Intervista a Matteo Grimaldi

Intervista allo scrittore Matteo Grimaldi

Nome: Matteo
Cognome: Grimaldi
Regione di residenza: Abruzzo
Email: matteo1077@libero.it

Intervista (rilasciata nel dicembre 2007)

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

Sono sempre stato un sognatore, uno a cui piace perdersi, ma mi mancava il veicolo perché la realtà non me n’ha mai offerti. Quando ho capito che esistevano storie capaci di trasportarmi e cancellare lo spazio-tempo di tutti i giorni allora mi sono messo a cercarne sempre di nuove, da leggere e vivere. Finché un giorno mi ha sorpreso una storia che non esisteva e allora l’ho scritta. E da lì non ho mai smesso.

Qual è stato il suo percorso di studi?

Liceo scientifico e Informatica all’università. Inconsueto sicuramente, per chi vuol scrivere nella vita.

Quando e perché ha iniziato a scrivere?

Scrivere, inteso nel senso di creare, fin da adolescente. Prima su quaderni, block notes e pezzi di carta volanti, poi i miei genitori mi hanno regalato una Olivetti verde e da allora sono diventato il loro incubo. Scrivevo perché così viaggiavo; non ho mai decifrato la mia passione come una possibilità vera. Da un po’ di tempo a questa parte inizio a pensarci, ma l’intento resta immutato: viaggiare.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

Ricercare emozioni nel modo meno complicato possibile. Le complicazioni rischiano di intrappolarle in una gabbia di autoreferenzialità.

Quali sono i suoi libri del cuore?

Quelli che non ostentano, ma entrano nell’anima. Due di due di Andrea De Carlo, Il barone rampante di Italo Calvino, Novecento di Alessandro Baricco, Achille pié veloce di Stefano Benni e, per citarne uno straniero, dico Everyman di Philip Roth. Ma ce ne sono moltissimi.

E quelli che non leggerebbe mai?

Quelli che vanno di moda, quelli dell’alta classifica. Quelli che fanno parlare di sé soltanto perché un’immensa quantità di non lettori va in libreria e li compra. Quelli che ci impongono in ogni modo i giornali: con decine di copertine, le librerie: monopolizzando gli spazi sugli scaffali già limitati, la televisione e il cinema: trasformandoli in film per le masse. Tanto per fare qualche nome diciamo Federico Moccia e Melissa P, ma anche qua la lista sarebbe molto lunga.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

Delitto e Castigo. Dostoevskij sembra averlo scritto in questi anni piuttosto che a metà ‘800. È riuscito a trasmettermi un’inquietudine tagliente, come la sofferenza che vive il protagonista Raskolnikov, dovuta a quella stessa precarietà che probabilmente ha vissuto l’autore nei suoi anni più duri. Quando la scrittura diventa sfogo viscerale riesce a scavare e a far soffrire persino chi legge.

E quello che meno le è piaciuto?

Cerco di stare alla larga da libri brutti, ma talvolta commetto grossi errori di valutazione. È il caso di Non ti muovere di Margaret Mazzantini. Il film realizzato dal marito Castellitto è una specie di miracolo considerato il libro: scritto male, noioso, e in alcuni tratti di una banalità sconcertante. Resta un mio parere ovviamente.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

Sono solito chiamare l’Abruzzo “terra”, nell’accezione più bucolica, sporca e naturale del termine. Mi lascio sorprendere dalle meraviglie che ancora riesce a proteggere. A partire dalle montagne così vicine alla mia casa, ma così lontane da realtà che le montagne non le vedono più e non le respirano più, e che in molti casi hanno persino dimenticato che forma, e che sapori abbiano.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

Gli editori fanno il loro mestiere, che è quello di pubblicare ciò che vende. È delle vendite dei loro libri che vivono. È per questo che vengono preferiti personaggi che scrittori non lo sono di certo: cantanti, calciatori, attori, concorrenti di reality, opinionisti e, negli ultimi anni, persino omicidi che raccontano il memoriale del loro crimine, di cui non solo i TG hanno parlato per mesi. Prodotti commerciali senza dubbio perfetti, che inevitabilmente soffocano i puri talenti, i nomi nuovi, quelli che non vendono a priori, ma che hanno dentro l’impulso e l’abilità di raccontare storie efficaci. Sono quelli gli autori che ricerco in libreria, ma faccio sempre più fatica a trovarli, sinceramente. Cosa mi piace? Che in mezzo a tutto questo esistono ancora piccoli o medi editori che valorizzano la narrativa nuova, e meritevole. E che investono su nomi in cui credono, anche se sanno che sarà a perdere, perché i grandi numeri quasi mai vanno a braccetto con la qualità.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

Non mi piace la tendenza dei media a voler imporre personaggi culturali che invece di culturale non hanno nulla. Il panorama culturale italiano, quello vero, ora resta nascosto in un angolo. Va cercato e apprezzato nelle parole di nomi sconosciuti ai più. E forse è giusto che sia così, un po’ come le cose più belle.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

Quando si è trattato di scegliere un editore per Non farmi male, nelle mie ricerche mi sono imbattuto in Kimerik, una realtà allora nuova ora consolidata, che ha creduto nel mio libro e ha deciso di pubblicarlo e promuoverlo. E che ringrazierò sempre per la possibilità che mi ha offerto e continua ad offrirmi.

