Intervista ad Antonio De Cristofaro

Intervista allo scrittore Antonio De Cristofaro

Nome: Antonio
Cognome: De Cristofaro
Regione di residenza: Lombardia
Email: decristofaroa@libero.it

Intervista

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Ho sempre avuto la passione dello scrivere ma per motivi vari ho sempre cestinato ciò che scrivevo fino all’anno 2007, quando una dolorosa vicenda personale mi ha portato a scrivere il racconto che ho scritto per una promessa fatta a me stessa prima che alla persona a cui è stato dedicato.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R) Mi sono diplomato in Ragioneria a S.Maria C.V. in provincia di Caserta, poi ho frequentato l’I.U.O. di Napoli dove mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne indirizzo europeo, con specializzazione in Inglese e Francese.

D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?

R) Ho iniziato da fin da giovane, scrivevo poesie d’amore, per lo più indirizzate alle ragazze di cui mi innamoravo.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Per me scrivere significa esprimere me stesso, dare forma alla visione del mondo, delle cose e delle persone con cui sono venuto a contatto.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Non ne ho uno in particolare, ma credo che quello che mi è rimasto dentro è :”La divina Commedia” di Dante Alighieri, anche se non mi professo un profondo conoscitore di questa opera inarrivabile. Poi leggo di tutto, sono un lettore onnivoro, se mi si passa la parola.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) Non mi piacciono i libri dell’orrore ne quelli di pura fantascienza, mi attirano invece quelli dove c’è un fondo scientifico veritiero o quanto meno futuribile.

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?

R) “La montagna incantata” Di Thomas Mann.

D) E quello che meno le è piaciuto?

R) “Baudolino” di Umberto Eco.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) E’ un rapporto di amore e di odio, sono molto legato alle mie radici familiari e culturali, sono originario della Campania, una volta al tempo dei romani veniva etichettata come.”Campania Felix!”, ora vivo da 25 anni in Lombardia, però sento fortemente il richiamo della mia terra, pur considerando e stimando molto la terra che mi ha permesso di vivere libero di esprimere me stesso, senza dovermi assoggettare alla triste piaga del servilismo politico che ancora perdura nella mia amata terra.

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Quello che non mi piace è presto detto, ho sperimentato e sto ancora sperimentando che per pubblicare qualcosa in Italia di valido o di non valido letterariamente devi essere conosciuto, oppure figlio di, nipote di, amico di, insomma se non hai appoggi non pubblichi almeno di non pagare di tasca tua, ed lì che si annidano la miriadi di piccoli editori, che sopravvivono o lucrano, non saprei dire, sfruttando la vanità della maggior parte del vasto gruppo di supposti scrittori.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Non ho un’opinione precisa sull’argomento, perciò preferisco non addentrarmi in questo delicato argomento.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Per caso, attraverso un concorso letterario bandito dalla casa editrice che poi ha pubblicato il mio primo racconto.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Ce ne sono diversi, da “Novecento” di Bernardo Bertolucci, a “C’era una volta l’America”, a “Quarto Potere”, ed altri.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) “Silence” di Simon e Gurfankel

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No.

D) Ritiene siano utili?

R) Non saprei, dovrei provare.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Far vivere i personaggi di vita propria, renderli credibili ed interessanti.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Scrivo prima su carta, con la biro, poi passo al computer quello che ho scritto modificando quasi sempre quello che ho scritto alla prima stesura.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R) Leggendo ed appassionandomi alla figura della eroina che ho cercato di far rivivere secondo la mia visione.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) mettere in gioco la mia fantasia, la mia capacità di raccontare qualcosa sfruttando tutta la mia esperienza di vita vissuta e sognata oserei dire.

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Per me è indifferente.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Il racconto è un condensato di storie, il pathos è presto raggiunto, la storia si consuma brevemente ma appassionatamente, a volte lascia la sensazione di qualcosa di incompiuto. Il romanzo ha un respiro più ampio, i personaggi sono meglio definiti, la trama è più ricca e complessa e perciò stesso è più difficile per l’autore essere credibile in tutta la sua ampiezza, non è facile tenere sotto controllo tutte possibili variabili, è molto più complicato mantenere un accettabile livello di autencità.

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Ho semplicemente dato il nome della protagonista al romanzo.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Circa due anni.

D) Ha vinto premi letterari?

R) Si, ma non in denaro.

D) Crede nei premi letterari?

R) Se sono seri possono servire come vetrina per autori sconosciuti.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Si.

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