media inferiore.

Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

>Dopo i primi anni di letture, dall’età di circa sei, otto anni, a tredici è esplosa quella che era sempre stata la mia inclinazione principale: scrivere. A questa età risale la mia prima opera completa in ogni sua parte. Peccato che poi io stesso l’abbia affidata alle fiamme per paura che qualcuno la leggesse (timidezza). Ora ho un bel mangiarmi le dita fino al gomito, l’opera è persa per sempre.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

>Non posso dire che scrivere sia tutto, perché credo di essere un animale completo e vario, ma posso asserire con sicurezza che lo scrivere sia di gran lunga la mia passione principale. Poi viene il resto.

Quali sono i suoi libri del cuore?

>Questa è una domanda difficile per uno che ama leggere di tutto. Posso tentare di rispondere così: arte, storia, anche romanzi, specialmente i classici (anche russi e balcanici). Se poi si vuol sapere quale libro si impolveri sopra il mio comodino (livre de chevet), ve ne dò il titolo: Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, nella traduzione di Mario Giobbe. Il precedente era “Il romanzo di un giovane povero”, di Octave Feuillet. I due, naturalemente, non ne escludono altri.

E quelli che non leggerebbe mai?

>Non vorrei dire che esistono libri che non leggerei mai. Posso però dire che alcuni libri sono stati da me eliminati dopo le prime pagine, ma solo perché non mi interessavano. Un esempio che ricordo: “Delitto e castigo”, preso in mano e subito gettato lontano in anni giovanili, perché il racconto aveva fin dall’inizio un cattivo influsso nella crisi neurologica che mi stava uccidendo. Ripresolo in mano dopo una quarantina d’anni, in un momento (raro) in cui ero libero da crisi di sorta, lo rigettai proprio perché me le ricordava.Non so se riuscirò mai a leggere questa opera che, mi si dice, è tra le maggiori della letteratura russa.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

>Benvenuto Cellini: “La Vita”.

E quello che meno le è piaciuto?

>La Costituzione Italiana, perché in qualche suo articolo contiene falsità e inganno.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

>Rapporto d’amore, col rimpianto di non poter percorrerla in lungo e in largo come vorrei a causa di alcuni problemi vertebrali che non mi consentono di esagerare con l’auto, con la bicicletta, col camminare, con lo sci-escursionismo, con l’escursionismo alpino, ecc. ecc. ecc. (dove per eccetera bisogna leggere anche le limitazioni che mi sono imposte nella buona tavola, espressione suprema della mia terra).

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

>Preferisco dire cosa non mi piace: l’editoria nazionale è inavvicinabile, quella locale è anche troppo abbordabile, ma, per motivi di bilancio (non ho detto avidità, perché capisco che una piccola azienda debba vivere e per vivere debba introitare €), deve coprire le spese anticipatamente. E chi le deve coprire? L’autore. Se poi questo editore ti aiuta con presentazioni, pubblicità, distribuzione, articoli o altro, si può anche dire che è un buon diavolo, ma ne conosco alcuni che dopo sei mesi ti mandano le copie residue (di solito tutte) a casa e si liberano in questo modo di te e delle tue opere: questi sono i mal’editori e trovarli sulla propria strada è una mal’edizione.

Aggiungo su quella nazionale: non c’è verso che esca dai binari, pubblica solo autori conosciuti o anche nuovi ma sicuri, perché passati sotto le forche caudine dei consulenti editoriali (purtroppo a pagamento, ma niente si può dire, perché anch’essi devono vivere). Ne trovo troppo pochi che abbiano il coraggio di andare contro “la linea” seguita anche e soprattutto dall’editoria dei giornali e dei periodici e che si cimentino su argomenti poco graditi alla politica (che è una sola, allineata) e ai grandi fratelli Vaticano, USA e multinazionali della finanza.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

>Mi pare che non esista un panorama culturale italiano. Vogliamo p arlare di cultura televsiva?

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

> Il primo contattando una associazione culturale di Cividale del Friuli che ricercava testi adatti ai ragazzi in tema di Longobardi, in concomitanza con grande mostra (appunto sui Longobardi) del 1989 (se la memoria non mi fa difetto). Il secondo attraverso un editore. Gli altri sono tutti o fatti in casa o stampati direttamente in tipografia.

Cinema: qual è il suo film preferito?

> L’ultimo dei Mohicani.

Musica: la canzone del cuore?

> Elo Hi di Goran Bregovich

Intervista all’autore
approfondimento per chi si occupa di NARRATIVA

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

> Mai.

Ritiene siano utili?

> Credo di sì.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

>Se per complessità si intende difficoltà, non credo che un narratore nato possa trovarne. Se altro, non ho compreso la domanda.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue

“riti” particolari?

