Intervista allo scrittore Massimo Valentini

Nome: Massimo
Cognome: Valentini
Regione di residenza: Calabria
Email: valentini.nde@libero.it

Intervista Maggio 2011

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Mi piace parlare di me stesso come di uno scrittore “rinato” perché cominciai a scrivere moltissimi anni fa, ma in qualità di “ nigra” per conto di una grossa realtà editoriale italiana. Poi, una decina di anni fa qualcuno che lavorava nell’ambito di una piccola realtà editoriale della mia zona lesse alcuni dei miei primi lavori e mi suggerì di pubblicare a mio nome quel che scrivevo. Da allora sono diventato scrittore reale, col mio nome e, ciò che più conta, senza mai pagare per pubblicare. La penna è la mia vita quotidiana, dato che in qualità di giornalista pubblicista ho collaborato con diverse testate locali come “Il Quotidiano della Calabria”, “Il domani di Cosenza e provincia”, “Edizione della Sera” e ho curato una mia rubrica sui libri per conto della versione on-line della rivista InScena Magazine. Adesso scrivo articoli di divulgazioni per alcune importanti riviste nazionali tra le quali “Il Giornale dei Misteri”, la più antica e prestigiosa rivista italiana di tutto ciò che a che fare con l’insolito.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Liceo Classico più una laurea in Lettere Moderne. Ma si può dire che studio sempre, occupandomi, per lavoro, di divulgazione scientifica e non su riviste specializzate come, ad esempio, “Il Giornale dei Misteri”.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Quando ho cominciato a trasporre le mie fantasie su carta per non dimenticarle in seguito! Ero piccolissimo quando cominciai a scrivere quelli che a conti fatti erano veri e propri raccontini. Nel tempo quest’attività è diventata più matura e… eccomi qui!

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) La soddisfazione di un’esigenza primaria. A volte mi capita di sentire l’impulso a mettere su carta uno stato d’animo che non riesco a esprimere a parole. Ecco perché scrivo, perché altrimenti non saprei a spiegare a voce ciò che provo. La cosa mi risulta più semplice se lo racconto.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Tanti e decisamente troppi. Sono sempre stato un lettore onnivoro, anche se la mia inclinazione naturale è scientifica. La Fantascienza dei grandi classici non mi è sconosciuta ma non disdegno il Weird. Volendo limitare a un solo titolo per genere direi “La falce dei cieli” di Ursula Le Guin per la SF, i racconti incentrati sul personaggio puritano di Solomon Kane per il Fantastico e La saga di Ende “La storia Infinita” per il Fantasy. Senza disdegnare i libri di Matheson, Dick, Lem e tantissimi altri grandi nomi della letteratura mondiale.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Moccia, Faletti, Baricco, Meyer…

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) “Io sono leggenda”, di Richard Matheson

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) “Tre” di Melissa P.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Ci vivo, ma non mi sento cittadino solo del mio luogo natio, sa troppo di ghettizzazione. Come inclinazione sono un apolide e preferisco il pianeta Terra come mia Regione…

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Il non rischiare più come si faceva un tempo di scommettere su titoli poco commerciali ma più artistici. Capisco che molti autori emergenti non siano usciti da un reality, ma non è che molti nomi noti sono poi queste gran cime. Perché, allora, non investire davvero su romanzi potenzialmente meno commerciali, ma innovativi? Dopotutto alle grandi CE il denaro non manca per produrre campagne a tappeto. E si sa che vendere è figlio del marketing, ma l’arte è figlia del cuore. Invece di tante risorse sprecate a pubblicare divette e divetti senza cervello un po’ più di cuore e meno di portafogli sarebbe una bella cosa.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) A costo di apparire impopolare il suo provincialismo. Al di là di una patina di modernità (a parole) a conti fatti preferiamo tutti le nostre tradizioni e non le integriamo con ciò che è nuovo. Per esempio, mi ha stupito il commento della responsabile di una libreria delle mie parti: non voleva esporre quello che all’epoca era il mio secondo libro, ambientato in Antartide, perché a suo dire i libri dei mie conterranei, per vendere, devono parlare sempre e solo dei nostri problemi. Bene, non è un male, ma se io scrivo abitualmente in modo anglosassone, perché devo essere discriminato rispetto a chi non lo fa? Non era colpa della signora in questione (quel libro si è venduto lo stesso in ALTRE librerie) ma del sistema. Poi vedi tutti con l’ultimo modello di iphone…

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Per caso. Un giorno ho conosciuto il curatore di una collana relativa a una piccola casa editrice delle mie parti. Sapeva che scrivevo e ha voluto leggermi. Il mio lavoro di allora gli piacque e pochi mesi dopo nacque il mio primissimo libro, “Alfa e Omega”. Ora sono al quinto libro con una diversa casa editrice, stavolta del milanese, e posso affermare con orgoglio di non aver mai versato un euro per pubblicare. Sono contrario all’editoria a pagamento, per quanto sia una pratica legalissima e rispettabile. Penso, però, che ci sia più gusto a essere scelti per pubblicare e non a scegliere di pubblicare…

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) tanti, sono un cultore della Settima Arte. Diciamo che preferisco quelli trasposti da… libri, ma trasposti bene. “Le pagine della nostra vita”, tratto dall’omonimo romanzo di N. Sparks, è però nel mio cuore. Più di altri.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) “Woman in love” della grandissima Barbra Streisand

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No!

