Intervista a Manlio Patriarca

Intervista allo scrittore Manlio Patriarca

Nome: Manlio
Cognome: Patriarca
Regione di residenza: Abruzzo
Email: manlio.patriarca@poste.it

Intervista (marzo/2010)

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Nel 1945, a dodici anni, insieme con amici, scrivevo e disegnavo (a colori) su un giornaletto che usciva dattiloscritto in copia unica e lo noleggiavamo a una Lira al giorno per la lettura.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Nessuno.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) L’ho detto. Per gioco.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Mi viene meglio del parlare, perché posso correggere gli strafalcioni.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Enciclopedie, vocabolari e dizionari.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Quelli scritti dai padreterni, perché credendo in un solo Padreterno, gli altri li ritengo falsi.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) La compassione e la purezza del Dalai Lama.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) È meglio non dirlo.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Ne sono innamorato cotto da sempre.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Non mi piace la cecità provocata dall’ingordigia.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Mi piace l’eroismo di pochi illustri sconosciuti. Non mi piace la spocchia di molti presuntuosi.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Con gratissima elemosina, ma ingoiando «ob torto collo» giudizi e pregiudizi di ingenerosi Soloni.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) «Gli occhi che non sorrisero» (il più alto monumento all’ingratitudine umana).

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Non ce l’ho. Ascolto spesso la Nona sinfonia di Beethoven.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No.

D) Ritiene siano utili?

R) No.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Il Contenuto.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Ultimamente solo al computer. Scrivo di getto, poi ne curo la forma.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Solo per il bisogno innato dell’«homo sapiens» di comunicare il proprio pensiero ai suoi simili. Non avendo interlocutori ne ho immaginato di averne uno.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Immaginare di avere un lettore che non avrò mai.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Con qualsiasi forma di comunicazione, anche di natura diversa dalla lingua.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) La differenza è nella prolissità del secondo, ma è solo il lettore che la nota a sue spese.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Era scontato, perché trattasi di un dizionario.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Non lo so. Forse una ventina d’anni, ma le ricerche sono incominciate nel Natale del 1944.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No.

D) Crede nei premi letterari?

R) Assolutamente no!

Ha altri progetti in cantiere?

R) L’autobiografia. L’età me lo permetterà?

approfondimento POESIA

D) Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?

R) Quasi tutte le mie poesie sono state scritte oziando al mare sotto l’ombrellone.

D) Quali sono i suoi poeti del cuore?

R) Oltre ai tre grandi: Omero, Virgilio e Dante, ammiro la straordinaria eleganza dell’ironia di Giuseppe Giusti.

D) Come nasce un suo verso?

R) Quando sento il bisogno di esprimere un poema in una sola frase.

D) Quanto tempo ci lavora su?

R) A volte pochissimo, a volte tantissimo.

D) Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?

R) La possibilità d’intuizione degli altri su ciò che tento di esprimere.

D) Dove e quando ha scritto il suo primo verso?

R) Quando m’innamorai di mia moglie, ma l’ho distrutto perché era banalmente comune.

D) Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?

R) Il fatto che in dialetto espongono: «caratteri senimenti costume – del popolo montoriese – fotografati – prima di essere cancellati – dal progresso»

D) Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?

R) Più che il dolor poté il digiuno.

D) Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?

R) per ringraziare una donna «Sessant’anni dopo».

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Non lo so. Forse venti minuti o forse venti anni.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No!

D) Crede nei premi letterari?

R) No! Nel modo più assoluto.

D) Ha altri progetti in cantiere?

R) No, ma sono sempre pronto a cogliere l’eventuale «attimo fuggente».

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