Intervista a Rossana Sciascia
Intervista alla scrittrice Rossana Sciascia
Nome:Rossana
Cognome: Sciascia
Regione di residenza:Liguria
Email: arrampicalberi@libero.it
Intervista
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Mia madre era sicura che sarei diventata un’ inquadrata ragioniera per tutta la vita… In realtà prima di diventare la persona che sono, ho sbandato qua e là toccando con mano seggiole e computer di uffici, qualche faticoso palco di teatro a passo di danza, studi televisivi col cerone sulla faccia, ho lavato milioni di piatti e migliaia di bagni!
A scuola, in italiano, facevo molti errori, non avevo acquisito un metodo di studio… Ma affrontare un tema era sempre una sfida, un gioco, un atto di vanità in cui il mio doveva avere dei presupposti sempre diversi da tutta la classe!
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Pessima carriera delle scuole dell’obbligo… Scoraggianti i primi tre anni di ragioneria… Ultimato gli studi alla scuola serale, trovandomi a mio agio e soprattutto costruendo intorno a me i presupposti per amare gli studi. Mi sono diplomata col massimo voto dell’istituto, con grande orgoglio e un briciolo di vergogna!!!
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Scrivo per me stessa da quando ho 14 anni. Nei primi tempi era la boria di un’adolescente in cerca di gratifiche… Poi è diventata la presunzione che le mie storie d’amore fossero le più speciali (…Chissà poi perché dovevano esserlo?!); quando ho passato momenti difficili è stato uno strumento fondamentale e indispensabile di consolazione e conforto, una carezza gentile e silenziosa che scemava la paura e distraeva il dolore… Fino ad arrivare a oggi, che ho trovato il coraggio di fermarmi, voltarmi, giudicare e lasciarmi andare al gusto di raccontare, al piacere di un gesto che in sé, è tra i più belli di cui sappia godere: scrivere
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Nella quotidianità mi occupo di molte cose, tra tutte la più importante è di crescere i miei figli. Ho un agriturismo da pulire, i panni da lavare, la contabilità da aggiornare… Alleviamo asini e galline, raccogliamo la verdura per il mercato del sabato mattina, intreccio cesti, modello argilla, disegno e filo la lana… Ma scrivere è per me un gesto irresistibile, affascinante, di trasgressione e dipendenza… Curo la mia famiglia e quando tutti sono lontani da casa e il tavolo di cucina riposa tra un pasto e l’altro… Antepongo ai miei impegni un angolino per scrivere, per parlare con me stessa, ascoltarmi, capirmi, spiegarmi.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Più che a un libro in sé, mi capita di appassionarmi a un autore e quindi a tutte le sue opere nel complesso. L’autore che più di tutti mi corrisponde è Cesare Pavese. Comunque posso provare classificarli così: “la casa in collina” di Pavese, Fontamara di Silone, la Malora di Fenoglio, il Metello di Pratolini, Ferrovia locale di Cassola… Don camillo e Peppone diGuareschi, il barone rampante di Calvino… questi e altri pochi autori rappresentano la mia formazione letteraria.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Scrivo con facilità ma fatico molto nella lettura, per questo motivo tutto quello che si trova fuori dalla mia piccola cerchia di “eletti” mi disorienta e non mi dà la sicurezza necessaria a ultimare e giudicare i testi che inizio. Non ostante tra gli “eletti” ci si trovi anche hermann hesse e Fedor Dostoevskij, sono un po’ prevenuta verso tutti i testi tradotti, quindi scritti da autori stranieri. Quando leggo un libro mi piace immaginare il contesto nell’ambito della nostra storia e della nostra cultura, vorrei sentirmi vicina e consapevole nelle dinamiche raccontate, pretendo di capire il più possibile i dettagli e trovarmici dentro… Per tutto questo ho bisogno di ambientazioni simili alle mie e di suoni e ritmi di parole che trasmettano direttamente le intenzioni dell’autore.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) il diario sentimentale di Pratolini
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Le buffonate di Papini ( un vecchio libro ancora stampato a lastre metalliche )- libreria di Firenze 1918
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Questo è un punto dolente: io sono nata e cresciuta a Milano. In poche fasi della mia vita mi sono trovata a mio agio in città. A 20 anni ho iniziato a pellegrinare per le campagne d’Italia per trovare una dimensione più pertinente al mio modo di essere; 13 anni fa ho comprato della terra in Liguria dove tutt’ora risiedo. Mi piace questo posto e credo che ci rimarrò in futuro… Ma non posso parlare di radici e di eternità.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Sono una donna tradizionalista e conservatrice per indole più che per scelta. Quindi sono affezionata alle case editrici storiche, alle buste di carta col francobollo, alla fatica che uno scrittore doveva usare prima di avere dei risultati…Benedico Internet perchè mi fa lavorare perfettamente con l’agriturismo, perché mi ha permesso di inviare in pochi secondi il mio lavoro letterario a decine di case editrici… Ma in fondo al cuore provo nostalgia e amarezza per i lati scuri di questa rivoluzione: non c’è più la storia di una casa editrice da una parte e la pazienza e la speranza di un autore dall’altra… “On line” non esiste più il concetto di “tempo” e di “conoscenza”, abbiamo tutti infinite possibilità; è più facile pubblicare un lavoro, e questo può essere un bene da un lato, ma può abbassare il livello di qualità del prodotto editoriale disponibile dall’altro.