D) Ritiene siano utili?

R) Penso siano utili per affinare la tecnica ma penso anche che la strada, ossia la propria esperienza (leggere tantissimo, “sentire” la scrittura, confrontarsi dal vivo con altri autori) sia più importante. Una buona scuola di scrittura creativa è utile, invece, per affinare quanto già fa parte di te.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Sicuramente il dare vita a una storia che sia il più possibile originale e innovativa. Va bene ispirarsi ma non bisogna farlo troppo! L’arte vera non è una copia, mai!

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) In entrambi i modi. Un mio romanzo nasce come appunti sparsi su fogli di carta, a volte anche volanti, seguiti da altri appunti e altri ancora. Poi cancello gran parte del materiale (seccato!) e riscrivo al pc. Di notte o di giorno, spesso quando fuori piove perché adoro il rumore della pioggia che batte sui vetri, al mattino presto o quando sono in viaggio. Scrivo sempre e non lo faccio mai, ovunque e in nessun luogo. Se non ho carta né pc (magari in viaggio) a volte scrivo con la mente, cioè immagino, e ricordo quando devo per passarlo al pc. Dipende dal momento… ciò che conta è sognare e mettere su carta i miei sogni. Scrivo in solitudine, naturalmente. Scrivere è una cosa che non richiede un team di teste, ma una sola mente che lo immagina, un solo cuore che lo prova e una sola mano che lo realizza.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Non ho idea di come sia nata! So solo che un bel giorno mi sono svegliato e la mia mente l’ha, come dire? Trovata! Da allora è diventata una cosa viva, fa parte di me.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) piangere, ridere, gridare, sognare, immaginare, rattristarsi, provare piacere. Raccontare per me significa vivere emozioni e vite che non ho mai vissuto o che ho vissuto ma che dimenticato prima di porle su carta, fermandole nel tempo.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) ho cominciato coi racconti di SF e ho continuato con quelli weird. Poi sono passato al romanzo di viaggio “Ultima Thule”. Ora il mio ultimo libro, “Gabbiani delle Stelle”, è composto da racconti a metà tra il Fantasy, il Fantastico e il Romantico. Ma il futuro mi riserva solo romanzi, anche piuttosto lunghi. Ne ho pronti due. Senza dimenticare il mio primo saggio che sarà dato alle stampe tra un anno circa.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto serve per fermare il tempo nell’istantanea di una scena, di un’emozione, è uno schiaffo, è un bacio, il pensiero di un momento. Un romanzo è un pezzo di vita più lunga con più emozioni. Nessuno dei due è superiore all’altro, ma entrambi hanno un loro perché. So che in Italia molti preferiscono leggere romanzi ai racconti, ma è un errore. In realtà sono due facce della stessa medaglia ed entrambi sono complessi, semplici, meravigliosi o banali. Dipende da come lo scrivi e da chi li scrive!

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) “Gabbiani delle Stelle” è un po’ il mio marchio di fabbrica. Così si chiamava la mia prima poesia, così si chiamava la rubrica sui libri che curavo per la versione on-line della rivista InScena Magazine. Così si chiama il mio blog (www.gabbianidellestelle.blogspot.com) e così si chiama il mio “avvertire” l’ispirazione. Una coppia di gabbiani che volano in un cielo infinito trapuntato di stelle e stillante sogni.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Venti giorni o quattro anni. Nel senso che i quattro racconti che lo compongono sono stati scritti ciascuno in circa venti giorni, ma a un anno di distanza uno dall’altro e poi riuniti perché legati, tra loro, dai… gabbiani delle stelle!

D) Ha vinto premi letterari?

R) ho vinto premi nell’ambito del giornalismo come il premio “Crathis” nel 2007, ma non ho mai voluto partecipare ai concorsi. Mi annoiano.

D) Crede nei premi letterari?

R) non tantissimo. Credo non siano indicativi del valore di una storia. So di moltissimi libri decisamente insulsi vincitori di questo o quello. E ancora non capisco che meriti avrebbero. E poi i più grandi di sempre spesso non sono mai stati premiati… Strano, no?

Ha altri progetti in cantiere?

R) sempre. Uno scrittore scrive sempre, altrimenti farebbe un’altra cosa, come dico nelle mie presentazioni. Io vivo di scrittura: scrivo articoli, faccio divulgazione, rispondo alle lettere, scrivo racconti e romanzi o butto giù idee. Al momento ho due romanzi inediti completi, uno dei quali in valutazione, un saggio in preparazione (pubblicato presumibilmente nel 2012) e appunti da scrivere per i miei prossimi romanzi. Oltre agli articoli, ovviamente.

 

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