>Senz’altro computer, ma all’inizio tradizionalmente a mano. Come ripeto, per me l’inizio si situa in un tempo in cui il computer non era ancora stato pensato, e forse Bill Gates nuotava ancora nel liquido amniotico. Il concittadino Federico Faggin, inventore del microprocessore, era ancora intento agli studi all’Istituto tecnico di Vicenza.

Scrivo quasi esclusivamente di giorno, in solitudine, anche se c’è chi si è preso l’incarico di rompere, ma non troppo spesso, per mia fortuna.

I riti, per un narratore, sono quelli legati allo sviluppo dell’idea seme (gestazione) e, dopo il parto, alla creazione dell’architettura secondo gli immutabili schemi di natura. Il resto è facile routine (dettatura ispirata, come se venisse da “fuori”, come se si pescasse nell’inconscio collettivo), ma molto gratificante. Riti veri e propri non ne celebro, ma momenti particolari sì, e sono quelli in cui sono particolarmente disposto a creare, in cui mi sento in disposizione d’animo particolare. Tutto questo può essere scambiato per rito quando si tenta di spiegare l’inspiegabile a chi non pratica l’arte.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

>”Ricordi ad olio su tela con cornice”. Il titolo parla da solo: si tratta di emergenza mnemonica di ricordi fissati su quadretti dipinti dentro alla mia testa e appesi nella stanza d’onore della mia magione (in forma di castello) fantastica, ma sempre “ispirata”. Per carità, non assimiliamo il termine a quello che viene usato per le sacre scritture.

Cosa significa per lei raccontare una storia?

>Non è e non può essere solo la pedissequa traduzione dalla realtà. Come in ogni branca dell’arte, io devo trasmettere ciò che esiste in natura facendone passare la luce attraverso il prisma della mia personalitàla (tipo arti visive). Prova della riuscita di quanto dico è la testimonianza di chi mi conosce bene e mi legge: uno dei commenti è: quando leggo ciò che scrivi, me sembra di sentirti parlare. Per me è la miglior critica che si possa desiderare.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

>Ho fornicato con l’uno e con l’altro. E’ indifferente per me, solo che non lo scelgo io, agisco secondo l’idea seme che viene. Se dovessi scegliere, direi che sono portato al racconto, ma solo ed esclusivamente per ragioni di pigrizia.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

>Il primo è un condensato, direi quasi un flash, l’altro ha un più lungo respiro e ti permette i virtuosismi o le contorsioni quando non ti riesce. Chiaro che sia il primo che il secondo devono conservare la caratteristica principale, e cioè di presentarsi come un’opera finita e completa, soddisfacente per chi scrive e per chi legge.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

>Mi pareva il più adatto, anche se ci sarebbero state altre mille alternative. In ogni caso è immediato per chi dovesse scegliere il libro sullo scaffale.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

>A questa domanda mi è impossibile rispondere. Io non scrivo “un” libro, io ne scrivo dieci insieme, e anche quelli già editi hanno il loro bravo file dove io giornalmente ripasso a modificare (senza mezzi termini, si chiama disturbo ossessivo compulsivo). I tempi dipendono dalla decisione di un certo giorno in cui decido di portarne a termine uno in particolare. Se volete che parliamo di anni, “Trilogia longobarda” (inedita) e “Cronache di contrà delle Fontanelle…” (edito) hanno visto la fine dopo circa venticinque anni che le avevo cominciate.

Ha vinto premi letterari?

>Solo un secondo premio a Firenze in un concorso sulla fiaba (è quella allegata ai miei dati che ho inviato con precedente mail) indetto dal circolo culturale “Gaetano Salvemini” di Pontassieve (Fi). Mi gratifica il ricordo del diploma con allegato assegno di 2.000.000 consegnatomi dalle mani del ministro Valdo Spini nella fiabesca cornice di “Sala delle quattro stagioni” in palazzo Medici-Riccardi a Firenze. Correva l’anno 1989, 29 maggio.

Il racconto è inserito nel libricino dedicato agli anziani: “Anni d’argento”.

Crede nei premi letterari?

>Quelli piccoli o locali penso che raggiungano gli scopi, ma faccio fatica a credere all’onestà di quelli nazionali ed internazionali. Per fare un esempio nutro molti dubbi sull’onesta di intenti del Premio Nobel.

Ha altri progetti in cantiere?

> Cinque opere in computer, tra le quali una completata che vorrei pubblicare sotto pseudonimo sul vostro sito con la speranza che un editore la possa leggere e valutare.

Intervista all’autore
approfondimento per chi si occupa di POESIA

Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

>

Quali sono i suoi poeti del cuore?

>

Come nasce un suo verso?

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Quanto tempo ci lavora su?

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Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

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Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

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Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

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Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

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Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

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Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

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Ha vinto premi letterari?

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Crede nei premi letterari?

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Ha altri progetti in cantiere?

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