D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
R) La mia è una passione antica;  nata da bambina, coltivata nel periodo dell’adolescenza e poi messa da parte per lasciare il posto ad altre priorità. L’apertura di un blog nel 2007 mi ha permesso gradualmente di riprovarci, stimolata anche dagli apprezzamenti dei miei amici virtuali. Ho poi pensato di partecipare ad alcuni concorsi letterari , un po’ per provare a sperimentare nuovi approcci scrittori ma anche, forse, per chiedere qualche conferma, per mettermi alla prova. E’ andata bene e  a questo punto ho pensato di continuare per questa strada …

D) Qual è stato il suo percorso di studi?
R) Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere nel 1987 con una tesi di letteratura inglese su Thomas Hardy. All’epoca si parlava di analisi testuale. A me sembrava una cosa meravigliosa sviscerare e analizzare nel profondo un autore come il mio che ho amato tantissimo. Anche se in realtà il primo esame dato all’università è stato quello di Filosofia. Ho poi alle spalle un tipo di preparazione indirizzo pedagogico-didattico che ha segnato i miei primi passi nel mondo del lavoro nella scuola primaria. Esperienze di studio e di lavoro all’estero hanno completato la mia formazione. Vivere in altri paesi ti apre la mente e ti fa vedere le cose certamente in una prospettiva privilegiata. Un percorso sui generis, variegato, come del resto le letture che mi concedo: anche in questo mi piace leggere di tutto,  senza remore o pregiudizi.

D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?
R) A otto anni, un romanzo su un vecchio diario scolastico. Si intitolava “La fanciulla del West”. A lieto fine, chiaramente.  In tempi più recenti, invece, il mio primo racconto breve ufficiale è certamente ‘Il volo dell’aquilone’, arrivato in finale al XII Concorso Letterario bandito dalla biblioteca di Poggio dei Pini di Capoterra (CA) nel 2008. Da bambina scrivevo per raccontare; oggi credo di farlo per lo stesso motivo, soltanto con una consapevolezza maggiore, più sottile: quella di vedere riflessa nel lettore la tua stessa sensibilità. Quando ciò accade per uno scrittore è il riconoscimento migliore a cui si possa aspirare

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
R) Una volta avrei le risposto parlando dell’effetto terapeutico della scrittura; adesso  aggiungo che scrivere è anche un atto di passione, di puro divertimento

D) Quali sono i suoi libri del cuore?
R) Domanda difficile …Tutti i libri della Austen. “Via dalla pazza folla” di Hardy. “Quel che resta del giorno” di Ishiguro. Ma anche i libri di Brunella Gasperini, “Tutti i nostri ieri” della Ginzburg e molti altri ancora …

D) E quelli che non leggerebbe mai?
R) Ho già detto che mi piace sperimentare e quindi provo comunque a leggere di tutto; se, tuttavia, capita che io abbandoni la lettura di un libro non me ne faccio una colpa: la lettura è un piacere e tale deve rimanere

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) “La ragazza con l’orecchino di perla” della Chevalier

D) E quello che meno le è piaciuto?
R) Devo proprio dirlo?

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
R) L’Abruzzo mi ha adottata a pieno titolo ed è qui che ho scelto di far nascere i miei due figli e di stabilirmi. Tralasciando il periodo dei miei studi, condotti qui a Pescara,  vi abito da 23 anni. Continuo a mantenere un filo sottile ma robusto con la Puglia, mia regione di origine, in cui vivono i miei genitori. Nei miei racconti, infine, per par condicio do voce a entrambe. In fondo, la Lucia di oggi è il prodotto finale di un mix bilanciato dell’una e dell’altra realtà

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
R) Credo sia interessante notare oggi molta più attenzione, da parte delle case editrici, verso gli autori esordienti. E ovviamente sto parlando di editoria non a pagamentoe di editori lungimiranti. Ciò determina un’offerta a volte sovrabbondante, ma in questi casi melius abundare quam deficere, non trova?

