Intervista a Mauro Righi

Intervista allo scrittore Mauro Righi

Nome: Mauro
Cognome: Righi
Regione di residenza: Lombardia
Email: mauro@maurorighi.it

Intervista Maggio 2010

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Ho iniziato a scrivere racconti e poesie molto presto fin dalle scuole medie. Credo che questo sia dipeso dal fatto che sono sempre stato un avido lettore. Anche da bambino leggevo molto, ricordo che alle elementari la maestra aveva creato una specie di biblioteca di classe con i libri portati da noi alunni, a turno si teneva il registro delle letture e a fine anno venivano premiati i bambini che avevano letto più libri. Il primo premio era quasi sempre il mio! Intorno ai quattordici anni ho sentito l’esigenza di iniziare a scrivere, è stata una cosa naturale, mi piaceva scrivere e nei temi ero sempre il migliore, la professoressa li leggeva ad alta voce davanti a tutta la classe e per me, che sono sempre stato abbastanza egocentrico, era motivo di orgoglio.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Sono sempre stato un pessimo studente. Insofferente alle imposizioni, mi piaceva leggere e studiare soltanto le materie che preferivo abbandonando le altre. Ottenuto faticosamente un diploma di Ragioneria ho smesso di studiare e sono entrato nel mondo del lavoro. Da ragazzo ero un vero e proprio ribelle, ricordo certi episodi di strafottenza e di arroganza con i professori di cui oggi, a distanza di anni, un po’ mi vergogno.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Credo di aver scritto la mia prima poesia alle elementari in occasione di un concorso a cui ci aveva fatto partecipare la maestra, ho ancora il libro in cui è stata pubblicata con la sua dedica.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Un tentativo di fermare il tempo, bloccarlo sulla pagina.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Ne ho tre, letti in epoche molto differenti della mia vita. Il primo è “I vagabondi del Dharma” di Jack Kerouac letto intorno ai 16/17 anni, un libro che mi aveva veramente sconvolto ed aperto la mente. Poi “L’immortalità” di Milan Kundera qualche anno più tardi. Ricordo di averlo letto almeno quattro volte consecutive, lo tenevo sempre nella ventiquattrore e fra un appuntamento e l’altro ne leggevo qualche pagina. Infine il “Giardino di cemento” di Ian McEwan, un vero e proprio capolavoro che ho letto qualche anno fa.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) In genere tutti i libri commerciali, le spy story, i romanzi fantasy.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Quest’inverno mi ha impressionato molto “Aspro e dolce” di Mauro Corona, ha risvegliato in me il ricordo delle estati passate nella casa dei nonni sulle montagne Bellunesi. Mi ha riportato indietro nel tempo e mi fatto rincontrare dei personaggi della mia infanzia.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Tantissimi purtroppo. L’ultimo è ancora sul mio comodino, sto saltando più pagine di quante ne leggo, è “Porno” di Irvine Welsh

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Con Milano ho un rapporto di amore/odio ma fa assolutamente parte di me. Credo che non potrei mai vivere altrove nonostante certe volte mi faccia vergognare di esserci nato. Parlando di Milano nella prefazione del mio libro ho scritto: “Milano è grigia, buia, malinconica. Se la si guarda nel suo insieme é una roba da far venire il vomito. Ma se la guardi pezzettin, pezzettino. Un riquadro per volta, allora diventa bella e succede che per quanto desideri allontanarti da lei finisci sempre per tornarci. Perché potrai essere davanti ad un tramonto Maldiviano, un ghiacciaio Svizzero, una metropoli Americana o un tempio orientale, ma dopo quindici giorni avrai sempre nostralgia del marciapiede di casa tua”

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Dell’editoria non mi piace quasi nulla. Le logiche che la governano sono assurde, il mercato è fatto soltanto da quattro o cinque case editrici che fanno il bello e il cattivo tempo. E’ molto interessante invece il mondo della piccola editoria, molto più frizzante e composto da persone di talento sia come scrittori che come editori.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Panorama culturale italiano?! Secondo me non esiste, è molto interessante il sottobosco culturale, fatto di artisti sconosciuti o semisconosciuti che si incontrano per leggere o presentare i loro lavori in spazi indipendenti come i Circoli Arci, le associazioni culturali, ma anche pub o birrerie che dedicano qualche serata a questo tipo di eventi. A Milano in questo periodo c’è un gran fermento e questa è una buona cosa.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Anni fa avevo spedito il romanzo a diverse case editrici ottenendo rifiuti o proposte di pubblicazione a pagamento. Mi ero quasi arreso all’idea di non pubblicare mai il mio romanzo e mi accontentavo di pubblicare racconti e poesie su riviste o antologie, poi l’inverno scorso ne ho riparlato con Giulio Perrone dell’omonima casa editrice e a lui l’idea che c’era dietro il romanzo è piaciuta molto.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) E’ un film comico che avrò visto un milione di volte: “Lui è peggio di me” con Pozzetto e Celentano, di solito inizio a ridere già durante la sigla!

