Intervista ad Alessandro Ribeca
Intervista allo scrittore Alessandro Ribeca
Nome: Alessandro
Cognome: Ribeca
Regione di residenza: Marche
Email: aribeca@libero.it
Intervista
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Leggere è sempre stata una mia passione e da qui è nato anche l’amore alla scrittura, ma questo non è bastato per farmi esordire con un romanzo. La passione è solo l’inizio.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Ho il diploma da ragioniere e mi sono laureato in Economia e Commercio, quindi non ho una formazione umanistica. Forse è stato proprio questo a farmi amare la letteratura: non ero costretto a studiare certi autori che altrimenti forse mi sarebbero rimasti antipatici…
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Ho scritto il mio primo romanzo “La luce nei tuoi occhi” perché ho fatto un’esperienza significativa che sentivo di dover raccontare. La passione per la scrittura non bastava, occorreva un’esperienza e per esperienza intendo un fatto che mi ha cambiato, che è diventato criterio di giudizio nella mia vita, nel mio presente. È stata un’esperienza eccezionale dentro il mio quotidiano.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Tutto ciò che ogni uomo fa, anche un gesto di carità, lo fa per il proprio bene e così scrivere è principalmente un metodo per aggiungere ulteriore felicità alla mia vita. Al di là di questo la scrittura è un mezzo per raccontare le proprie esperienze e condividerle con gli altri, senza mai imporre le proprie idee.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Sono tanti i romanzi che in qualche modo hanno contribuito alla mia formazione: dalla beat generation alla letteratura russa, ai romanzi moderni e classici. Credo però che i più significativi a livello umano siano stati “Monte cinque” di Coelho, “I fratelli Karamazov” e senz’altro “Si può vivere così” di don Giussani. In ogni caso, credo che un libro non può incidere in modo significativo sulla storia di una persona: occorre sempre la vita, l’esperienza, un incontro eccezionale.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Leggo di tutto. Leggo anche libri che reputo orrendi. Niente nella vita accade per caso e così ritengo che se mi capita sottomano un libro orrendo è comunque un’occasione di crescita. Non ho pregiudizi e leggo anche libri di autori che non mi corrispondono come pensiero. In fondo ogni autore, ogni uomo, parte sempre dalle stesse esigenze. I grandi autori sanno esprimerle più di ogni altro. Poi ovviamente ogni autore cerca di darsi delle risposte e quindi occorre avere una capacità di giudizio che permette di valutare serenamente il messaggio che lo scrittore propone.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) “Mille splendidi soli” di Hosseini. Ho sempre pregiudizi su i best-seller perché ho sempre il timore che dietro ci siano manovre puramente commerciali. Invece, mi è capitato, pochi mesi fa, di leggere la prima pagina di questo romanzo e ne rimasi immediatamente affascinato così decisi di comprarlo e la mia impressione iniziale si è confermata valida: è stupendo.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Al momento non mi viene in mente nulla: mi rimane più facile parlare delle cose belle.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Anche se è scontato, amo la mia terra, le persone che ci vivono e che ne hanno fatto la storia, il mare e le colline che la circondano. Per questo il mio primo romanzo è ambientato a San Benedetto del Tronto.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Purtroppo, in Italia, si stampa di tutto: ci sono alcuni editori che non fanno da filtro e pubblicano anche mille titoli l’anno. Che garanzie mi danno come lettore? Quando acquisto un libro, la prima cosa che faccio è vedere chi è l’editore perché l’editore deve garantirmi la qualità dell’opera. Libri di alcuni editori non li acquisterei mai. Questi editori rovinano la piccola editoria che invece è la forza della cultura italiana. La piccola editoria, quella vera, dà voce ad autori emergenti validissimi, dà spazio a storie e temi che difficilmente la grande editoria prende in considerazione: questo è ciò che mi piace…
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Si sta perdendo il senso della cultura che dovrebbe contribuire ad edificare l’uomo ponendolo di fronte alle questioni più urgenti del proprio cuore, alle domande più profonde del proprio intimo. Oggi, invece, il termine cultura racchiude di tutto.
Per quanto riguardo ciò che mi piace posso dire che ci sono ancora persone che lottano, che si danno da fare affinché le questioni vere non passino in secondo piano, evitando così che si lasci il posto ai falsi miti.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Con tanta fatica! Non si fa nulla di buono senza sacrifici. Ci sono stati vari passaggi. Innanzitutto la passione per la scrittura, come dicevo, poi un’esperienza significativa che valeva la pena di raccontare ed infine alcune circostanze che mi hanno permesso di trovare del tempo per scrivere. Quando ho terminato il lavoro ho inviato il dattiloscritto a diversi editori. Ho atteso con pazienza. Alcuni mi hanno risposto chiedendomi di contribuire alla stampa con cifre astronomiche. Poi un giorno mi contatta, finalmente, un editore serio ed onesto: Gianluca Ferrara di Edizioni Creativa.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) “Non ci resta che piangere” con Troisi e Benigni: un capolavoro della risata.
