Intervista a Davide Stocovaz

D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura R) Mi sono avvicinato alla scrittura fin da ragazzino, lo vedo come un modo per evadere e come un’importante valvola di sfogo. Fin da ragazzino mi entusiasmavo per i temi in classe, specie se a tema libero, che consentivano di far volare la mia fantasia. Poi, ai tempi delle scuole medie, ho iniziato a partecipare ad alcuni concorsi di narrativa, cercando di coltivare questa mia passione per lo scrivere.   D) Qual è stato il suo percorso di studi? R) Terminate le scuole medie, mi

  1. D) Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
  2. R) Mi sono avvicinato alla scrittura fin da ragazzino, lo vedo come un modo per evadere e come un’importante valvola di sfogo. Fin da ragazzino mi entusiasmavo per i temi in classe, specie se a tema libero, che consentivano di far volare la mia fantasia. Poi, ai tempi delle scuole medie, ho iniziato a partecipare ad alcuni concorsi di narrativa, cercando di coltivare questa mia passione per lo scrivere.

 

  1. D) Qual è stato il suo percorso di studi?
  2. R) Terminate le scuole medie, mi sono iscritto a un istituto tecnico nel settore dell’audiovisivo, essendo anche il cinema, e la realizzazione di video, una mia grande passione, in parallelo con la scrittura.

 

  1. D) Quando e perchè ha iniziato a scrivere?
  2. R) Fin da ragazzino avevo come sogno nel cassetto quello di vedere pubblicata una mia opera, e di riuscire poi a pubblicarne altre. Parto dal presupposto che mi diverto tantissimo a scrivere storie, tessere trame e personaggi, e ogni volta che affronto una storia -che sia un romanzo breve o un racconto- parto per un viaggio fantastico, e spero, mi auguro, che anche chi legge i miei scritti provi la stessa cosa, un viaggio nella sospensione del tempo e intrattenimento puro.

 

  1. D) In termini umani, cosa significa per lei scrivere?
  2. R) Condivisione. Condividere una storia, che può essere anche estremamente fantastica, nel senso di pura fantasia, pura immaginazione. Condividere pensieri e tematiche, fare riflettere, e intrattenere al tempo stesso.

 

  1. D) Quali sono i suoi libri del cuore?
  2. R) Sono estremamente affezionato a “I dolori del giovane Werther” di Goethe, e al tempo stesso grande ammiratore di Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Ma sono moltissimi i libri che mi hanno appassionato e che leggo e rileggo molto volentieri, sia di narrativa classica che di narrativa moderna.

 

  1. D) E quelli che non leggerebbe mai?
  2. R) Credo non esista un libro che non leggerei mai. Sono una fonte insostituibile d’ispirazione e di apprendimento. Forse, si tratta più di genere che di libro in sé, in effetti non sono un grande estimatore dei romanzi rosa, ma questa è più una questione di gusti.

 

  1. D) Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni?
  2. R) Mi risulta difficile dirlo, leggo molti libri, anche di saggistica e di psicologia, oltre che di narrativa. Posso dire, se proprio devo scegliere un titolo: “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Semplicemente, un capolavoro.

 

  1. D) E quello che meno le è piaciuto?
  2. R) Sembrerà strano ma di tutti i libri che ho letto e che leggo non mi sono mai imbattuto in uno che non mi sia piaciuto, forse perché sono un attento selezionatore di ciò che leggo, oppure non è ancora capitato di imbattermi in un libro tale.

 

  1. D) Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra?
  2. R) Ci sono momenti in cui mi sento tranquillo, in pace con la regione e con la mia città; altri invece in cui vorrei prendere il primo volo e staccare un po’ la spina con il sistema, tipo una fuga all’estero. Ci sono momenti in cui mi sento persino “scomparire”, specie quando i progetti sono pochi o non danno i frutti sperati. Ma credo che questo dipenda più dal mio carattere altalenante che da un fatto di regione e di terra.

 

  1. D) Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana?
  2. R) Provo un grande sconforto nella presenza di tantissime realtà editoriali a pagamento. Come se tutto il lavoro fatto prima per sfornare un romanzo breve o lungo non sia già sufficiente per un autore, emergente o meno, che in più deve anche portare mano al portafogli. L’editoria a pagamento è una piaga che andrebbe debellata il prima possibile.

Ciò che mi piace, invece, è l’esistenza magari di piccole case editrici che, con grande forza e coraggio, investono su autori emergenti e insieme si dà vita a un progetto letterario che, si spera, possa dare i suoi frutti.

 

  1. D) Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi?
  2. R) Provo molto fastidio, anche intenso, che il panorama culturale italiano venga poco sovvenzionato, e non mi riferisco solamente alla scrittura, ma all’arte in generale, come anche il cinema. Ci sono realtà che detengono lo scettro del “potere” e poi esiste un fitto sottobosco di altre realtà che non godono di questo vantaggio e che devono lottare quotidianamente per restare a galla. Bisognerebbe, invece, sradicare questi “poteri” e dare più linfa vitale al sottobosco in modo che si evolva e cresca. Ci vorrebbe più equità.