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
R) La frattura che talvolta si viene a creare tra creatori di cultura e fruitori. Un prodotto culturale dovrebbe davvero essere alla portata di tutti ma questo non sempre accade. E’ probabile che sia questione di educazione insufficiente in tal senso, certamente. Ed è un pensiero  terribile; in fondo, come un conosciuto slogan recita, “Sapere è Libertà”, sempre

D) Come è arrivata alla pubblicazione del suo lavoro?
R) Con un’opera certosina di ricerca della casa editrice ideale. In questo ero piuttosto determinata a non incappare, per il mio primo lavoro “serio”, nell’editoria a pagamento

D) Cinema: qual è il suo film preferito?
R)  “Camera con vista “ di James Ivory di qualche anno fa e, più di recente, “Il discorso del re” di Hooper. Sono, infine, un’ammiratrice fedele di Ozpetek

D) Musica: la canzone del cuore?
R) “Fotografie”, di Claudio Baglioni, pur non essendo una sua fan. Per una serie di ragioni troppo lunghe da spiegare

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
R) Non ne ho mai avuto la possibilità ma mi avrebbe fatto piacere farlo, tempo permettendo.

D) Ritiene siano utili?
R) Parlandone in termini teorici, potrebbero certamente aiutare a migliorare uno stile narrativo ancora allo stato embrionale

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
R) Più che buttare giù un canovaccio di una storia, il lavoro di labor limae, di editing, che lo segue. Rendere, cioè, comprensibili al lettore le tue idee, ciò che vuoi trasmettere agli altri. Spesso ciò non accade; l’autore, cioè, crede di averlo fatto anche se poi in effetti non è così. Un’opera letteraria deve essere a mio avviso fruibile per tutti, con pochi chiaroscuri. Suggerire, certamente, ma farlo con chiarezza d’intenti

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
R) Decisamente al pc: è più comodo e mi dà la possibilità di ordinare le idee meglio che su un foglio di carta. Di giorno a mente fresca e sicuramente in solitudine, aiuta a concentrare maggiormente a far fluire con maggior facilità il pensiero

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
R) “Succo di melagrana” nasce dall’idea di parlare in concreto e con positività di storie di donne. Credo che oggi ce ne sia un gran bisogno, a volte in uomini e donne si percepisce chiaramente una gran confusione circa i  ruoli da  assumere da parte di entrambi nella quotidianità più spicciola. Nel nostro Pese sopravvive ancora una certa predisposizione a incapsularsi in ruoli ben definiti, incernierati; non è così che dovrebbe essere, in una società che si possa definire realmente democratica e paritaria

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
R) E’ come incamminarsi per un sentiero che potrebbe portarti alla fine da tutt’altra parte. Sai che raggiungerai comunque la meta che ti sei prefissata ma non sei in grado di calcolare la tempistica che ti servirà per farlo né stabilire con precisione i luoghi che visiterai

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
R) A differenza di molti che considerano il racconto una forma narrativa minore io credo, invece, che possegga per il lettore una fruibilità maggiore, più immediata. Dal punto di vista tecnico, con il racconto non puoi rischiare di far cilecca, devi comunque provare a dare forma a una storia compiuta in un arco di tempo ben preciso. Nel romanzo, invece, puoi permetterti di giocare al recupero senza correre eccessivi   rischi: per quello che non hai saputo delineare con decisione sino ad ora c’è sempre tempo di farlo in seguito, nel prosieguo della storia

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
R) Il racconto è come la scena di un film: intenso, coinvolgente, una scheggia  di esistenza. Il romanzo è il film. Ci sono scene di film che non si dimenticano e film che vorremmo non avere mai visto

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
R) Il titolo “Succo di melagrana” si ispira al titolo della poesie  che costituisce il prologo dell’intera silloge. E’ una specie di anteprima che anticipa al lettore la sensibilità dell’autrice del libro

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
R) Se contiamo dalla stesura del primo dei sei racconti, tre anni. In realtà  le sei storie sono state elaborate in periodi diversi della mia vita ma è come se tutte fossero un tassello di quello che è il puzzle della mia avventura scrittoria

D) Ha vinto premi letterari?
R) Il secondo posto alla IX edizione del premio letterario Anna Vertua Gentile nel maggio del 2011;  per il resto sono stata segnalata o finalista in svariati premi letterari. Se, tuttavia, chiede al mio editore se ciò ha influito sulla sua decisione di pubblicarmi, le risponderà di no

D) Crede nei premi letterari?
R)  Ce ne sono di molto validi e di estremamente inconsistenti; personalmente diffido di quei concorsi letterari che chiedono, in cambio della partecipazione, l’esborso di onerose “tasse di lettura” o “spese di segreteria” non bene identificate e chiaramente a fondo perduto

Ha altri progetti in cantiere?
R) Un progetto importante che sto portando avanti pian piano. La fretta di terminare a volte può consigliarci davvero male. E poi non dimentichi che la scrittura per me al momento è un passatempo felicissimo, nella mia vita accanto ad altre cose altrettanto meritorie e importanti  

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *