Intervista a Salvatore Tribastone

Intervista allo scrittore  Salvatore Tribastone

Nome: Salvatore
Cognome: Tribastone
Regione di residenza: Sicilia
Email: avalost@libero.it

Intervista

Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Non è semplice parlare di se stessi, ma ci provo. Sono un ragazzo come molti altri con sogni nel cassetto, passioni, ideali e con tanta voglia di vivere. È questo ciò che cerco di trasmettere con le parole nei miei romanzi o nei miei racconti: tutto ciò che è il mio essere.
Non scrivo da moltissimo tempo (ovviamente se non si considera tutta la fascia adolescenziale) ma da un paio d’anni. Ricordo che dopo aver letto un romanzo di genere fantasy scattò in me una specie di scintilla e da allora ho cominciato e non ho più smesso riversando nella scrittura tutto quello che sono, è come se fosse un mondo tutto mio e di nessun’altro.

Qual è stato il suo percorso di studi?
I miei studi sono davvero vari. Lasciando da parte le scuole dell’obbligo i miei studi vanno dalla chimica alle lingue. Sono diplomato come perito chimico presso un Istituto Tecnico di Ragusa. Intrapresi, dopo il servizio militare, gli studi universitari scegliendo Scienze della Mediazione Linguistica. Non completai però quegli studi dal momento che il lavoro mi toglieva energie e tempo. Essendo un promotore finanziario ho anche una certa cultura in campo economico-finanziario.

Quando e perché ha iniziato a scrivere?
Come dicevo poco sopra ho scritto da sempre. Nelle prime fasi della mia vita e fino all’adolescenza (e anche post) mi occupavo per lo più di poesie, lettere, raccontini per intrattenere gli amici. Ho anche scritto diversi musical (la sceneggiatura).
Posso considerare, però, di avere cominciato a scrivere solo da un paio d’anni. Come dicevo prima, dopo la lettura di un romanzo di genere fantasy (non so perché quello e non tutti gli altri libri che avevo letto) mi colpì profondamente e lasciò una sorta di vuoto dentro me. Per colmare quel vuoto cominciai, per gioco, a disegnare una mappa (ogni romanzo fantasy è corredato di una mappa di territori), dare nomi ai luoghi e dividere le varie terre. Poi mi dissi: “Ma un territorio non può esistere senza dei personaggi” creai così il primo personaggio di quel mio romanzo e in pochi giorni scrissi circa quaranta pagine di quadernone, poi trasferii tutto sul computer e da lì nacque la mia prima trilogia.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
Scrivere per me è poter avere un mondo tutto mio, uno spazio che appartiene soltanto a me anche se so che qualcuno lo condividerà con me prima o poi. Scrivere, per me, è un bisogno, una necessità; talvolta è gioia e sofferenza allo stesso tempo. Scrivere è poter imprimere con parole indelebili le mie idee, i miei valori, i miei sentimenti e le mie emozioni.

Quali sono i suoi libri del cuore?
Se proprio devo essere sincero nessuno di quei libri che si trovano nelle librerie. Si tratta di un romanzo (sempre di genere fantasy) scritto da una mia carissima amica di Palermo. Sta per essere pubblicato da una giovane casa editrice e mi auguro col cuore che non l’abbiano stravolto. Mi sento innamorato di quel libro di cui non posso ancora fare il nome, e dei suoi personaggi (sebbene qualcuno lo odi profondamente) e delle sue vicende. Se poi mi è concesso nominarne qualcun altro metterei con tranquillità “Il Signore degli Anelli” di J. R. R. Tolkien e un piccolo romanzo che trovai moltissimi anni fa, si intitola “Papà va soldato” (G. Conconi) e infine “Eragon” ed “Eldest” di Paolini.

E quelli che non leggerebbe mai?
Non ho dei titoli ma un genere: i romanzetti rosa. Credo che non mi piacerebbero tant’è che non mi attirano assolutamente. Ho letto di tutto, persino l’Iliade e l’Odissea, ma quelli proprio no.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
L’ho appena detto sopra, quel romanzo di cui non mi è concesso fare il nome, al momento, scritto dalla mia amica palermitana.

