Intervista a Mirko Tondi
Intervista allo scrittore Mirko Tondi
Nome: Mirko
Cognome: Tondi
Regione di residenza: Toscana
Email: tondi77@yahoo.it
Intervista
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Mi sono avvicinato al mondo della scrittura per concretizzare la mia creatività. Sentivo di avere molte idee, ma non volevo rimanessero senza uno sviluppo. Inizialmente mi sono concentrato sulla scrittura di cortometraggi, in seguito mi sono spostato sulla scrittura di racconti brevi. Infine l’esperienza teatrale, che mi ha portato a diventare il regista e l’autore dei testi di una compagnia di teatro comico e cabaret.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Un po’ insolito, per la verità. Mi sono diplomato all’istituto tecnico per geometri e poi ho conseguito una laurea in psicologia dello sviluppo e dell’educazione. Dopo alcuni corsi di formazione nel campo della psicologia ho cambiato strada, ottenendo la qualifica di redattore editoriale.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Ho cominciato a scrivere dopo aver frequentato un corso di sceneggiatura cinematografica nel 2003. Fino ad allora non credevo neanche che mi piacesse scrivere, non l’avevo mai sentita come un’esigenza reale. Un passatempo, quindi, all’inizio. Adesso una vera passione, direi.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Scrivere mi diverte, mi rilassa, certe volte mi esalta. Al di là del fatto di pubblicare, ritengo la scrittura come una componente essenziale della mia vita.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) 1984 di George Orwell e Arancia meccanica di Anthony Burgess. Più in generale, adoro i racconti di Raymond Carver.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) La risposta pare scontata, visti gli ultimi tempi, ma direi senz’altro quelli di genere sentimentale che hanno come protagonisti gli adolescenti e il loro mondo turbolento. Quelli alla Moccia, per intenderci.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Forse “Il piccolo principe”. Non l’avevo mai letto prima e mi ha colpito nonostante sia ormai adulto.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Sicuramente “La solitudine dei numeri primi”. Trova che sia un libro sopravvalutato.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Ottimo. Amo la Toscana e ogni suo angolo. È una regione ideale in cui vivere.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) L’enorme varietà del mercato editoriale è senza dubbio un punto a favore. In più, l’attenzione che molte case editrici riservano agli autori emergenti. Purtroppo, il lato negativo dell’editoria è legato alla richiesta di contributi. Sono ancora troppi, la maggior parte, gli editori che pubblicano a pagamento. Devo dire poi che non apprezzo particolarmente neanche lo scarso appoggio di certe case editrici in fase di promozione, una volta pubblicato il libro.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Resiste ancora la volontà di rompere gli schemi, unire stili diversi, affidarsi al proprio estro. Purtroppo, però, questo rappresenta una minima parte. La cultura italiana è inficiata da tutta una serie di eventi legati al mondo dei mass media e dello spettacolo.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Partecipai a un concorso e mi dissero che ero stato selezionato per la pubblicazione. Ricevetti poi la proposta editoriale e decisi di accettare.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Ce ne sono molti, ma di sicuro uno di Hitchcok, tra “Psyco”, “Gli uccelli”, “La donna che visse due volte”.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) “Jungleland” di Bruce Springsteen.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) no, mai. Ho solo seguito alcune ore del modulo di scrittura creativa durante la frequentazione del corso per redattori.
D) Ritiene siano utili?
R) Possono esserlo se non si ha alcuna base, magari per riuscire a strutturare nel migliore dei modi un’idea solo accennata. Certo è che bisogna anche avere un minimo di propensione alla scrittura.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Conservare la logica e tessere un buon intreccio dei fatti narrati. Considero poi fondamentale una buona caratterizzazione dei personaggi.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) In genere scrivo direttamente sul computer, di giorno, specialmente di prima mattina. Di sicuro poi preferisco scrivere in solitudine, altrimenti non riuscirei a concentrarmi su quello che faccio. Il rito che seguo è quello di fare una scaletta con le varie idee, poi parto da lì e sviluppo la storia.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Ho pensato di mettere insieme diverse storie accomunate dal mistero. Ho sempre avuto una predilezione per il giallo e il noir, così ho colto l’occasione per raccogliere racconti di quel genere tutti all’interno della stessa opera.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Far conoscere, incuriosire, instillare dei dubbi, attivare dei ragionamenti o dei pensieri.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Preferisco il racconto per il semplice fatto che non ho molto tempo a disposizione per scrivere un romanzo, che d’altronde va seguito con continuità. D’altra parte, ho un paio di romanzi rimasti a metà e spero di riuscire a finirli, prima o poi.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Non considerando il fattore lunghezza, direi che il racconto è un’idea che può anche rimanere abbozzata, senza la necessità di caratterizzare i personaggi e di entrare nel vivo delle descrizioni. Il romanzo invece è come un pezzo di vita di uno o più personaggi visti secondo gli occhi di chi lo scrive. Nel romanzo, più che nel racconto, si sviluppano e vengono approfonditi temi legati alle emozioni, alle sensazioni e ai sentimenti.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) “Sette gocce di giallo su una tela nera” è un omaggio al cinema di genere degli anni ’70, quando venivano realizzati titoli come “Sette note in nero” e “Sette orchidee macchiate di rosso”. Giallo e nero si riferiscono ovviamente al tipo di racconti inseriti all’interno della raccolta.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Difficile dirlo, perché ho semplicemente messo insieme alcuni racconti che avevo scritto nei due anni precedenti.
D) Ha vinto premi letterari?
R) No, nessuno.
D) Crede nei premi letterari?
R) Ce ne sono molti, sconosciuti ai più, che offrono reali possibilità ai libri di emergenti. Al contempo, ce ne sono molti altri che si propongono come aperti a tutti e invece fanno vincere libri di autori noti o comunque pubblicati da grandi editori.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Molti, a dire il vero. Finire i romanzi di cui parlavo, per esempio. E poi cimentarmi nella scrittura di una sceneggiatura per lungometraggio.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 27 marzo 2010
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