Intervista ad Attilio Cinquegrani
Intervista allo scrittore Attilio Cinquegrani
Nome: Attilio
Cognome: Cinquegrani
Regione di residenza: Veneto
Email: ocamartina@hotmail.com
Intervista del 14 gennaio 2010
D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) La scrittura è un hobby che ho coltivato sempre, seppure in maniera altalenante, trascurando di dedicarvi tempo per degli anni e riscoprendo all’improvviso una passione travolgente. Sono sempre stato considerato dagli altri (amici, insegnanti, colleghi) un bravo scrittore; ciò mi ha portato a pensare che se davvero, come ho sempre creduto, ciascuno di noi ha qualcosa che sa fare meglio della maggior parte delle persone, nel mio caso questo “qualcosa” era scrivere. Ora che ho pubblicato il mio primo romanzo, spero che le sorti dello stesso non deludano questa mia piccola presunzione.
D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Dopo aver frequentato il liceo classico, mi sono laureato in giurisprudenza presso l’Università di Ferrara, con una tesi in Diritto Romano.
D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
R) Ho iniziato a scrivere con una certa regolarità all’età di 14 o 15 anni, ma il primo romanzetto giunto a conclusione l’ho composto intorno ai 18 anni. E’ ancora nel mio cassetto ed aspetta di essere integralmente riscritto e trasformato in un racconto più maturo. Le ragioni sono quelle di tutti coloro che scelgono di dedicare il loro tempo libero alla scrittura: una sorta di bisogno incontenibile. Il sogno di firmare autografi ad una folla in delirio, comunque, ha giocato la sua parte.
D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) E’ la fonte primaria di autostima. Oltre a questo, l’impegno di rendere comprensibili i miei pensieri per un ipotetico lettore, fa sì che questi si chiariscano anche a me: scrivere mi aiuta a pensare meglio.
D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcia Marquez, “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “Pastorale americana” di Philiph Roth, “Don Chisciotte” di Cervantes, “Diceria dell’untore” di Gesualdo Bufalino”, “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz.
D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Ci sono alcuni autori italiani di grandissimo successo che trovo insopportabili ma, non avendoli letti, potrei sbagliarmi clamorosamente.
D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) “Pastorale americana” di Philiph Roth
D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Ho provato con un paio di libri di Pamuk. Non ce l’ho fatta.
D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) Io sono nato a Treviso, ma sono figlio di meridionali. Mi sento più legato affettivamente alla Sicilia che al Veneto, ma non ho mai vissuto nell’isola. E sono consapevole del fatto che difficilmente potrei adattarmi a vivere laggiù. Amo la mia terra, ma fatico a considerarla pienamente mia. Temo di non avere, effettivamente, una mia terra. Il tema del rapporto con le proprie radici è presente nei miei scritti.
D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Sarebbe scontato rispondere che non mi piace il poco spazio dato agli autori emergenti, ma quando vado in libreria solitamente scelgo le opere di scrittori famosi. Noi esordienti siamo molto bravi a criticare chi fa esattamente ciò che facciamo noi nella veste di lettori.
D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) Chi come me vive in una piccola cittadina, soffre talvolta per la limitatezza dell’offerta culturale. Ciò nonostante, credo che il livello di questa offerta sia comunque soddisfacente per le aspettative dell’utente medio.
D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Ho pensato per decenni che la pubblicazione di un libro fosse una cosa impossibile, che quello dell’editoria fosse un mondo chiuso ed inaccessibile, che si trattasse di un privilegio riservato a pochi eletti. Poi ho scritto un romanzo, l’ho inviato ad una sola casa editrice che l’ha immediatamente pubblicato.
D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R) Credo “Blade runner”
D) Musica: la canzone del cuore?
R) “C’è tempo” di Ivano Fossati
approfondimento NARRATIVA
D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) No
D) Ritiene siano utili?
R) Non lo so. Ho pensato di frequentarne nel passato, ma temo che possano cancellare qualcosa di mio che potrei rimpiangere.
D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Creare una storia senza pensare che altri la leggeranno, scriverla pensando che altri dovranno leggerla.
D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Scrivo direttamente al computer, anche se ho sempre con me una piccola agenda perché le buone idee possono raggiungermi ovunque mi trovi. Scrivo in qualunque momento mi sia possibile (la sera o la domenica). Non credo nei riti: riporto su carta il mio pensiero. Se il pensiero è chiaro lo sarà anche lo scritto, indipendentemente dai rituali.
D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) E’ nato prima il desiderio di scrivere un libro, per qualche giorno ho architettato la trama e poi l’ho progressivamente sepolta sotto la narrazione di tutto ciò che ho imparato negli ultimi 37 anni.
D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) Condividere con gli altri ciò che mi dà piacere.
D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) Decisamente con il romanzo: ritengo il racconto più complesso, forse non sono pronto.
D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Sono due differenti forme espressive, convenzionalmente diversificate dall’estensione che le caratterizza. Qualsiasi altra definizione mi pare artificiosa e contestabile.
D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Non è stato facile. Ho provato e riprovato a trovarne uno, ma non ero mai convinto. Rileggendo più volte il manoscritto, alla fine è emerso spontaneamente.
D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Un paio di anni.
D) Ha vinto premi letterari?
R) Non ho ancora partecipato a nulla.
D) Crede nei premi letterari?
R) Temo che non crederci significherebbe giustificare a priori i miei possibili insuccessi. Se pensassi che l’editoria e tutto ciò che la circonda non sia credibile, non sarei dovuto entrare in questo mondo. E poi io ho pubblicato senza avere amicizie e senza pagare nulla.
Ha altri progetti in cantiere?
R) Una montagna.
Questo articolo è stato scritto da Redazione il 18 gennaio 2010
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