Naturalmente sono grata ai nuovi strumenti tecnologici di comunicazione senza i quali non avrei avuto la possibilità di propormi e di essere ascoltata.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Mi piace che tutti abbiano la possibilità di proporre il proprio lavoro. Non mi piace la voglia di diversificarsi a tutti i costi, al prezzo di rendere la cultura troppo astratta e deformata… Col rischio di celare o addirittura eliminare i lati belli e incantevoli di questo ampio mondo interessantissimo.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo libro?
R) Scrivere per sé stessi è meraviglioso, e credo che continuerò a farlo indipendentemente da quanti altri libri pubblicherò… Ma questo modo di scrivere è talmente personale e intimo che non trova mai compagnia. Credo di aver sentito la necessità di raccontarmi, confrontarmi e offrire me stessa. Un diario non giudica mai la penna che lo imbratta e questo gli permette di ricevere le sfere più sincere e personali… Ma l’uomo è una creatura sociale e prima o poi chiede il permesso di stare con gli altri e porta con se quello che ha, per condividerlo.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) La neve nel bicchiere – Schindler’s list – il pianista
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Anche le preferenze musicali si spostano più per cantautori che per singole canzoni. Mi piace Baglioni, De gregori, Guccini, Concato, Vecchioni..
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No
D) Ritiene siano utili?
R) Si. Tutto quello che rende professionale un individuo intento a costruirsi un mestiere è degno di ammirazione. Se io non avessi trecento mestieri da portare avanti ( e naturalmente tutti malamente condotti!) mi sarei sentita “pulita” se mi fossi data la possibilità di acquisire strumenti tecnici per scrivere… Anzi, in voce di scrittrice mi sento imperfetta e inadeguata. Sono sicura che con una base adeguata riuscirei a portare a buon fine parte dei progetti letterari che tutt’oggi non riesco a realizzare.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Trovare un filo conduttore, un inizio e una fine! Cioè tener fede a una struttura, all’anima del progetto senza diventare pesanti, narcisisti e prolissi. Credo sia difficile capire se l’argomento che s’intende trattare sia di gradimento ai lettori. Molte cose che a noi sembrano affascinanti, sono “il nulla” per molti.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo soprattutto in inverno con la pioggia. Di notte faccio molti errori e ho più premura di concretizzare il lavoro prima che gli occhi mi abbandonino ( e la premura va a discapito della fantasia)! Quindi dedico la notte a intrecciare cesti, a modellare l’argilla e a cucire. In estate il lavoro dei campi e della struttura per gli ospiti è spietato e senza fine. Concretizzando in un anno i tempi di lavoro sulla scrittura potrebbero essere circa 15 giorni, presi a piccolissimi assaggi. Qualche volta riesco a scendere nei prati, in quei casi dò il meglio di me; quando proprio non voglio rinunciare a scrivere uso dei tappi di silicone e mentre la famiglia guarda la televisione io mi cerco un angolo per scrivere un po’.
Scrivo su quaderni di fortuna, dove apporto le modifiche più ingenti. Poi trasferisco sul computer, affino, elaboro e correggo.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Ci sono delle immagini che mi porto nel cuore che io ritengo speciali e che sento il bisogno di condividere. Un giorno correvo lungo la discesa che dal castello mi portava in cascina… Due raggi di sole tagliarono l’ombra delle colline come spade delicate… E mentre correvo sorridevo perché tanta bellezza stava arricchendo la mia vita per sempre, qualunque cosa domani mi fosse capitata.
