Intervista ad Alessio Follieri

Intervista allo scrittore Alessio Follieri

 

Intervista (13/04/2009)

 

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Scrivo da quando avevo diciotto anni, avevo effettuato delle ricerche e grazie allo stimolo di persone molto importanti per me, mi sono orientato a pubblicare degli articoli che negli anni successivi ho pubblicato in alcuni quotidiani e mensili specialistici, per me l’intento più profondo è stato quello di comunicare un qualcosa di nuovo.

 

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Per motivi di lavoro, il diploma è stato l’ultimo titolo di studio conseguito, ma poi l’attività seguente è stata quella più entusiasmante, ho iniziato uno studio solitario della filosofia, della scienza, questioni che ho avuto modo di approfondire in tutta la mia attività divulgativa anche con ricercatori di livello.

 

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Lo stimolo principale è sempre stato quello di comunicare un qualcosa di nuovo e diverso, ossia cercando di alzare il velo sui misteri più profondi riguardo l’esistenza della vita in questo mondo, per questo motivo l’orientamento iniziale è stato la saggistica.

 

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Per me significa molto, è lo strumento principale con il quale ho la possibilità di far conoscere le mie idee, ma non solo anche di creare uno stimolo di condivisione e spesso con la critica anche di crescita. Se dovrei riassumerlo brevemente è per comunicare delle questioni fondamentali della nostra esistenza, della vita e dell’evoluzione dell’universo, secondo me in tali aspetti c’è molto di più di quanto comunichiamo attraverso una  cultura standard e specialistica molte volte finalizzata solo a se stessa, bisogna aprirsi ad un qualcosa di nuovo.

 

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Ho letto molto, anzi moltissimo e se debbo essere sincero ogni libro mi ha colpito anche quelli che potrei dire non mi sono piaciuti molto, forse perché mi pongo sempre nei panni dell’autore anche quando sono un lettore e credo che in ogni forma è quella comunicazione di base, di una parte di se che rende il fascino della scrittura molto profondo. Per questo non riesco a stabilire fra i molti libri letti uno in particolare che per me rappresenti un qualcosa di speciale nel vero senso del termine.

 

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) I libri commerciali pubblicati negli ultimi anni che riguardano argomenti o personaggi televisivi, concepiti esclusivamente per un discorso di vendita senza contenuto, è deprimente.

 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) Non ho una preferenza specifica.

 

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Idem

 

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Sinceramente non ho legami profondi nell’essere di un posto piuttosto di un altro, ma sono certo del fatto che adoro l’Italia, lo ritengo veramente un posto speciale dove ogni parte ha la sua caratteristica essenziale per essere speciale, mi dispiace per tutti quei luoghi particolarmente degradati, ma che potrebbero essere meravigliosi, ma nell’insieme l’Italia è un posto troppo bello per essere vero il problema è che noi che ci viviamo l’apprezziamo troppo poco.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) La situazione attuale dell’editoria italiana è molto critica, non risponde affatto alla situazione reale, perché a livello di scrittura ci sono un infinità di persone che scrivono, io ad esempio ho letto molti scritti di persone che fanno tutt’altro mestiere e li tengono chiusi nel loro cassetto, da poesie a narrativa o persino saggistica, molti sono bellissimi, c’è una grande esigenza di scrivere, ma dall’altra parte c’è un mondo editoriale che non valuta più i contenuti, a livello imprenditoriale c’è  molto da migliorare, c’è un abisso che divide i pochi grandi editori da tutti gli altri, è che si da pochissimo spazio generale alle nuove idee, alla voglia di comunicare a dare l’importanza al libro nel suo aspetto fondamentale e soprattutto c’è pochissima spinta ai giovani, credo che i giovani hanno molte cose da poter comunicare in aree molto diverse, ma come sappiamo da questo punto di vista il nostro paese porta avanti solo nomi consolidati e concetti culturali ormai superati.

 

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Purtroppo mi dispiace essere critico ma è così, la cultura italiana è troppo standard, statica e tradizionalista, abbiamo forse la più grande storia letteraria, artistica e monumentale del mondo, senza alcun dubbio, ma l’innovazione dev’essere di pari passo alla tradizione, bisogna dare spazio ad altri temi, bisogna parlare di cose nuove e purtroppo i mass media fanno il resto, in essi di cultura non c’è quasi nulla, pochi o nessuno è in grado di lanciare nuovi panorami culturali, nessuno collabora per amplificare l’interesse verso il nuovo, tutto è statico.

 

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Ho scritto il mio primo libro a diciotto anni entrando in un mondo per me sconosciuto, pubblicavo già articoli e dopo dei premi letterari vinti sono arrivato a pubblicare con un piccolo editore sono nel 2004, più i cinque anni dopo, poi da lì c’è stata una crescita costante della mia attività di scrittura, ma l’inizio è stato difficilissimo erano più gli aspetti che mi dicevano di lasciar perdere che quelli che invece ti favorivano ad andare avanti, ma comunque la caparbietà per uno scrittore è la prima regola specialmente in un panorama culturale come il nostro.

 

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Ce ne sono più di uno, E.T. l’extraterrestre, Incontri Ravvicinato del Terzo Tipo, ambedue di Spielberg, poi c’è Beautiful Mind e Il miglio verde.

 

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Non ne ho una in particolare, me ne piacciono parecchie, dai Pink Floyd (particolarmente per i suoni), agli U2 e ultimamente mi piace tantissimo Giovanni Allevi è bravissimo.

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