Nome: GIORGIO ALFONSO

Cognome: BONFATTI
Regione di residenza: Calabria
Email: bonfatti.giorgio.alfonso@gmail.com

Intervista allo scrittore Giorgio Alfonso

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura

R) Bonfatti  Giorgio  Alfonso, 13/11/1952, genovese, sposato con prole, vivo oggi in Calabria, Gioia Tauro.

Vissuto  all’estero, parlo inglese e spagnolo.

Spirito indomito e avventuroso, mi porta fin da giovane a imbarcare con la qualifica di Ufficiale Elettricista su petroliere e navi da carico, sperimentando la navigazione di lungo corso.

Giro senza meta il mondo per anni, concludendo l’ attività di sailor man a causa di un naufragio presso le Isole Vergini, le “Paradise Islans”, Mar dei Caraibi, dove vivrò per circa due anni e in procinto di sposarmi con una creola.

Nutro un amore sviscerato per i motori e le gare, partecipando a rally nazionali sia come pilota che co-pilota.

Non pago, mi dedico alla vecchia passione, l’enduro, correndo in motorally per diverso tempo, smettendo a causa di un gravissimo incidente.

Sempre nell’amore dell’estremismo, pratico discese in rafting, ascensioni su ferrate dolomitiche, speleologia, immersioni sub con esplorazione di relitti e foto sub macro.

Attualmente collaboro in Mercedes Benz come Consulente/Responsabile alle Vendite Autovetture  Nuovo & Usato e Veicoli Commerciali Leggeri e loro allestimento.

D) Qual è stato il suo percorso di studi?

R)Elementari e Medie presso”Istituto Arecco” di Genova, una delle migliori scuole private del genovesato, retto da Padri Gesuiti. Già allora il mio insegnate di lettere e latino, certo Padre Massucco Renato, alla correzione di un mio tema asserì: “hai della stoffa Giorgio, devi solo tirala via dagli scaffali…”, tali parole mi marchiarono l’animo a vita, in bene, soppesandole, però, con la classica leggerezza  tipica dell’età adolescenziale.  

Diplomato Perito Elettrotecnico all’ITIS “G.Giorgi” di Genova, ho poi frequentato  presso l’Ateneo “Università degli Studi Genova” la facoltà di Biologia, biennio.

D) Quando e perché ha iniziato a scrivere?

R)  Nel 2010, per non dimenticare e lasciare una traccia di me stesso.

D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?

R) Mettersi a nudo e in discussione col mondo senza falsità.

D) Quali sono i suoi libri del cuore?

R) Verdi colline d’Africa, Isole nella corrente, di Ernest Hemingway.

D) E quelli che non leggerebbe mai?

R) I sequel di Barbara D’Urso e simili. 

D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
R) Le parole che non ti ho detto, di Nicholas Sparks.
D) E quello che meno le è piaciuto?

R) Vero all’alba, di Ernest Hemingway.

D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?

R) Adoro la Liguria e i liguri, anche se troppo chiusi e “orsi”

D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?

R) Tutto e niente, è solo un grande business appannaggio di pochi.

D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?

R) Come detto sopra, si mira molto al risvolto economico a scapito della vera cultura, si vende solo quello che fa notizia, bella o brutta che sia, e possibilmente di penne già affermate.

D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?

R) Dato in lettura per gioco a parenti e amici, mi hanno invogliato, entusiasti.

D) Cinema: qual è il suo film preferito?

R) Via col vento.

D) Musica: la canzone del cuore?

R) Masterpiece & Papa was a Rolling Stones dei Temptations.

approfondimento NARRATIVA

D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?

R) No, nessun tipo di corso.

D) Ritiene siano utili?

R) Sì, molto, ammesso che ci sia una buona base di partenza.

D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?

R) Tutto è complesso, secondo me, senza distinzione: dal creare l’ambiente fisico, i personaggi, e l’avventura vera e propria, ma forse creare il carattere dei protagonisti, portare sulla carta quello che è realtà, e farlo percepire a chi legge, di provare le stesse emozioni di quel personaggio cartaceo che rivive nella mente dello scrittore, in poche parole mixare tutti i componenti senza abusare o strafare, mantenendo le giuste proporzioni e prospettive, come quando si disegna.

D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?

R) Solo al PC, niente carta. Alterno il giorno con la notte e in differenti condizioni ambientali, anche se il mio massimo è la stagione invernale a tarda notte, con la cucciola a quattro zampe accoccolata in grembo e un generoso bicchiere di bourbon, pipa e popcorn.

