Intervista ad Antonella Senese
Intervista alla scrittrice Antonella Senese
Nome: Antonella
Cognome: Senese
Regione di residenza: Lazio
Email: senese.a@libero.it
Intervista (07/2010)
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) Scrivo praticamente da quando ho imparato a farlo. Ho cominciato quando frequentavo le scuole medie, partecipando a concorsi di poesia, la mia prima grande passione. Partecipo tutt’ora a concorsi letterari e devo dire che ogni tanto riesco a trarne qualche soddisfazione. Poi ho provato a cimentarmi con la narrativa ed è nato il mio primo romanzo.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Sono laureata in lingue e letterature straniere per la comunicazione multimediale e sto continuando a studiare tutt’ora perché penso sia importante mantenere sempre la mente allenata. Frequento un master in editoria e traduzione letteraria e mi ritengo molto soddisfatta del mio percorso fino a qui.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Ho iniziato quando ho sentito il bisogno di trovare una via di fuga dalla realtà, un modo per esprimere quello che sono; essendo una persona molto riservata faccio un po’ fatica ad aprirmi totalmente con le persone ma quando scrivo, sento che le parole vengono fuori spontaneamente e questo mi fa stare bene con me stessa.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Scrivere equivale a vivere, nel senso che senza la mia penna non sarei la stessa persona, mi sentirei vuota e senza uno scopo preciso da raggiungere. Non posso farne a meno.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Adoro la letteratura, soprattutto quella inglese di Jane Austen, quindi Orgoglio e Pregiudizio è uno dei miei favoriti, ma ho amato molto Grandi Speranze di Dickens e Gente di Dublino di Joyce, ma Cent’anni di solitudine di Marquez è in assoluto il più bello che abbia mai letto.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Sinceramente non leggo mai i classici Best Seller dei soliti noti, non per pregiudizio, ma perché preferisco scovare libri di nicchia o grandi opere del passato. Non amo i libri sulla politica, ne sentiamo parlare già abbastanza.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) L’amore ai tempi del colera di Marquez letto un paio d’anni fa è l’ultimo libro che mi ha davvero appassionata.
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) La Solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, forse perché avevo troppe aspettative e sono rimasta un po’ delusa nel finale della storia, mi aspettavo un epilogo meno lasciato al caso.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Sono campana di origini, di Napoli, ma sono fuggita dalla mia città appena compiuti 18 anni. Mi stava stretta, troppo limitativa in ogni campo.Negli anni ho girato talmente tanto sia in Italia che all’estero che mi è difficile sentirmi legata a un luogo. Ho vissuto per due anni in Irlanda e devo dire che la porto sempre nel mio cuore: forse tanto da considerarla la mia terra. Ora vivo a Roma, dove non sono ancora riuscita ad ambientarmi e spero di scappare tutti i giorni, sognando di ritornare in Irlanda dove stabilirmi finalmente.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) E’ difficile farsi strada nell’editoria italiana, dove ad essere sincera si pubblicano solo i soliti nomi che fanno vendere solo perché sono loro. Per i giovani emergenti c’è poco spazio e troppo scetticismo, spesso non accettano neanche di visionare il tuo manoscritto solo perché non sei nessuno.E’ pur vero che un po’ tutti s’improvvisano scrittori, ma da parte dell’editoria non c’è la volontà di sperimentare e di rischiare e spesso si perdono qualcosa di valido. L’unica cosa importante è vendere a tutti i costi e magari vengono pubblicati invece titoli poco degni di essere in commercio, ma scritti da “personaggi di moda”. In compenso sta prendendo piede il fenomeno della piccola editoria e dell’editoria indipendente che magari non riesce ad emergere in promozione come le grandi case editrici, ma che almeno ascolta chi come me cerca di costruirsi una strada dal nulla.