La freschezza dei vent’anni, l’emozione di scoprire il proprio destino, la dignità che s’impara ad usare diventando adulti difronte al dolore… sono questioni che hanno toccato tutti, ma che pochi hanno voluto conservare, fermare per sempre… Conosco persone fiere come soldati che non si voltano a guardare mai, che non tornano su un strada già percorsa, che si costringono a non ricordare, che guardandosi allo specchio, leggono solo la propria età tirandosi via tutta la vita passata.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Prima di tutto significa capirla, tradurla e trasformarla in parole: nero su bianco. Non ultime ci sono la vanità e la presunzione di voler dare qualcosa, di attirare l’attenzione su dettagli che altrimenti gli altri non apprezzerebbero… E poi c’è il piacere di raccontare! Il piacere è solo mio, è un bisogno, una necessità che mi dà gioia e gloria.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Come ho già accennato non ho strumenti tecnici per mezzo dei quali riuscire a giocare con la scrittura. Originariamente ho creduto di pubblicare una raccolta di 4 racconti, ma successivamente questi si sono legati inesorabilmente e hanno composto un romanzo. Quindi la mia risposta è che preferisco cimentarmi dove le possibilità mi permettono di arrivare.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il racconto si offre a più libertà: libertà di essere breve, di essere disconnesso alle pagine precedenti a quelle seguenti ( nel caso intendessi scrivere più racconti).. Direi che fa meno paura, lo affronto con più disinvoltura… Il romanzo lo ritengo un ennesimo elemento narcisista. Trionfare con una storia che regga nella sua interezza! Trama e personaggi devono essere coerenti e pertinenti dall’inizio alla fine. Ritengo che un romanzo sia molto più credibile che una raccolta di racconti. Dico questo anche in merito alla mia esperienza di lettrice di C.Pavese: la raccolta di racconti mi è piaciuta tantissimo, veramente tanto! Ma alla fine del volume l’autore era poco credibile, perché una volta è stato bambino davanti a un campo di grano, un’altra volta padre ( nell’eremita), un’altra ancora trafficava lungo il fiume come aiutante alla rimessa delle barche…Interrompeva ogni volta un personaggio e, dietro le quinte, cambiava l’abito e diventava un altro… Nel romanzo, io lettrice, ho il diritto di credere a tutto ciò che leggo e di farlo mio, dall’inizio alla fine.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) “le cascine di Adele”. Mi sembra la sintesi perfetta di tutte le avventure della protagonista. Mi convince anche il suono, la luce, la lunghezza… Se il mio libro si rivelerà un fiasco, non sarà per colpa del titolo!
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) La prima volta ho tentato a 20 anni… Poi a 23, a 26… Finchè ho trovato un inizio e una fine dentro i quali contenere una storia. L’ultimo tentativo ha preso forma in un paio di mesi… Perfezionato e corretto in un anno.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Questo è un mondo completamente nuovo per me e intendo non catapultarmici dentro. Voglio affrontarlo pezzettino per pezzettino, e ai concorsi non sono ancora arrivata.
D) Crede nei premi letterari?
R) Più di un editore mi ha sconsigliato di occuparmi di premi e concorsi… Anche se penso al premio Strega con segreta ambizione… Come quando una ragazza si immagina al centro di un palco scenico danzando.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Tanti! Aver pubblicato “le cascine di Adele” con serena soddisfazione mi ha spinto a credere di più nelle mie aspettative, così l’abitudine a scrivere solo per me stessa, è stata disturbata dall’entusiasmo di tentare ancora:
- In collaborazione con mio fratello Alessandro Sciascia, stiamo preparando un libro per bambini sulla vita famigliare degli animali della mia fattoria. Io scrivo i testi e mio fratello li illustra.
- La primavera scorsa abbiamo celebrato il funerale dell’ultimo abitante della ns frazione. Attualmente sto ancora intervistando gli ex abitanti o i figli degli abitanti defunti della ns frazione per riuscire a romanzare una storia che abbia per sfondo il declino e l’abbandono dei paesi montani.
- Gli anni stupidi e pazzeschi dell’adolescenza nel mio quartiere. I tempi della scuola, dei corteggiamenti, dei segreti, dell’instancabile passatempo di sognare.
- L’ultimo, quello sul quale lavoro dall’inverno passato: un divorzio qualunque, il mio, che visto da vicino diventa speciale, faticoso, eroico, nel contesto difficile della montagna, nell’incapacità di rimanere da sola…
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 11 luglio 2010
Un commento
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Brava Rossana!
Da quanto leggo, sei ancora una di quelle persone con dei valori e, in questa società così alienata, dovresti essere da esempio per tutte quelle persone che non ne hanno.
Basta guardarsi in giro per capire quanta vuotezza ci circonda, siamo tutti attirati da oggetti e cose frivole. O almeno questo è ciò che ci viene proposto.
Leggendo il tuo libro, fai innamorare anche noi cittadini (io sono di Milano) della campagna, aprendoci gli occhi su realtà a noi celate. Le tue descrizioni sono così minuziose e piene di amore per la natura e gli animali che sembra quasi di essere accompagnati per mano a respirare il profumo dei prati.
Grazie per l?attenzione,
Sandro (MI)