D) Musica: la canzone del cuore?
R) “Nuotando nell’aria” dei Marlene Kuntz: “il cuore domanda cos’è che manca perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.”. C’è sempre qualcosa che manca: il cuore dell’uomo è fatto per l’infinito.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No! Ho letto qualche libro al riguardo e credo che sia stata una lettura utile.
D) Ritiene siano utili?
R) Non saprei, ma dato che i libri che ho letto mi sono serviti credo di sì. In ogni caso occorre talento e quello non si può insegnare.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) La semplicità: dire cose profonde con un linguaggio semplice, comprensibile a tutti, senza però togliere nulla al messaggio che si vuole dare.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo quando ho tempo. La prima scrittura avviene nel pensiero, camminando, andando in bicicletta, osservando le persone e ciò che mi circonda, ascoltando una canzone, leggendo un libro. In queste occasioni nasce sempre un’intuizione che poi riporto sul pc e da questa intuizione iniziale, come se fosse la falla di una diga, improvvisamente arriva un fiume in piena. A distanza di tempo, passata la piena, si ritorna sul posto e si rimette tutto in ordine.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) Non è stata un’idea, piuttosto un’esigenza di raccontare l’esperienza che ho fatto. Da anni seguo adolescenti come educatore di Azione Cattolica. Nel 2006, con un gruppo di ragazzi è nata un’amicizia unica che ci ha permesso di condividere le nostre vite. Questa esperienza ci ha aiutato a guardare la vita in modo diverso. Prendevo appunti sottoforma di diario. Un giorno ho iniziato a fare una trasposizione dalla forma di diario alla forma romanzata. Le mie intenzioni iniziali non erano quelle di pubblicarlo, ma alla fine è arrivata anche la pubblicazione.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Raccontare significa comunicare un’esperienza. Le parole scritte però non bastano: occorre che il lettore a sua volta ne faccia esperienza.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Preferisco scrivere racconti e leggere romanzi… Purtroppo un libro di racconti ha meno considerazione di un romanzo e finché non scrivi un romanzo difficilmente qualcuno ti prende in considerazione. In realtà, nella letteratura, ci sono racconti che valgono più di tanti romanzi. Ad esempio i racconti di Carver andrebbero letti da tutti gli appassionati di letteratura.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il racconto ha alla base una grande idea che non permette divagazioni. Il romanzo è fatto di tante idee deboli che vanno sapientemente intrecciate tra loro.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Il mio primo romanzo ed anche la mia più recente pubblicazione si intitola “La luce nei tuoi occhi”. Ho voluto descrivere la Luce di Dio nelle persone eccezionali che ho incontrato nella mia vita. Nel romanzo parlo di luminescenza perché rappresenta bene la metafora. Infatti, la luminescenza in chimica è la proprietà di determinati corpi di assorbire luce da una fonte di luce esterna. Una volta assorbita la riemettono come se fosse luce propria. Se però si allontanano dalla sorgente iniziale di luce, dopo un po’, perdono la capacità di emanare luce e per riassorbire nuova luce devono riavvicinarsi alla sorgente. Ecco! L’uomo non ama di amore suo, ma è un amore che gli viene donato e se si allontana da Dio prima o poi non sarà più capace di amare. L’uomo per amare ha bisogno di ricevere amore da Dio e per riceverlo deve accoglierlo, deve stargli vicino. Non dobbiamo sforzarci di amare perché non si tratta di un impegno morale o intellettuale, ma dobbiamo semplicemente stare vicino alla fonte dell’amore che è Dio: il resto viene da sé.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Se considero i due anni in cui ho preso gli appunti ci ho impiegato tre anni e mezzo. Per tirare giù la prima versione del romanzo ho dovuto lavorare un paio di mesi. La parte dura è stata la revisione del testo.
D) Ha vinto premi letterari?
R) No! Anche se ho partecipato con qualche racconto, ma solo un paio di volte.
D) Crede nei premi letterari?
R) Se sono seri, è sempre un’esperienza. In ogni circostanza si cammina facendo un passo alla volta e vincere un concorso è un piccolo passo.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Per ora non ho progetti. Scrivo per raccontare esperienze, nel senso spiegato prima… quindi dipende da ciò che la vita mi riserverà in futuro.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 5 giugno 2010
Un commento
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Bravo, ti stimo perchè da quello che ho inteso, sei riuscito a parlare di Dio nel tuo lavoro… Nel mio libro ( le cascine di adele) mi sono trovata davanti a quest’argomento tante volte ma non sono riuscita a dargli una voce e un punto di vista… Anche il più personale possibile… Andavo a incontro a questioni come “esperienza” “infinito” “fiducia” e non ho avuto il coraggio di buttarmici dentro.. Certo don Giussani ci prova a proporre un metodo… Ma il suo linguaggio è il più complesso di tutti!!!!!