E quello che meno le è piaciuto?
Devo nominarne solo uno? Perché ce ne sono alcuni che proprio non mi sono piaciuti granché.
“Le Cronache di Narnia” di C. Lewis per esempio oppure (per restare in tema fantasy) “La Spada di Shannara” di T. Brooks e “Il Fuoco” di D’Annunzio.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
Sono siciliano e sono innamoratissimo della mia terra, tutta quanta. Amo tantissimo la città in cui vivo e la mia regione. Ma sono un flirtante anche dell’intera Italia. Secondo me viviamo in una nazione che è la più bella e meravigliosa che possa esserci. In fondo è sempre stato così, solo da qualche tempo l’Italia non è vista come meriterebbe. Il guaio è che siamo noi italiani a non vederla più.
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
Ahimè non potrò dire che ci sia qualcosa che mi piace dell’editoria italiana se non la presenza di quelle pochissime case editrici, molto giovani, che danno spazio agli esordienti senza chiedere loro contributi o acquisti obbligatori e che fanno di tutto per emergere loro insieme ai loro autori: sono persone coraggiose, davvero..
Per rispondere alla seconda parte della domanda avrei necessità di un bel po’ di spazio ma cercherò di limitare la risposta a un semplice: escludendo quei piccoli editori appena nominati, dell’editoria italiana, non mi piace nulla. Io ho auto-pubblicato il mio libro proprio per questa motivazione.
In Italia non c’è un sistema pulito e trasparente in questo settore. Il nostro paese (non so gli altri) abbonda di editori a pagamento. Gente senza scrupoli che si aggrappa ai sogni di giovani scrittori per accaparrarsi una fetta di guadagno. Non fanno nulla per l’autore se non alleggerirne notevolmente il portafoglio. Poi abbiamo i medio grandi editori e questa categoria possiamo definirla inaccessibile. Non credo assolutamente a quelle interviste in cui qualche fortunato scrittore dice di aver mandato solo una volta a X editore e questi ne pubblica l’opera.
Purtroppo i nostri editori sono convinti che il pubblico di lettori italiani abbia bisogno solo di romanzetti senza senso, libri colmi di battute, cronaca nera, rosa, ecc. Eppure una buona maggioranza di lettori leggono altro, si buttano sugli autori stranieri e i nostri editori lo sanno, per questo ne acquisiscono i diritti per l’Italia e producono tanta roba straniera. Ma è possibile mai che nel nostro Paese, da sempre considerato la culla della cultura e dell’arte, non vi siano persone, scrittori, piene di talento? Credo di no, ma il sistema è troppo sporco e troppo addormentato per accorgersene.

Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
Gestisco un forum a partecipano numerosi aspiranti scrittori e scrittori in erba. Ma uno scrittore solitamente è anche un lettore per cui mi confronto spesso sia con loro sia con le persone che incontro nella mia realtà. Dunque mi sono fatto un’idea riguardo al nostro panorama culturale. Come ho detto sopra, l’Italia è sempre stata la culla della cultura ma mai come oggi gli “utenti” di questa cultura, ovvero gli stessi italiani, sono molto lontani dalla loro culla. Eppure non credo che sia colpa loro, non del tutto perlomeno. Quindi, cosa non mi piace lo si evince da questo: l’italiano medio non ha una vera e propria cultura e non perché lo abbia voluto: anche in questo caso né è colpevole, a mio avviso, tutto il sistema (editori, scuola, media, società).

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
È necessario che ricordi che la mia non è una pubblicazione con editore ma un’auto-pubblicazione. Non è stato semplice prendere questa decisione: il mio romanzo è in valutazione ancora presso grosse case editrici che mi hanno richiesto il manoscritto dopo averne letto un estratto e la presentazione. Il problema è che non mi andava più di aspettare o di sentirmi proporre la pubblicazione da piccoli editori con un “piccolo” contributo da parte mia (contributi che spesso si aggirano intorno ai 2 3000 euro e qualcuno chiede anche di più); per altro ero sicuro che accettando qualsiasi contratto simile avrei dovuto comunque farmi in quattro, successivamente, per la promozione. Inoltre sono sempre stato un convinto assertore di un’idea: “dobbiamo cambiare il sistema e se vogliamo cambiarlo dobbiamo muoverci noi, in prima persona”. Così sono arrivato alla conclusione che io, nel mio piccolo, qualcosa farò, darò il mio contributo affinché qualcosa cambi, prima o poi.
Così ho optato per l’altra strada, l’auto-pubblicazione. Secondo alcuni è una via facile. Secondo me, per quanto ancora sia all’inizio, è una strada molto, molto difficile e più irta delle altre soprattutto perché in Italia è vista con diffidenza rispetto al resto del mondo.