Mi capita di impiegare ore o giorni per mettere a fuoco un “qualcosa” che voglio esprimere, taglio e cucio frasi tra di loro, rileggo sconfinando nella noia, penso e ripenso, poi magari, sposto solo una virgola o cambio un termine.

D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?

R)Maturavo l’idea da anni, il tempo per applicarmi, tiranno, sempre più avaro, poi, una sera l’input: una canzone ascoltata alla radio per caso, la colonna sonora della mia vita, la canzone che sempre mi accompagnava nelle avventure africane, così, mi sono seduto al PC, le parole venivano fuori da sole senza sforzo, solo un po’ di confusione nel riordinare le date e il succedersi degli  avvenimenti, credevo fosse impossibile ricordare con tale chiarezza e lucidità episodi creduti dimenticati e sepolti nei meandri della mente, nulla di più falso.

Libro che non voleva essere un libro, nato nell’intento di creare un diario dei ricordi ad uso prettamente personale, un viaggio a ritroso nel tempo, una autobiografia di quello che fu, di quello che ero. Io, in poche parole.

D) Cosa significa per lei raccontare una storia?

R) Dovrei discernere se vera o falsa. Falsa o inventata, la massima capacità dell’autore ad esprimere un qualcosa che non esiste, facendola apparire per vera.

Vera, il mettere a conoscenza chicchessia la propria esperienza,  i sentimenti, le sensazioni provate, di farle rivivere a chi legge, un mettersi a disposizione cercando di far capire, di insegnare. In senso molto più ampio, far stare bene, magari divertendo col proprio scritto.

Direi anche, punto di riflessione e spunto per gli altri.  

D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?

R) Data la mia pochissima esperienza in campo letterario, non saprei, ma opterei per una fusione dei due stili.

D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?

R) Credo difficile e poco probabile dare una definizione specifica di entrambi, separarli con una linea netta. La lingua italiana ben si presta a questi sottili giochi di chiarimento, comunque proviamo a darla, una definizione. Il racconto, potrebbe essere la narrazione di un fatto vero, con diversi personaggi, dipende, e più o meno lungo nella sua estensione, questo a discrezione e capacità dell’autore e dall’episodio stesso riportato. Nulla vieta che il racconto sia anche di pura fantasia.

Per romanzo, punterei meglio sulla definizione di racconto in forma più estesa, dando più risalto ai personaggi e al loro carattere, all’ambiente, alla storia stessa, e potrebbe essere puramente di fantasia, e, a riguardo, vale quanto detto prima per il racconto.

Come già detto sopra, vedrei molto bene un “racconto romanzato”, secondo me la completezza totale di una vicenda, vera o inventata che sia. 

D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?

R) Scelta strettamente emozionale, nel senso che, per me, quello provato e vissuto in terra africana  è il massimo irripetibile come esperienza di vita, esperienza che una volta provata e vissuta, si può affermare in tutta onestà di essere giunti al capolinea, e “Africa e non più nulla”come titolo, vuole esprimere proprio quanto detto.

D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?

R) Sei mesi per circa centocinquanta pagine, scrivendo quasi tutti i giorni, a volte solo poche righe.

D) Ha vinto premi letterari?

R) Mai partecipato. 

D) Crede nei premi letterari?

R) Appena. In quelli liberi senza iscrizione, un poco di più, sì.

Ha altri progetti in cantiere?

R) Certo, il logico proseguo del primo scritto, dove, per evitare di scrivere un libro nel libro, sconfinando nel classico mattone illeggibile, in questo secondo dal titolo “Odissea Sahariana”, continuo sulla falsa riga precedente,  approfondendo lati e aspetti che in precedenza davo per scontati, mettendo in risalto l’aspetto libertino dall’animo contorto e contraddittorio, persino con se stesso, dell’autore, vale a dire io, e naturalmente l’avventura africana continua con                     l’avvicendarsi di alti e bassi, situazioni assurde, emozioni dure e crude che solo l’Africa può dare.

 

 

One Comment

  1. F.M. 29 maggio 2016 at 10:58

    Mi permetto di commentare al gentile Sig. Alfonso, che magari non lo sa, che quel ”Padre” che lo incoraggiò è poi diventato mio padre ed anche uno scrittore discretamente famoso.

     

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