 

  1. D) Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro?
  2. R) Per pura fortuna. Terminata la terza riscrittura del mio primo romanzo “Zanne nelle Tenebre”, mi sono lanciato alla ricerca di una casa editrice disposta a pubblicarlo. Nel corso del tempo, mi sono sentito fare le richieste di denaro più assurde, dai 1.000 ai 5.000 euro per pubblicare. Se ho un merito è solo questione di tenacia, nel senso che non la reputavo una cosa giusta e insistevo con altre realtà, finché la GDS Edizioni non ha trovato interessante e pubblicabile la mia storia.

“Ombra di Morte” ha avuto un altro percorso. Partecipai a un concorso di narrativa indetto dalle Edizioni Montag; lo scritto non vinse, non arrivò nemmeno tra i finalisti, però venni contattato dalla casa editrice che reputava comunque pubblicabile il mio scritto. Accettai il contratto e riuscii a pubblicare anche questo secondo romanzo breve.

 

  1. D) Cinema: qual è il suo film preferito?
  2. R) Ce ne sono tantissimi. Ma un posto nel cuore lo riservo a “Jurassic Park” di Spielberg. Lo vidi da ragazzino; mi terrorizzò e mi travolse, così mi innamorai del cinema e del suo potenziale. Fu il primo film che vidi con attori in carne e ossa al cinema, prima ci andavo per vedere i cartoni animati della Walt Disney.

 

  1. D) Musica: la canzone del cuore?
  2. R) “With or Without you” degli U2, e diverse altre loro canzoni. Inoltre, a pari livello, “Ho messo via” di Ligabue, includendo anche diverse altre sue canzoni.

 

 

 

approfondimento NARRATIVA

 

  1. D) Ha frequentato corsi di scrittura creativa?
  2. R) No.

 

  1. D) Ritiene siano utili?
  2. R) Ritengo siano fondamentali. Specie per i confronti che possono nascere tra gli studenti e i professori e tra studenti e studenti.

 

  1. D) Quale ritiene sia l’aspetto più complesso della scrittura narrativa?
  2. R) La creazione dei personaggi, che devono risultare credibili sulla carta, e la struttura narrativa della storia, che deve riuscire a tenere incollato il lettore pagina per pagina.

 

  1. D) Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue “riti” particolari?
  2. R) Dipende. A volte mi annoto informazioni su un taccuino, però principalmente scrivo al computer. Mi è capitato di scrivere nell’arco di tutta la giornata, una volta ho scritto fino alle tre del mattino. Scrivo sia in solitudine che con altre persone, mi piace la collaborazione con altri appassionati di scrittura, o scrittori, ed è molto interessante lo scambio di opinioni e l’atto di scrivere a più mani, lo trovo stimolante e divertente al tempo stesso.

Non seguo riti particolari, a parte incrociare le dita quando ho terminato uno scritto, sperando che possa piacere a chi lo legge.

 

  1. D) Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato nel suo libro più recente?
  2. R) Tutto è partito da un ricordo d’infanzia, quando esploravo con amici il bosco vicino a casa. Un giorno ci imbattemmo in un serpente, e dopo tanti anni, rovesciai la cosa chiedendomi:”E se quel serpente non fosse stato delle nostre zone? Cosa potrebbe succedere in città?”.

Così è nato “Ombra di Morte”.

 

  1. D) Cosa significa per lei raccontare una storia?
  2. R) Significa viaggiare con la mente, con la fantasia. Significa condividere tematiche. Significa intrattenere in modo intelligente. Significa partire per un viaggio senza tempo. La scrittura come il cinema sono “giochi” che vanno fatti seriamente.

 

  1. D) Preferisce cimentarsi col racconto o col romanzo?
  2. R) Con entrambi. Di solito, preferisco il racconto, che arriva e scende a getto, mentre per il romanzo abbisogno di più tempo e di preparazione e costruzione prima di lanciarmi in scrittura.

 

  1. D) Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro?
  2. R) Il racconto è una parentesi breve che si avvicina molto all’anima dello scrittore; ci sono periodi in cui scrivo racconti cupi, gotici, e altri in cui si percepisce più luce, e scritti più dolci.

Il romanzo è un viaggio più lungo, con più personaggi e dinamiche più complesse.

Entrambi sono un viaggio nel tempo e nello spazio.

 

  1. D) Come ha scelto il titolo del suo libro più recente?
  2. R) Dopo un’accurata ricerca e selezione dell’antagonista principale, cioè il serpente. Il titolo è il modo in cui questo viene definito a volte, è il suo soprannome.

 

  1. D) Quanto tempo ha impiegato per scriverlo?
  2. R) Circa un anno, tra prima e seconda stesura.

 

  1. D) Ha vinto premi letterari?
  2. R) No.

 

  1. D) Crede nei premi letterari?
  2. R) Sì, credo possano essere un’ottima vetrina per uno scrittore emergente.

 

Ha altri progetti in cantiere?

  1. R) Sto attendendo possibili risposte da alcune realtà editoriali per il mio terzo romanzo breve, dal titolo “Abissi”, un thriller/horror ambientato sul lago Baikal.

 

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