Intervista a Pierfrancesco Di Matteo
Intervista allo scrittore Pierfrancesco Di Matteo
Nome: Pierfrancesco
Cognome: Di Matteo
Regione di residenza: Abruzzo
Email:
p.dimatteo@abruzzoengineering.com
jhoncoltrane@katamail.com
Intervista (aprile 2008)
Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Prima della scrittura c’è la lettura. La passione per quest’ultima è nata sicuramente dopo il periodo scolastico, di cui a parte vaghi ricordi non ho memoria. Durante il servizio civile sono stato in un centro servizi culturali, con annessa biblioteca, di un piccolo comune abruzzese. Credo che prima di scrivere qualsiasi cosa si debba sentire scorrere nelle proprie vene la linfa vitale trasportata dalle parole di altri scrittori.
Qual è stato il suo percorso di studi?
Tra un diploma di geometra ed una laurea (mancata) in architettura ci sono alcuni corsi di formazione (più o meno utili)
Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Ho cominciato a 30 anni circa, sicuramente per meglio esternare e superare un momento di difficoltà. Prima di allora avevo letto molto, soprattutto libri di poesia.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Scrivere per me è un processo creativo che inizia con l’osservazione. Il gesto ultimo, lo sforzo finale dopo una serie infinita di sguardi, si odori, di sapori, di suoni, di sensazioni vicine e lontane.
Quali sono i suoi libri del cuore?
Narrativa italiana e straniera contemporanea.
E quelli che non leggerebbe mai?
Forse il genere “giallo/noir” non mi appassiona molto.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
City di Alessandro Baricco
E quello che meno le è piaciuto?
Nessuno
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Non ho mai sentito un legame forte con la mia regione, forse il fatto di vivere sulla costa, questo essere sempre di fronte al mare, l’idea che ogni giorno si possa comunque partire verso qualcosa di ignoto ed infinito, non mi permette si mettere radici forti. La mia è comunque la terra di D’Annunzio, Silone, Flaiano, ed altri autori forse meno noti, sono loro, con i loro scritti, i testimonial ideali di quanto questa regione è bella, ricca di storia e cultura.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
La cosa positiva è sicuramente la possibilità che oggi un giovane autore ha di farsi conoscere; ancora prima di arrivare sugli scaffali di una libreria i canali distributivi on line sono tanti, ci sono siti che offrono spazio per racconti e poesie. Il brutto arriva quando un giovane autore vorrebbe pubblicare, allora per l’uscita del volume la case editrici (non tutte) chiedono contributi a volte esorbitanti. Dulcis in fundo i libri di poesia (anche quelli di qualità) non trovano sostegno pubblicitario e restano sempre un passo indietro.
Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Si scrive troppo, si legge poco e, a parte durante le feste natalizie dove sembra che la gente tra un panettone ed un torrone fa la fila ed acquista libri come se stesse davanti ad un banco dei salumi e formaggi, si vendono più libri in allegato ai quotidiani che in libreria.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
Il materiale mi sembrava buono però avevo bisogno di un cenno critico e così lo inviai alla Agenzia Letteraria Interrete. Dopo esser stato selezionato per la promozione “Dal foglio bianco alla presentazione in libreria”, ci sono voluti quasi due anni di lavoro. Prima la selezione delle liriche più importanti, poi una intensa attività di traduzione ed infine – come omaggio ad un giovane artista della mia città – l’inserimento di alcune grafiche all’interno del volume. In tutto questo percorso, fondamentale è stata la cura dell’editing da parte della Prospettiva Editrice.
Cinema: qual è il suo film preferito?
C’era una volta in America di Sergio Leone.
Musica: la canzone del cuore?
Acknowledgement di John Coltrane
Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
Sempre su carta, in genere in solitudine e di sera/notte; preferibilmente prendo i primi appunti a matita e poi, appena posso, trasferisco tutto al computer per comodità di lettura ed impaginazione.
Quali sono i suoi poeti del cuore?
