Intervista a Rudy Mentale
Intervista allo scrittore Rudy Mentale
Nome: Rudy
Cognome: Mentale
Regione di residenza: Emilia Romagna
Email: rudy.mentale@gmail.com
Intervista (marzo 2010)
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Come quando ho smesso di fumare. Iniziare a scrivere è avvenuto così, di colpo un mattino. Sembrerà banale ma è la verità. Per essere precisi, un fatto di cronaca ha scatenato il mio desiderio di urlare e di scrivere: il massacro di bambini alla scuola di Beslan in Ossezia. Da quel giorno ho iniziato a lavorare a una storia che poi ho rimaneggiato più volte di mano in mano che l’esperienza e una lettura più intensa mi portavano a capire sempre più i meccanismi della scrittura. Un corso di scrittura nell’inverno 2006/2007 a Bologna, sotto la guida di Luigi Bernardi, mi ha ulteriormente stimolato. Per farla breve, in pochi anni ho scritto tre romanzi, una fiaba per bambini, diverse poesie e una decina di racconti brevi. URCA è la mia prima fatica uscita in libreria.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Dopo le medie inferiori, i miei genitori m’imposero una scuola tecnica per geometri, nonostante i professori consigliassero un percorso di studio presso le belle arti di Modena. Non è stato esaltante, ma a Sassuolo, dove sono nato e cresciuto, si poteva studiare solo da geometri o da ragionieri… sapete, la ceramica. Risultato: lasciai l’istituto per geometri al quarto anno, senza nemmeno diplomarmi e dopo aver organizzato l’unica occupazione studentesca della storia dell’istituto. Era il 78… anni caldi e io ero focoso. Dopo ho deciso che preferivo studiare la vita e… credetemi, non ho ancora smesso.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Come ho detto, fu la strage di bambini alla scuola di Beslan… un evento che mi scosse nel profondo. Fu un caso per me scoprire che riuscivo a scrivere con una certa facilità. Ho sempre avuto il sogno di scrivere un libro, ma mai mi ci ero cimentato con serietà. Fino ad allora, confesso, leggevo poco e scrivevo solo poesie e testi di canzoni. ah sì, dimenticavo, ho una storia come autore e interprete di canzoni. Ho ottenuto perfino un contratto da un importante produttore nel 97, e ho musicato 25 fiabe animate per la Rai.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Un’esperienza meravigliosa. I personaggi si materializzano nella mente e cominciano a muoversi come entità autonome. Ti svegliano la notte, ti fermano di giorno, ti sussurrano mentre stai con lei… niente di preoccupante, non si perde la ragione.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Amo scrivere romanzi, ma adoro leggere saggi. Georgescu Roegen, Rifkin, Noam Chomsky sono fra gli autori di saggistica che più mi hanno suggerito idee. Sto lentamente leggendo l’opera omnia di Stephen Jay Gould sulla teoria dell’evoluzione. Ho amato la storia della filosofia occidentale di Bertrand Russel. Nella narrativa ho un debole per gli autori americani e inglesi: John Fante, Philip Roth, Ian Mc Ewan o i classici come Oscar Wilde… ma mi mancano ancora tante letture da colmare di sguardi e di riflessioni.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Certi italiani fatico a comprenderli. Moccia è uno che non leggerei mai.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Difficile dirlo, forse A ovest di Roma di John Fante.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Uno che ho cominciato due volte e non sono mai riuscito ad arrivare oltre la pagina trenta: Non avevo capito niente di Diego da Silva
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Da sempre mi sento un cittadino del mondo e un figlio antropologico dell’Africa. l’appartenenza territoriale viene molto dopo. Per capirci, sto alle istanze della Lega quanto lo zucchero sta alla luna. Mi piace scrivere di storie dove l’appartenenza territoriale è un fatto marginale. Prediligo l’italiano al dialetto, che uso solo per caratterizzare un po’ un personaggio, ma con moderazione.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) La conosco così poco e da così poco tempo… aggiungo che dopo aver frequentato, più o meno direttamente, il mondo discografico, l’editoria al confronto mi sembra l’Italia per uno che è sfuggito alla guerra irachena.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Qualunque cosa rispondessi, sarebbe necessariamente sbagliata: credo che manchi l’entusiasmo.