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Ne ho troppe, non saprei sceglierne una, la musica è un’altra mia grandissima passione.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) Mai.

D) Ritiene siano utili?

R) Non saprei, ma tutto sommato credo di no, la scrittura non si impara in questo modo, è un’esigenza che nasce da dentro, se c’è esce da sola.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Rendere credibili i personaggi e caratterizzarli nel modo giusto senza trasformarli in marionette o proiezioni dell’autore.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Sempre al computer, dopo al lavoro, nel mio studio, metto su un bel CD e scrivo qualcosa, anni fa avevo preso l’abitudine di andare in giro con un piccolo registratore o con un block notes su cui annotarmi le idee ma poi con il tempo ho lasciato perdere. Molto spesso mi capita di prepararmi nella mente quello che poi la sera metterò sulla carta. Questo è un esercizio che mi aiuta a ripetermi mentalmente il testo diverse volte per non dimenticarlo e ad ogni volta lo arricchisco di nuovi dettagli.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Volevo raccontare la Milano dei locali dove si suona la musica dal vivo, dove si suona il Blues in particolare che è un genere musicale in Italia poco conosciuto ma con un discreto seguito di pubblico. Intorno ci ho messo una storia d’amore di un uomo per una donna, ma anche per la musica. Nel libro infatti la parola Blues è sempre scritta con la lettera maiuscola come fosse un personaggio del libro.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Far vivere i personaggi, ma soprattutto riuscire, come in un film, a far vedere la storia al lettore.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Il romanzo è molto impegnativo e ti lascia il segno. Come ho scritto nella prefazione: “Un romanzo ti distrugge, sei uno strumento nelle sue mani. Pensi di essere tu a scrivere lui e invece é lui che scrive te. Ti incide le parole nella carne. Ti restano addosso come cicatrici.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Un racconto è un romanzo breve. Un romanzo è un racconto lungo.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Volevo che nel titolo convivessero due cose che amo molto: il Blues e qualcosa che avesse a che fare con le filosofie orientali così dopo un po’ è venuta fuori questo titolo un po’ strampalato: “Anche a Buddha piace il Blues”

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Il libro ha una genesi molto lunga. La prima stesura è di almeno una decina di anni fa, poi nel corso del tempo l’ho rimaneggiato più volte, l’ultima un paio di anni fa in cui ho aggiunto il primo e l’ultimo capitolo.

D) Ha vinto premi letterari?

R) Si in passato ho vinto diversi premi, ma ora sono anni che non partecipo più.

D) Crede nei premi letterari?

R) No, infatti ho smesso di parteciparvi.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Molti, ho iniziato un nuovo romanzo, e poi da diversi anni faccio parte di un gruppo che si chiama O.P.M. – Organismi Poeticamente Modificati, un gruppo di musicisti e poeti che uniscono musica e poesia. Con loro facciamo diversi spettacoli in giro per il nord Italia e cerchiamo di rendere la poesia e la letteratura meno noiosa per il pubblico medio proponendola in abbinamento a musica rock e Blues.

Un commento

  • rossana sciascia scrive:

    Io da milano sono partita tredici anni fa; lì ho lasciato genitori e fratelli e quando torno a trovarli… una sottile nostalgia e un leggero fascino introspettivo mi colgono e mi sorprendono. Finchè ci ho abitato non l’amavo ma non la giudicavo neanche… Era parte del mio normale vivere… Ma adesso vedo uno spicchio di mare dalla mia finestra di cucina e a dicembre il sole tramonta proprio nel mio spicchio… Ho una fattoria, il bosco, i prati, gli animali, la famigla.. Andare via da Milano è stato più facile che tornarci adesso una volta all’anno.
    Bravo e complimenti per l’intervista
    Rossana Sciascia

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