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Il panorama culturale nel nostro Paese è fermo e inabissato. Non esiste l’educazione alla cultura in ogni campo: letterario, politico, cinematografico, musicale…Sembra tutto un po’ aleatorio, buttato via. Siamo un popolo un po’ troppo superficiale, non ci soffermiamo sui dettagli e lasciamo che le cose vadano da sole, ma vanno verso il nulla senza una guida e senza un interesse vero. Tutto parte dalla scuola che non fornisce gli strumenti necessari per emergere e coltivare i propri interessi, per non parlare del panorama universitario, dove tutti si iscrivono e restano parcheggiati nelle facoltà per anni senza uno scopo, senza un progetto futuro, ma solo per rallentare il processo di crescita. Per chi invece è realmente interessato ad andare avanti c’è poca scelta e poche possibilità di emergere tanto da essere costretto ad espatriare per potersi realizzare. Se poi si è una donna, tutto diventa ancora più complicato. Se devo essere sincera non mi piace proprio nulla e non vedo un miglioramento all’orizzonte.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Sono sempre stata un po’ gelosa dei miei scritti, forse più per timore di espormi che per possessività. Ho nascosto il mio libro nel cassetto per circa un anno, poi un giorno ho aperto quel cassetto e l’ho guardato e mi sono detta : perché no? Ho cominciato ad inviarlo ad alcune case editrici, qualcuna mi ha risposto, qualcun’altra no. Ho scelto direttamente di rivolgermi alle case editrici indipendenti, perché credo nel loro impegno e rispetto molto il lavoro che fanno sugli emergenti. Ho esaminato le proposte e ho scelto quella che mi sembrava più sincera e dopo pochi mesi è nato il mio romanzo.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Love Actually
D) Musica: la canzone del cuore?
R) Somewhere only we know dei Keane e Cannonball di Damien Rice, non so scegliere tra le due.
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No mai.
D) Ritiene siano utili?
R) Non saprei, spesso questi corsi posso essere d’aiuto, altre volte invece possono avere un effetto inibitorio sulla scrittura di un autore che rischia di perdere la propria spontaneità per seguire delle regole teoriche ben precise. La creatività non si insegna.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) A volte si rischia di scrivere troppo a ruota libera e di lasciarsi trasportare dalle emozioni del momento dimenticando di seguire un filo logico preciso. Bisogna imporsi una sorta di schema prima di scrivere, bisogna tenere bene a mente dove si vuole arrivare.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo sempre di notte, quando sono sola nel silenzio della mia casa. Utilizzo il computer, ma tengo sempre a portata di mano un block notes e una penna durante il giorno, per appuntare eventuali idee. Quando mi siedo al pc ho sempre con me una tazza di caffè all’americana o un thè che adoro sorseggiare mentre scrivo.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) L’idea è partita con la creazione dei due personaggi e da una storia che non ho vissuto personalmente sulla mia pelle, ma che ho visto da vicino. Appena capito dove volevo andare, mi sono seduta e ho cominciato a scrivere e riscrivere, ci ho messo diversi mesi per mettere insieme i “pezzi”.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Raccontare vuol dire comunicare, in questo caso far sapere al lettore che una storia come quella che ho narrato può accadere in qualsiasi momento nella vita di un individuo. Devo dire che una volta creati i personaggi, la storia si è snodata davanti ai miei occhi molto spontaneamente.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Preferisco scrivere, raccontare quello che sento in quel momento, che sia un romanzo o un racconto questo riesco a capirlo con lo svolgimento della storia.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il romanzo è molto più articolato e complesso, dove hai tante pagine a disposizione per descrivere emozioni e situazioni. Il racconto è estemporaneo e deve arrivare subito al punto cardine della storia, deve essere breve ma intenso allo stesso modo.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Il titolo è estrapolato da una frase del romanzo stesso e rappresenta l’essenza del suo significato, cioè il momento in cui i due protagonisti capiscono di appartenere l’uno all’altra.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Ho cominciato a scrivere i primi capitoli, poi mi sonofermata per un paio di mesi per raccogliere le idee. In tutto direi sette, otto mesi di lavorazione.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Si ma concorrendo con le mie poesie, un’altra mia grande passione.
D) Crede nei premi letterari?
R) Si certo, altrimenti non vi avrei partecipato. Il concorso può essere una prova, un’esperienza formativa soprattutto se si è giovani e ancora poco esperti.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Si, sto terminando il mio secondo romanzo, ma ci vorrà ancora un po’ perché venga alla luce.
Questo articolo è stato scritto da Antonella Senese il 2 agosto 2010
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