Si è troppo vittime del business per credere in ciò che si fa o per fare qualcosa in cui vale la pena di credere. Ma, come dico, è sicuramente una risposta sbagliata, ricca di eccezioni.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) L’entusiasmo e l’irrazionalità. Ho creduto all’impossibile e ho trovato casualmente un editore, forse più folle di me, al punto che mi ha pubblicato senza chiedermi alcun contributo. Semplicemente, sono stato fortunato. spero di riuscire a meritare questa fortuna.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Anche in questo caso la risposta è necessariamente sbagliata: un regista che sto amando molto è Giorgio Diritti di Bologna. Ho visto due suoi film: il vento fa il suo giro e L’uomo che verrà. Strapiaciuti. E’ un artista che tratta l’appartenenza territoriale con la meticolosità di un antropologo, senza mai perdere di vista la storia che sta raccontando.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Da Aretha Franklyn a Ray Charles, da Annie Lennox a Amy Winehouse. Da Freddy Mercury ai Led Zeppelin. Gli AC/DC, Miles Davis, Cesaria Evora, Peter Gabriel, i Beatles. di canzoni belle ne sono state scritte talmente tante… Non posso restringere in una sintesi la bellezza di un mondo intero.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) Uno, a Bologna, con Luigi Bernardi. Mi si è aperto un mondo.
D) Ritiene siano utili?
R) E’ soggettivo. per me lo è stato.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) La cronologia. Il rispetto dei tempi che s’intende dare è uno degli elementi più impegnativi per imprimere un ritmo coinvolgente al racconto.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo rigorosamente al computer. Capisco la mistica della “lettera 24” o di altre “meccaniche”, ma sono nato agli albori dell’era informatica e il computer è uno strumento straordinario. Scrivo la sera, dopo il lavoro, ma le idee mi fioriscono nell’arco dell’intera giornata, con prevalenza al mattino presto e talvolta alla notte, quando mi alzo a prendere appunti su qualunque supporto cartaceo mi passa per le mani, compreso la carta igienica… con la penna biro, s’intende.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Due libri in particolare, sullo stesso tema, Entropia di Rifkin e Bioeconomia di Georgescu Roegen, mi hanno dato lo stimolo iniziale. Poi, dal momento che non ho i mezzi tecnici per scrivere un saggio, ho preferito scrivere un racconto di avventura, ambientato in un mondo futuro, dove uomini culturalmente lontani da noi negli usi e nei costumi si confrontano con uomini con la nostra stessa cultura. Un pretesto per prenderci in giro, riflettendoci su.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Descrivere. Metto sul tavolo i personaggi, imbastisco una trama d’insieme e lascio che siano i personaggi a raccontarmi la loro storia. Ognuno di loro ha una sua personalità che deve emergere attraverso le cose che fa, che pensa e che vede. Mi tengo a debita distanza da giudizi morali. Chiunque legge, deve poter trovare elementi familiari che gli consentano di calarsi nel racconto con serenità e di goderne le sfumature. Lo scrittore sceglie cosa raccontare e come costruire la storia, attraverso logiche terrene fatte di uomini che non sono mai solo buoni o solo cattivi, ma semplicemente o tragicamente uomini. Mi ritengo un “empatizzatore”: cerco di rendere umani i personaggi e fare in modo che i lettori provino sentimenti per loro, prima ancora di decidere se ciò è giusto o sbagliato.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Non fa differenza; dipende da come nasce l’idea. Alcune nascono con il dono della brevità, altre più complesse e ricche di eventi o di personaggi più complessi. Non decido mai la lunghezza a priori, ma riconosco sempre quando una storia è finita, almeno fino ad ora.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Per come la vedo io si possono sintetizzare in due verbi: restringere e allargare
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Ricorda la lampadina di Archimede Pitagorico?… alludo al personaggio di Disney. Però, se verifico che un titolo non è sufficientemente originale, m’impegno a cambiarlo. Per ora non è stato quasi mai necessario.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Più di due anni. Credo di essere uno scrittore lento. Scrivo un po’, poi lascio riposare e rileggo e spesso mi capita di cambiare alcuni particolari della struttura o d’inserire elementi nuovi.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Dopo il corso di scrittura ho partecipato a una serie di concorsi. Ho vinto il premio “Città di Rosignano” nel 2007 con un racconto breve, un noir. Sono arrivato secondo in un concorso nel comune di Mezzane, con una fiaba sull’olio di oliva. Triplice finalista a Chieri in tre differenti sezioni e al concorso M.A.R.E. 2007 indetto dalla Regione Emilia Romagna.
D) Crede nei premi letterari?
R) Sono uno stimolo. Però, bisogna almeno piazzarsi, altrimenti…
Ha altri progetti in cantiere?
R) Sto lavorando alla sceneggiatura di un film prodotto da una giovane casa di produzione cinematografica. Dovrei realizzare anche la versione su libro della storia. Si tratta di una spy story sui fatti dell’11 Settembre.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 27 marzo 2010
2 commenti
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Mi avevi lasciato il biglietto in un portassegno alcuni mesi fa.
Lo letto solo ora.
Complimenti, stai facendo un buon lavoro.
Mi vado ad acquistare il libro e poi ti farò sapere se mi è piaciuto.
Ciao
A.A.
Da ragazzi abitavamo uno di fronte all’altro. Quando si scendeva in strada a giocare mi ricordo le mascelle rotte dalle risate e le lacrime agli occhi.
Al più presto andrò a comprarmi il libro sono convinto che merita.
ciao Sergio continua cosi