Cinema: qual è il suo film preferito?

La leggenda del pianista sull’oceano, di Tornatore. Mi provoca brividi e pelle d’oca ad ogni scena. Tratto tra l’altro dal bellissimo monologo Novecento di Baricco.

Musica: la canzone del cuore?

Ce ne sono diverse. Ognuna legata ad un momento sempre vivo del mio passato. Quello che sento e Blunotte di Carmen Consoli resteranno immortali per la mia anima.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

No, mai.

Ritiene siano utili?

Non so sinceramente. Forse l’unico motivo per cui ne frequenterei uno è la presenza di personaggi che pubblicano con le major. I contatti appunto.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

Ci vedo poco di complesso nella scrittura. Forse trovare i tempi giusti, gli stati d’animo migliori, spersonalizzarsi per riuscire ad entrare nella testa dei personaggi, e farli parlare e agire come vogliono loro e non l’autore. Partorire vite, in sostanza.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

Scrivo al PC, ma non raramente mi ritrovo ad appuntare flash sopraggiunti nei momenti più disparati. Scrivo di notte, in solitudine, nella mia stanza. Il giorno è il tempo degli aggiustamenti: solitamente correggo, rileggo. Il rito è quello di leggere qualche pagina del libro che ho nel comodino prima di iniziare a scrivere.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

Avevo molti racconti scritti per diversi concorsi letterari. Un giorno riflettevo sull’esistenza di un legame perfetto tra sette in particolare; un sottile filo di paura che accomunava i protagonisti di ogni storia. È singolare che vicende all’apparenza tanto diverse, per luoghi, emozioni, personaggi, mondi a volte, partorite in periodi estremamente lontani, ritrovino, quasi come per un appuntamento preso, quell’oscurità dell’anima che rende per natura l’essere umano insicuro, traballante e tremolante di fronte al dubbio e alla paura che qualcosa vada male, che quell’uomo possa distruggere una vita, che una passione si veda sbriciolarsi al sole ad aspettare che il vento la sparga un po’ ovunque, che un’amicizia finisca solo per stupidità, che un padre decida di non esserlo più. A volte il dolore passa veloce, altre segna l’anima che non sarà mai più libera da quel brusio graffiante, che sussurra nelle orecchie che quella notte purtroppo è esistita davvero, o che quella meraviglia è perduta per sempre. Così è venuto fuori Non farmi male.

Cosa significa per lei raccontare una storia?

Mettere al mondo vite che nella maggior parte dei casi sono molto distanti dal mio modo di essere. Costringerle a reagire di fronte a situazioni paradossali. Vedere come si comportano, dare loro la possibilità di fare ciò che vogliono senza tanto pensare a cosa è più conveniente, perché loro non hanno limitazioni o paletti.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

Sono due forme espressive molto diverse: soddisfano esigenze distanti e quindi non si fanno concorrenza. Sono affascinato da entrambe, come da due personalità speciali che non si somigliano in nulla.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

Il racconto è una folgorazione. Ha la particolarità di nascere e morire in poche pagine. Ruota attorno ad un episodio che trova la sua conclusione in un tempo relativamente breve, senza bisogno di intrecci macchinosi. È l’idea di un attimo, ma questo non vuol dire che dietro non vi sia un attento lavoro. Il romanzo è una storia più complicata, se ci riferiamo all’interconnessione delle vicende. Trova il suo compimento in una serie di accadimenti che si incastrano e decidono le sorti del protagonista, una trama consistente. Il racconto è un cortometraggio, il romanzo un lungo film.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

Non farmi male, oltre ad essere il titolo di uno dei racconti della raccolta, è il filo conduttore che lega le sette storie. Il grido di dolore di chi, di fronte al Male, lo implora di non fargliene, invano spesso.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

Pochi mesi, molto meno che a pubblicarlo. Ma quelli sono altri meccanismi.

Ha vinto premi letterari?

Cemento, uno dei racconti, è risultato tra i vincitori del premio letterario Buia è la notte 2006 promosso dalla casa editrice Non Solo Parole.

Crede nei premi letterari?

Sinceramente no, anche se sono una delle poche possibilità per attirare l’attenzione di qualcuno. Purtroppo ho avuto modo di riscontrare che una buona parte sono solo delle assurde macchine da soldi, e che un’altra buona fetta ha esisti già in partenza definiti e allora, sinceramente, non ho voglia di cercare quei pochissimi estranei a tutto questo.

Ha altri progetti in cantiere (siamo nel dicembre 2007 ndr.)?

Un nuovo libro, stavolta un romanzo che, editori permettendo, dovrebbe uscire nel corso del 2008.

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