“La formazione culturale di A.Gramsci” di Michele Marseglia

L’analisi dell’evoluzione del pensiero di Gramsci, è certamente utile per meglio comprendere i suoi scritti, le sue idee e, di conseguenza,anche criticamente il suo operato.

Una disamina della formazione del suo pensiero rinvia necessariamente ad un lavorio di ricostruzione della temperie storica e culturale che l’ ha permeato.

In Gramsci le proprie personali esperienze contano in maniera decisiva per la formazione del suo pensiero.Il momento sardo nella sua formazione ha un rilievo non secondario e una sua dignità storiografica , ma è certamente Torino che segna un salto qualitativo che è culturale e politico

La battaglia antipositivistica di Gramsci assume un ruolo in cui si afferma una visione della cultura che “non la separi mai dalla politica, ma la comprenda come una dimensione della lotta politica”.

Nell’ elaborazione di questo periodo i motivi gentiliani sono quegli stessi contenuti sottolineati , ma con forzature e strumentalizzazioni, qualche anno fa.

Proprio per esigenze di chiarezza “sono favorevole, dopo l’oblio e la condanna registrati in questi anni, ad un ripensamento di un nucleo filosofico e culturale che nel bene e nel male appartiene, è iscritto nel nostro DNA culturale”.(E. Garin)

Questo soprattutto oggi in un quadro storico politico che vede la Sinistra divisa e sconfitta, anche perchè, a mio avviso, un presente che dimentica il passato non ha neanche un futuro

  • Autore: Michele Marseglia
  • Titolo: La formazione culturale di A.Gramsci 1910-1918
  • Editore: inedito
  • Numero pagine: 154

Un commento

  • riccardo scrive:

    Ho già scritto sulla pagina facebook di “Biblioteca gramsciana” quel che penso di questo MAESTRO di teoria e prassi rivoluzionaria.
    Per non ripetermi, voglio però esprimerti la mia riconoscenza di gramsciano e di sardo per l’interesse e l’impegno che hai dimostrato con questo studio, che (appena possibile) leggerò con grande interesse.
    Vedo con piacere che citi un grande studioso come il Garin e che inoltre, parli della “battaglia antipositivistica” condotta da Gramsci.
    Infatti, senza l’elemento della VOLONTA’, non è possibile alcuna seria azione rivoluzionaria.
    Molto interessante anche il riferimento al mondo operaio torinese, a cui Gramsci tanto diede e da cui tanto ricevette, in una feconda e bellissima dialettica.
    Un caro saluto!

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