Intervista a Natalfrancesco Litterio

Intervista allo scrittore Natalfrancesco Litterio

Nome: Natalfrancesco
Cognome: Litterio
Regione di residenza: Abruzzo
Email: natalf.litterio@libero.it

Intervista

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Sono un “giovane vecchio” di 32 anni, con la passione della scrittura. Essendo esclusivamente un mio piacere personale, la pratico se e quando mi va, senza impegno.

 

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Dopo il Liceo Scientifico ho seguito corsi di Economia Aziendale, con scarsi risultati. Dopo varie esperienze lavorative nei più svariati campi, sono tornato nel “mondo accademico” e sto seguendo un corso di laurea in Scienze della Comunicazione.

 

D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?

R) Ho iniziato a scrivere durante gli ultimi anni di liceo, per sfogo personale. Era un modo per “sputare” quei piccoli malesseri tipicamente adolescenziali. Poi c’ho preso gusto.

 

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Significa scomporre la realtà, e ricomporla a piacimento. Significa provocare. Provocare emozione, benessere, malessere, disgusto… Scrivere significa “colpire”, nel bene o nel male. Se un testo provoca un’emozione, che sia positiva o negativa, è un buon testo.

 

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Ce ne sono molti, farò certamente “torto” a qualcuno, ma, a titolo di rappresentanza: Quaderni di Serafino Gubbio operatore, di Pirandello; L’età della ragione, di Sartre; La nausea, sempre di Sartre; Il lercio, di Welsh; Chiedi alla polvere, di Fante, Trita provincia, di Manfredi; Delitto e castigo, di Dostoevskij; Il Maestro e Margherita, di Bulgacov, Cent’anni di solitudine, di Marquez… insomma, per fare una lista esaustiva ci vorrebbero due giorni, fermiamoci qui.

 

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Ho un pregiudizio assolutamente ingiustificato (ingiustificato, perché non ne ho mai letti) per i romanzi rosa. Per citare Capossela: “Rosa, come un romanzo di poca cosa”. Ma ho deciso di superare questo pregiudizio e di leggere qualcosa del genere.

 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Domanda troppo difficile. Tanto per citare un autore che non ho ancora citato, L’ultima lacrima, di Benni.

 

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Cittanòva blues, di Guccini

 

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Ottimo, direi. È a mia misura, mi calza perfettamente. E mi piace rivedermi negli stereotipi (a volte pertinenti) del burbero montanaro. Anche la “terra”, nell’accezione più stretta, mi trova assolutamente in armonia: mi piace il contatto con la natura, il lavoro – per così dire – bucolico. Non per niente in famiglia produciamo un vinello e un olio che lèvati…

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) L’editoria italiana è vivace. È un sistema vario e complesso che può soddisfare i bisogni di tutti. Quello che non va non è nell’editoria in sé, ma nel sistema commerciale che giuda l’editoria, così come ogni altra attività economica. Perché – non dimentichiamolo – l’editoria è un attività culturale ed economica. Il problema di fondo è che la parte economica influisce, e non poco, anche su quella culturale.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Il panorama culturale italiano, oggi come in ogni epoca, è pieno di potenzialità e realtà davvero esaltanti. L’importante è non confondere il panorama culturale italiano con quello che ci viene propinato dai mass-media.

 

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Ho mandato il lavoro a diverse case editrici e, tra quelle che erano interessate, ho scelto la più conveniente. Per me.

 

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Difficile. Diciamo Pulp Fiction, di Tarantino.

 

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Difficilissimo. Diciamo Sotto le stelle del jazz, di Paolo Conte. È la prima che mi viene in mente in questo momento, ma ce ne sarebbero tantissime.

 

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No, mai.

 

D) Ritiene siano utili?

R) Sì, credo che siano molto utili a formare una base tecnica adeguata. Ovviamente bisogna anche avere qualcosa da dire; va da sé che la tecnica, senza contenuti, è del tutto inutile.

 

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) “Allungare” il testo senza lasciar calare di tensione e senza diminuirne la “velocità” di lettura.

 

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Ormai scrivo quasi sempre col computer, ma per un lungo periodo ho usato solo carta e penna. Scrivo indifferentemente di giorno o di notte, ma rigorosamente in solitudine e senza nessun rito particolare.

 

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) “A noi Bukowski ci fa un baffo…”, disse un’amica, durante una serata particolare. Da lì ho pensato che poteva essere divertente ambientare una storia all’interno di una cantina.

 

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Ricreare un’emozione reale, mischiando realtà e immaginazione.

 

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Per un lungo periodo ho scritto solo racconti: mi risultava più semplice. Poi ho cominciato ad appassionarmi alla “sfida” del romanzo… e devo dire che, anche se molto più complesso e “faticoso”, regala molte soddisfazioni.

 

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto è una pistolettata a freddo. Il romanzo è una lunga guerra.

 

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Si è scelto da solo.

 

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Poco. In genere quando una storia “mi prende”, si srotola veloce e senza grossi intoppi.

 

D) Ha vinto premi letterari?

R) No.

 

D) Crede nei premi letterari?

R) Perché no? Sono un’ottima vetrina.

 

D) Ha altri progetti in cantiere?

R) A dicembre esce il mio nuovo lavoro, Il dio del jazz è nato in Alabama. È una raccolta di 9 racconti. Poi verso giugno un altro romanzo, un “giallo” fuori dagli schemi che si intitola Quando la luna ride. Sto lavorando anche su altre storie, ma per il momento non ci sono altri progetti di pubblicazione.

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