Intervista a Mauro Cardinale

Intervista allo scrittore Mauro Cardinale

Nome: Mauro
Cognome: Cardinale
Regione di residenza: Puglia
Email: maurocard87@yahoo.it

 

Intervista (10/2009)

 

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Scrivere è stata sempre la mia passione, sin da piccolissimo. Preferivo leggere e scrivere piuttosto che giocare ai videogames.

Al liceo ho portato “fuori” questa passione, cominciando a scrivere sui giornali locali. Poi ho scritto il mio primo romanzo, sono stato pubblicato e da lì è partito tutto.

 

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Maturità classica, poi Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Lecce.

 

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Non ricordo con precisione quando ho cominciato a scrivere “per me”, ossia senza essere pubblicato e letto da altri. Suppongo sin dalle elementari, 8-9 anni.

Le motivazioni sono le stesse che spingono un ingegnere a progettare, un calciatore a giocare, un attore a recitare: esprimere se stessi e comunicare, se possibile, qualcosa.

 

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Comunicare un messaggio. Scrivere è un’arma, uno strumento nelle nostre mani.

La ricerca della bellezza artistica fine a se stessa non mi interessa.

 

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Ce ne sono troppi, ma se dovessi sceglierne uno direi “Se questo è un uomo” di Primo Levi, per diversi motivi. Innanzitutto è stato il primo libro “da adulti” che abbia letto, poi perchè mi ha profondamente segnato. Avevo appena dieci anni.

 

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) I libri andrebbero letti tutti! In ogni modo, dovendo rispondere per forza, direi tutta la saga dei romanzi sugli amori adolescenziali. Non perchè siano scritti male o per motivi ideologici: solo perchè non mi interessano e non rispecchiano la mia realtà.

 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Non uno solo, ma una serie. Non nella narrativa, ma nella saggistica: stimo molto Marco Travaglio e credo che ogni suo libro sia una finestra sulla nostra triste situazione politica. Ripeto: per me il dato estetico è secondario, m’interessa il messaggio che l’opera comunica ed il modo in cui interpreta la realtà.

 

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) In questo caso ritorniamo nella narrativa: Il Codice Da Vinci del grande Dan Brown.

Forse a causa delle aspettative eccessive, non mi ha entusiasmato.

 

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Come ogni salentino ho un rapporto viscerale con la mia terra, sebbene non sia affetto da fanatismi particolari. Sono orgoglioso della mia terra come ogni altro uomo è giustamente orgoglioso della sua.

“Il ritmo nel tacco”, di cui sono coautore, descrive proprio la situazione culturale contemporanea del Salento, grazie ai contributi dei maggiori artisti di questa terra.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Non ho la competenza per giudicare, ma ad un primo sguardo mi pare che non ci sia troppo spazio per noi giovani “nel giro che conta”. Meglio lavorare, però, che lamentarsi. Spetta a noi cambiare il trend.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Non mi piace l’imbarbarimento complessivo della cultura pop: vedere sulla cresta dell’onda soltanto veline et similia, vedere un Presidente del Consiglio così compromesso, vedere il successo di personaggi quantomeno ambigui. C’è troppa pornografia, in senso lato.

Tuttavia ci sono sacche di resistenza tutt’altro che deboli: questo mi piace.

 

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Come tutti: ho mandato le bozze ad alcuni editori ed ho atteso la risposta. Che è arrivata, per fortuna!

 

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Ce ne sono decine. Diciamo “La vita è bella” e “Novecento” per il cinema italiano, “Il padrino” e “C’era una volta in America” per il cinema straniero.

 

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Qui non posso limitarmi ad un solo titolo: tutta la produzione reggae dagli anni Settanta ad oggi!

 

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No.

 

D) Ritiene siano utili?

R) Non saprei rispondere, non avendoli frequentati.

 

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Riuscire ad inserire la sostanza nella forma, comunicare un messaggio forte tramite uno strumento artisticamente valido, appetibile.

Un contenuto stupendo è sprecato in un contenitore scarso. Un contenitore ottimo è inutile senza un contenuto. Bisogna trovare la chimica giusta.

 

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Nessun rito, nessuna regola fissa.

Preferisco scrivere da solo, sebbene abbia collaborato con altri autori.

Preferisco scrivere al computer, per comodità, e di solito scrivo di notte.

 

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) L’incontro di due grandi passioni: scrittura e musica. Molto semplice!

 

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Dare la vita a dei personaggi, metterli al mondo, dar loro un senso.

Raccontare una storia non significa uscire dalla realtà, bensì calarsi in una realtà diversa.

 

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Non ho preferenze, ma credo maggiormente nel romanzo.

 

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Richiedono entrambi lo stesso impegno, la differenza sta soltanto nella complessità della struttura narrativa.

 

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Un’intuizione!

 

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) E’stato scritto a sei mani: ci abbiamo impiegato tre mesi.

 

D) Ha vinto premi letterari?

R) No, non ho mai partecipato.

 

D) Crede nei premi letterari?

R) No, per questo non partecipo.

 

Ha altri progetti in cantiere?

R) Si, ma ci vorrà del tempo. 

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