Intervista a Monica Guido

Intervista alla scrittrice Monica Guido

Nome: Monica
Cognome: Guido
Regione di residenza: Piemonte
Email: monicaguido@hotmail.com

Intervista (marzo 2008)

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Tengo innanzitutto a precisare che il libro da me pubblicato si tratta di una traduzione e non di un’opera originale. Si tratta comunque pur sempre di scrivere un testo nella propria lingua, poiché il testo originale va rielaborato per essere adattato. Per quanto riguarda il libro che ho tradotto c’è anche da considerare il fatto che si tratta di un libro del 1904, con tutti i problemi che ne possono quindi conseguire. Ho cercato quindi di mantenere nella mia resa in italiano, questo gusto un po’ retrò con cui è scritto questo romanzo, e di cercare anche di riflettere sulle parole da usare nella traduzione per entrare in pieno nello spirito di Baum. Per fra questo ho letto parecchie volte i libri di questo autore (in lingua originale e non).
Qual è stato il suo percorso di studi?
Mi sono diplomata al liceo scientifico ad indirizzo linguistico di Novi Ligure, quindi mi sono laureata in Lettere all’Università di Genova. Ho anche conseguito un Master in Regia alla SDAC di Genova.
Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Ho cominciato a scrivere quando avevo 4 anni, credo che la mia prima parola fosse il mio nome, come tutti i bambini. Ma storie vere e proprie quando ne avevo 8 e ricordo che la maestra amava molto i miei temi pieni di fantasia. La scrittura mi ha accompagnato sempre, da allora, attraverso i diari personali, e sempre, tentativi di poesia o di romanzi, mai portati a termine a causa della mia insicurezza sul valore di questi. Nel periodo dell’Università ho cominciato a scrivere per qualche giornale locale e ora, la traduzione.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Mettere su carta, e quindi far divenire reale, quello che si ha dentro, nel cuore, nell’anima o nello spirito. Ho una mente fervida, che sforna pensieri a ripetizione e incessantemente, scrivere mi serve a rallentare, poiché l’atto della scrittura obbliga ad una selezione. Questo lavoro di traduzione è servito anche molto a fidarmi della mia scrittura, a prendere confidenza con la mia creatività, pur attraverso le parole di un altro autore.
Quali sono i suoi libri del cuore?
Troppi, davvero troppi. Leggo molto velocemente e quindi ne macino in quantità mostruosa. Ho una predilezione per le storie piene di sentimento profondo, in cui posso riconoscermi nei pensieri o nei sentimenti del protagonista. Ultimamente però sto leggendo saggi.
E quelli che non leggerebbe mai?
Moccia e in generale qualunque cosa si possa trovare in un supermercato.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
Il collezionista di John Fowles.
E quello che meno le è piaciuto?
La guerra agli umani di Wu Ming… Mi sarebbe piaciuto apprezzarlo, ma non amo molto il loro stile di scrittura. Non sono riuscita a finire Q, né nessun altro dei loro libri.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Amo il posto in cui vivo, non potrei mai farne a meno. Troppi ricordi (sono una sentimentale io). E la possibilità di non essere fuori dal monda ma di mantenere un rapporto con la terra e la campagna.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Non mi piace il fatto che tutto ciò che finisce in classifica sia pilotato dalla tv o dalle mode.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Il fatto che forse non esiste più.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Mi sono servita di un POD. A mio rischio e pericolo, poiché conosco bene la triste nomea di questo tipo di lavori, ma era davvero l’unico modo per pubblicare il mio lavoro e poi mi piace occuparmi di tutto il lavoro, dall’inizio alla fine, senza dover rendere conto a nessuno.
Cinema: qual è il suo film preferito?
Il cinema, altro mio amore e passione. Troppi anche qui. Comunque uno dei miei ultimi film preferiti (un documentario n realtà) è “Earthlings”. Poi, per dirne uno più conosciuto “Il favoloso mondo di Amelie”.
Musica: la canzone del cuore?
”Somebody to love” dei Jefferson Airplane.
Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No
Ritiene siano utili?
Credo di sì…ma non si può cavare sangue da una rapa.
Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Penso che al giorno d’oggi sia molto difficile trovare trame accattivanti.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
Su computer rigorosamente. Di giorno o di sera, quando ho tempo, tra il lavoro a scuola al mattino e quello al pomeriggio di lezioni private. Ogni volta che ho un’oretta libera insomma. A volte anche la sera fino a tardi se non esco. In solitudine, nella mia stanza. A volte mi fa compagnia il mio gatto, passeggia tra i tasti e poi se ne va. Non seguo riti particolari.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
Da quando avevo 8 anni (epoca in cui lessi il Mago di Oz), ho sempre desiderato una traduzione italiana della serie di Oz di Baum. L’ho comunque poi letta in lingua originale, ma credo che esistano persone che hanno lo stesso desiderio senza poter però aver la possibilità di leggere il testo in lingua originale.
Cosa significa per lei raccontare una storia?
Aprire dei mondi.
Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Il romanzo. Perché fa affezionare al personaggio e porta, alla fine, a far sì che il lettore si dispiaccia che la storia sia finita. Ammetto però che esistano dei racconti che, pur nella loro brevità, hanno una rara bellezza e perfezione.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Il racconto è una condensazione per mettere in risalto un singolo aspetto o momento. Il romanzo è un intero mondo.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Le traduzioni possibili erano molte. Ho scelto di mantenere nel titolo “meraviglioso” come richiamo al “meraviglioso Mago” e “paese” perché aveva il sapore di una terra che esiste davvero, coi suoi abitanti e tutto il resto.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
3 mesi
Ha vinto premi letterari?
No. Non so se esistono premi per la categoria traduzione. Appena finisco l’intervista vado a cercare su internet.
Crede nei premi letterari?
Sì, è un riconoscimento importante.
Ha altri progetti in cantiere?
Finire la serie di Oz e un libro di cucina vegan.

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