Intervista ad Alberto Camata

Intervista allo scrittore Alberto Camata

Nome: Alberto
Cognome: Camata
Regione di residenza: Veneto
Email: camata.alberto@gmail.com

Intervista luglio 2010

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Non ho il talento della scrittura. Ho dovuto allenarmi a causa di scelte personali (politiche, soprattutto) che mi hanno costretto, piacevolmente costretto, a scrivere relazioni, articoli per riviste, interventi in contesti politici, qualche racconto. La scrittura per quanto mi riguarda non è stata una vocazione, ma una palestra lunga e affrontata con cocciutaggine.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Sono perito elettronico, quindi lontano dal mondo umanistico.

D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?

R) A quindici anni mi è capitato un libro tra le mani, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, e ho capito la forza della scrittura, mi ha portato a una scelta di campo, mi ha fatto decidere di stare dalla parte degli ultimi. L’altra spinta mi è arrivata dalle ballate di Fabrizio De André. E, come capita a molti adolescenti, ho sentito la fantasia propormi sia frasi, che sfacciatamente definivo poesie, sia storie, che spingevano per uscire come avviene in un parto. Insomma se ho scritto credo che lo stimolo mi sia arrivato per aver letto un ebreo e ascoltato cantare un anarchico.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) È rispondere all’esigenza di avere qualcosa da dire, che non capisci ancora che cosa sia, fino a che non trova ordine su un foglio, a quel punto si rivela pure a te e, dopo averla letta, o ti sorprendi e continui, o ti lascia indifferente e la butti.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) ‘Cent’anni di solitudine’ di Marquez, ‘Finzioni’ di Borges, ‘Ragazzi di vita’ di Pasolini…

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Non ho dei pregiudizi (cioè non giudico a priori), posso solo dire se un libro mi è piaciuto o mi ha annoiato.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Mi viene in mente ‘Libera nos a Malo’ di Meneghello, ma ce ne sono sicuramente altri.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) “Icaro” di Guccini.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) È chiedere qual è il rapporto con la propria famiglia, con le proprie origini, con sé stesso. Questo lato di Veneto, la zona Est della provincia di Venezia, sono gli odori, i colori, le parole che mi hanno formato. Sono i miei ricordi, le mie esperienze, lo sguardo disincantato e fiducioso nel futuro e la delusione per le scelte non condivise. In questa terra, tra questa gente, che sta mal accettando l’intrusione del forestiero che qui vuol mettere radici, io ci vivo, e faccio la mia parte per convincere i più reticenti che cambiare non è un male, è crescere.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Mi spiace constatare che la grande editoria preferisce andare a colpo sicuro, pubblicare solo quello che sicuramente si venderà. Dall’altro ammiro le piccole case editrici, quelle che non pensano esclusivamente e solo alla vendita, ma accettano di rischiare proponendo libri che aiutano a pensare o a dare spazio ad autori esordienti (con tutti i rischi che ciò comporta). Credo che a loro si debba il merito di divulgare il pensiero.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Mi dispiace che tutto sia consumo. I grandi mezzi di comunicazione non danno spazio a coloro che potrebbero offrire uno stimolo per migliorare il pensiero corrente, e invece puntano solo ed esclusivamente sui nomi di grido, perché quel che conta non è offrire cultura, ma vendere prodotti (che sia un format televisivo o giornalistico). Grazie a Dio, ci sono molti gruppi e associazioni che si muovono in direzione contraria e, con enorme difficoltà, contribuiscono a divulgare un nuovo pensiero o a testimoniare di realtà che i mass media snobbano.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Con la presunzione di avere scritto un romanzo che aveva una sua forza e quindi meritevole di essere proposto al pubblico.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) “Novecento” di Bertolucci, ma non è il solo.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) ‘Khorakhanè’ di Fabrizio De André.

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No, ho letto libri sul tema.

D) Ritiene siano utili?

R) A me la lettura è servita.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Scrivere in maniera leggera e mantenere l’attenzione del lettore sempre alta.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) ‘Un nome rubato’ l’ho scritto al computer, per costrizione. Ho dovuto rimanere per due mesi a letto a causa di un intervento chirurgico e mi sono affidato al PC portatile. Ora scrivo su carta, lo trovo più scorrevole, poi riporto su PC e in genere stravolgo quanto ho scritto. Scrivo, per ragioni di tempo, alla sera. La solitudine è una compagna necessaria. Se sono tra persone mi devo isolare (con delle cuffie di un lettore mp3). Non ho riti.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Dovevo dar respiro a un’idea che mi tormentava, poi ho voluto raccontare questa mia terra, che ha avuto degli ottimi poeti (Romano Pascutto e Giacomo Noventa tra i più noti), ha avuto chi l’ha raccontata in termini di folklore, ma un romanzo (quindi non biografie, ma pura invenzione) che parta da questo territorio per raccontare una storia universalmente valida, mancava.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Innanzitutto misurarmi. Poi offrire con una storia una lente con cui vedere le cose, esprimere un mio pensiero. Emozionare.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Non ho preferenze. Ultimamente mi pare che per quello che voglio dire il romanzo sia più indicato.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto si concentra su un fiore, il romanzo oltre al fiore apre lo sguardo su tutto il prato.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Me l’ha suggerito un amico.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Otto mesi.

D) Ha vinto premi letterari?

R) No.

D) Crede nei premi letterari?

R) Possono far conoscere un autore a una platea più ampia.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Sto scrivendo un nuovo romanzo e per la testa mi stanno girando una biografia e dei racconti. Forse un giorno prenderanno corpo.

Un commento

  • rossana sciascia scrive:

    mi è piaciuta molto la definizione di racconto e romanzo… mi sembri un autore originale e razionale, spero che tu vada avanti con i tuoi progetti
    Rossana

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