Cinema: qual è il suo film preferito?
Il mio film preferito è “La vita è bella” (con Benigni) ma non è, ovviamente, l’unico.

Musica: la canzone del cuore?
Non vi è una canzone che mi piace più delle altre a dire il vero. Ce ne sono alcune che mi piacciono in determinati periodi o momenti e altre in altri momenti. Però, se proprio un titolo devo darlo, posso affermare che “Vivo per lei” interpretata da Baldi e Giorgia è quella che mi piace sempre e comunque.

Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
No, non ne ho mai frequentati, non di quelli ufficiali perlomeno.

Ritiene siano utili?
Credo siano necessari. Per quanto talento si possa avere è utile frequentare di questi corsi perché il talento va guidato e la guida e il metodo possono essere acquisiti non solo con l’esperienza ma, soprattutto, con lo studio.

Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
Quello di riuscire a creare una storia che abbia un capo e dei piedi, che sia, insomma, comprensibile a coloro che leggono e non solo a chi scrive.

Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue
 “riti” particolari?
Scrivo solitamente al computer per la velocità ormai acquisita. Però, spesso, annoto su fogli di carta tutte le sensazioni o i pensieri o le idee che mi “fulminano” durante la mia lontananza dal PC. Scrivo solitamente nelle ore successive al pranzo o la sera fino a notte. Non riesco a scrivere in compagnia, mi distraggo se c’è qualcuno accanto a me che magari parla o ascolta la televisione: mi sento distratto e tirato fuori dal mio mondo. Solitamente non seguo “riti” particolari se non una semplice rilettura dei paragrafi precedentemente scritti e l’ascolto di musica adatta al genere che sto scrivendo.

Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
È nato tutto da una sensazione personale che volevo ricordare per sempre.

Cosa significa per lei raccontare una storia?
Significa raccontare una parte di me.

Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
Preferisco il romanzo anche se ho all’attivo qualche racconto.

Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
Il racconto è una storia breve che riguarda un personaggio (le sue azioni, le sue avventure, ecc). Non vi sono intrecci con altre storie di altri personaggi presenti (benché qualche minimo intreccio ci possa essere) e si svolge in arco temporale generalmente limitato.
Il romanzo è qualcosa di più complesso. Potrebbe essere definito come l’insieme di più racconti che si intrecciano a una trama principale. L’arco temporale, nel romanzo, è molto più lungo ed esteso e i personaggi, nonostante vi sia uno o più protagonisti, sono numerosi e ognuno porta con sé una piccola storia, più o meno arricchita e vasta in base a quanto il suo contributo possa servire allo svilupparsi della trama principale.

Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
Ho scelto come titolo quello che può essere considerata il “significato” riassuntivo del libro stesso.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
Circa sette mesi

Ha vinto premi letterari?
Non ho mai partecipati a concorsi letterari. Non ne ho il tempo tra lavoro, scrittura e gestione del forum.

Crede nei premi letterari?
Credo che se chi li promuove organizza dei buoni concorsi, allora il premio letterario ha un senso, diversamente no.

Ha altri progetti in cantiere?
Ho una marea di progetti in cantiere. Primo fra tutti quello di essere in grado di promuovere il primo libro della mia trilogia e farlo conoscere, così, quindi, pubblicare (nel tempo) gli altri due. Ho altri romanzi “in cantiere”, un racconto che uscirà in un’antologia insieme ad altri racconti. Un progetto da me lanciato un anno fa e che oggi volge al termine: si tratta della stesura di un romanzo, portata avanti da sei giovani esordienti che sono sparsi per l’Italia e non si conoscono, usando come unico mezzo di comunicazione il forum che gestisco. Insieme a questo, un’altra iniziativa di scrittura collettiva: questa volta i partecipanti sono di più ma la caratteristica è che nessuno sa ciò che sta scrivendo l’altro. Solo io, che fungo da guida e coordinatore, conosco i pezzi di tutti.

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