Non ho un autore particolarmente caro, mi piace Quasimodo, Montale e Beckett, leggo con piacere Hikmet e Prevert, ma seguo con molto interesse anche i giovani autori contemporanei. Alcuni anni fa ho “scoperto” la poetessa Wislawa Szymborska – autrice polacca, Nobel nel 1996 – credo fermamente che sia lei, con la sua intelligenza semplice ed immediata, una delle ultime vere osservatrici del genere umano; un sano punto di riferimento per tutti: appassionati lettori ed aspiranti scrittori.
Come nasce un suo verso?
All’inizio, soprattutto nelle prime composizioni, erano molto immediati, spontanei; poi col tempo ho iniziato ad essere un po’ critico ed esigente soprattutto con me stesso, così sono diventato più meditativo, cercando sempre il giusto compromesso tra forma e sostanza.
Quanto tempo ci lavora su?
Di solito non molto, però quando non sono convinto dell’immagine che mi suggerisce, lo metto da parte ed aspetto anche mesi prima di cambiare una parole o aggiungere qualcosa. La poesia “Creperie Saint Germain” è nata dalla fusione di due composizioni più brevi a distanza di quasi sei mesi.
Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto?
Deve comunque dare l’idea di qualcosa di definito, di circolare, di chiuso; una immagine netta che però lasci comunque al lettore un angolo di visione ampio a diverse e più libere interpretazioni.
Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
Anche a distanza di alcuni anni il ricordo è sempre chiaro. Erano circa le due della notte, mi svegliai con il desiderio di scrivere alcune annotazioni. Il mattino seguendo ho riletto e continuato a togliere ed aggiungere parole; dopo alcuni giorni di correzioni avevo scritto la mia prima composizione.
Cos’è che l’ha spinta a pubblicare le sue poesie?
Avevo desiderio di realizzare un piccolo volume che riassumesse il mio percorso poetico degli ultimi anni, ma a parte qualche sporadica pubblicazione nelle antologie dei concorsi letterari, avevo la necessità di essere letto e da qualcuno del settore, così ho inviato il materiale ad una agenzia letteraria, legata a sua volta ad una piccola casa editrice.
Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei?
La poesia – ma cos’è mai la poesia? Più d’una risposta incerta è stata già data in proposito. Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano. Wislawa Szymborska
Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente?
Il titolo “Vuote a perdere” (tradotto poi in “Disposable Words”) è legato in qualche modo ad una delle poesie pubblicate nel volume, e sebbene questo sia diviso in capitoli che affrontano differenti tematiche, riassume il senso di tutta la raccolta.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Dal 2002 al 2005 ho scritto 28 poesie, che poi sono quelle che sono state tradotte in lingua inglese e pubblicate nella silloge “Vuote a perdere/Disposable Words” edito da Prospettiva Editrice nel 2006.
Ha vinto premi letterari?
Nel 2003 ho vinto il “Premio Internazionale Città di Tocco da Casauria” – Settima Edizione e durante la premiazione ho avuto la possibilità di leggere in pubblico la mia composizione; fu una bella iniezione di fiducia, un piccolo momento di gloria personale, una intensa emozione che auguro a tutti un giorno di poter assaporare.
Crede nei premi letterari?
Ci partecipo da tanti anni, con alterne fortune, ultimamente però il business legato ai concorsi è decisamente fuori luogo e per questo, soprattutto all’inizio, consiglierei quelli senza la “tassa di lettura”; inutile e spesso troppo onerosa. Questi ultimi, ed in giro ce ne sono tanti, con poche risorse riescono quasi sempre ad offrire valide pubblicazioni – sia singole che in antologie – ed una discreta visibilità.
Ha altri progetti in cantiere?
A parte un paio di liriche, in questi ultimi anni la produzione poetica si è un po’ fermata a vantaggio di quella narrativa. Sono in contatto con la società Kappaeventi per la trasposizione del libro in versione E-Book e Audiolibro e comunque tra un racconto e l’altro, cerco di completare un vecchio progetto iniziato anni fa, la scrittura di alcuni “tautogrammi”.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 16 aprile 2008
Lascia un Commento